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Antilopi e frassini sull’orlo dell’estinzione

antilopi

(Credit: Derek Keats/Flickr CC)

La lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura [1] (International Union for the Conservation of Nature, IUCN) è uno degli strumenti più esaustivi per la valutazione dello stato di conservazione di piante e animali, ed è ampiamente utilizzata da governi, organizzazioni non governative e istituzioni scientifiche. Si tratta di un catalogo completo di tutte le specie attualmente a rischio, categorizzate in base al loro stato di conservazione in 7 diversi gruppi: specie a rischio minimo, specie prossime alla minaccia, specie vulnerabili, specie in pericolo, specie in pericolo critico, specie estinte in natura e specie estinte [2] (come ad esempio il dodo).

La lista comprende ora oltre 87mila specie, di cui oltre 25mila sono prossime all’estinzione. L’ultimo aggiornamento [3] ha recentemente aggiunto oltre 160 nuove specie. La prima delle aggiunte di quest’anno alla lista comprende tutte e sei le specie di frassini più diffuse negli Stati Uniti, cinque delle quali sono in pericolo critico, decimate dalla presenza di un coleottero chiamato Agrilus planipennis, arrivato in Michigan dall’Asia verso la fine degli anni 90. Questi alberi sono una componente fondamentale delle foreste del Nord America e forniscono habitat e nutrimento per moltissime specie di uccelli, scoiattoli e insetti. “I frassini sono essenziali per le comunità degli alberi degli Stati Uniti e sono una specie popolare, utilizzata per giardini e strade,” ha spiegato Murphy Westwood, membro dello IUCN Global Tree Specialist Group, “Il loro declino, che colpirà l’80% delle piante, cambierà drammaticamente la composizione delle foreste in natura e in città.”

La seconda aggiunta alla lista comprende cinque specie di antilopi africane, quattro delle quali erano in precedenza classificate a rischio minimo, a causa della caccia di frodo, degradazione dell’habitat e competizione con il bestiame da allevamento. “I numeri di antilopi sono calati mentre la popolazione umana continua ad aumentare, coltivando nuovi territori, cacciando selvaggina in modo non sostenibile, espandendo i propri insediamenti, raccogliendo risorse e costruendo nuove infrastrutture,” ha spiegato David Mallon, che si occupa dell’Antelope Specialist Group dell’IUCN.

Mallon ha aggiunto che la specie di antilope più grande al mondo, l’eland gigante (Tragelaphus derbianus), in precedenza classificata come a rischio minimo, è ora vulnerabile, con al massimo 14mila esemplari ancora in natura. La lista include anche l’antilope dei canneti montani (Redunca fulvorufula), i cui numeri sono più che dimezzati negli ultimi 15 anni, la gazzella di Heuglin (Eudorcas tilonura), il lichi (Kobus leche) e l’antilope capriolo (Pelea capreolus).

La lista rossa è stata anche espansa per includere gli effetti della deforestazione del Madagascar su alcune specie di invertebrati. In particolare, oltre il 40% delle specie di cavallette pigmee del Madagascar sono prossime all’estinzione. Di queste, 7 specie sono state incluse nella lista come in pericolo critico a causa della distruzione del loro habitat naturale. Anche 145 specie di millepiedi del Madagascar sono state aggiunte per lo stesso motivo, 27 delle quali in pericolo critico.

Il pipistrello dell’Isola di Natale (Pipistrellus murrayi), una specie nativa dell’isola di Natale in Australia, è stata infine dichiarato estinto dopo che l’ultimo individuo rimasto è scomparso nell’agosto del 2009. Le cause dell’estinzione di questa specie non sono chiare, ma potrebbero essere ricollegate a una combinazione dell’aumento della predazione da parte di nuove specie introdotte sull’isola, dall’impatto di una specie invasiva di formiche (Anoplolepis gracilipes) sul suo habitat o possibilmente da una malattia sconosciuta.

Non tutte le notizie sono però negative: nuovi dati hanno permesso ai ricercatori di spostare il leopardo delle nevi dalla categoria “in pericolo” alla categoria “vulnerabile”, grazie ai significanti investimenti fatti per la conservazione di questa specie, tra cui notevoli impegni per diminuire la caccia di frodo ed iniziative per diminuire i potenziali conflitti con il bestiame. Allo stesso modo, anche la volpe volante di Rodrigues (Pteropus rodricensis), un pipistrello che vive nelle Mauritius, è passato dall’essere in pericolo critico all’essere solamente in pericolo grazie a una migliore protezione del suo habitat e una diminuzione della caccia.

“Le attività degli esseri umani stanno accelerando l’estinzione delle specie così in fretta che è impossibile accertarne il declino in tempo reale,” ha concluso Inger Andersen [4], direttrice generale dell’IUCN, “Anche le specie che consideravamo abbondanti e al sicuro, come le antilopi in Africa o i frassini negli Stati Uniti si trovano ora in pericolo. E mentre i nostri sforzi di conservazione funzionano, la conservazione di biomi quali le foreste e la savana, da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza e per il nostro sviluppo, non sono una priorità abbastanza alta. Il nostro pianeta ha bisogno di una rapida azione globale, guidata dalla lista rossa, per assicurare un futuro sostenibile a noi e a queste specie”.

Riferimenti: IUCN [3]