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Anche i cani usano le espressioni per comunicare

Per gli esseri umani, le espressioni facciali sono un metodo di comunicazione efficace quasi quanto le parole. Quanto spesso ci capita di scambiare un’occhiata con qualcuno e capirci immediatamente, senza bisogno di parlare? O di usare la mimica facciale per accompagnare il sentimento e il tono di quanto stiamo dicendo? Nel mondo animale invece le espressioni facciali sono solitamente considerate riflessi involontari, che esprimono uno stato emotivo più che un tentativo intenzionale di comunicare con gli altri. Solamente in alcune specie di scimmie non antropomorfe sembra che gli individui riescano ad adattare e utilizzare alcune smorfie in base alla presenza o meno di altri esemplari.

Tuttavia secondo un nuovo studio [1], pubblicato su Scientific Reports, anche i cani potrebbero usare le espressioni per cercare di comunicare. Durante la ricerca, Juliane Kaminski e il suo team hanno studiato come le espressioni facciali dei cani cambiavano in base alla presenza o meno di esseri umani nella stanza. All’esperimento hanno preso parte 24 cani di diverse razze, ciascuno dei quali veniva posto in quattro diverse situazioni: nel primo caso gli animali si trovavano in una stanza in cui era presente un essere umano, rivolto verso di loro con del cibo; nella seconda l’essere umano dava invece le spalle all’animale, sempre tenendo in mano del cibo; il set up era poi ripetuto nello stesso modo senza però la presenza del cibo. Le reazioni dei cani erano ripresa con una telecamera per poterle poi in seguito analizzare.

Ed è proprio scorrendo le riprese che i ricercatori hanno osservato che i cani producevano molte più espressioni, o movimenti muscolari del viso, quando l’essere umano presente nella stanza era girato verso di loro, e che la presenza o meno del cibo non influenzava questa osservazione. Secondo gli scienziati, questo implicherebbe che i cani siano in grado di produrre espressioni per comunicare, in particolare se stanno ricevendo l’attenzione di un altro individuo.

Riferimenti: Scientific Reports [2]