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La paura dei ragni è innata

Serpenti e ragni. Per molti il disgusto è immediato, anche al solo pensiero che un serpente possa strisciare vicino a noi o un ragno aggirarsi nei dintorni. Ma perché questi animali evocano così tanta paura, anche nei paesi come il nostro, dove venirci a contatto non è poi così frequente, e dove non costituiscono una minaccia reale? A rispondere [1] a questa domanda è stato il team di ricercatori del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences e della Uppsala University, che sulle pagine di Frontiers in Psychology ha spiegato come questa diffusissima fobia sia innata e probabilmente ereditaria.

Finora, non era chiaro da dove questa paura provenisse, o meglio se fosse innata oppure appresa. Mentre alcuni scienziati sostenevano che impariamo ad avere questa paura dal contesto in cui cresciamo (ovvero che i figli imparano molto dai loro genitori, fobie comprese), altri invece credevano che questa sia una paura innata. Un dubbio finora rimasto irrisolto, in quanto gli studi svolti erano riusciti ad analizzare i comportamenti di adulti e bambini, quando ormai era già troppo tardi per verificare se queste paure fossero state apprese oppure no.

Ma ora, il team di ricercatori è riuscito a scoprire che anche nei neonati può verificarsi una reazione di stress nel momento in cui viene mostrata loro un’immagine di un ragno o un serpente. E questo già a sei mesi, quando ancora ovviamente non si ha la consapevolezza della potenziale pericolosità di questi animali. “Quando abbiamo mostrato loro immagini di un serpente o di un ragno, invece che di un fiore o di un pesce della stessa dimensione e colore, hanno reagito allargando le loro pupille”, spiega Stefanie Hoehl, autrice dello studio. “In condizioni di luce costante questo cambiamento di dimensioni delle pupille è un segnale importante dell’attivazione del sistema noradrenergico nel cervello, responsabile appunto delle reazioni di stress. Di conseguenza, abbiamo capito che anche i più piccoli sembrano aver paura di questi animali”.

Come evidenzia lo studio, è interessante notare che i bambini non provano lo stesso stress quando vedono immagini di rinoceronti, orsi o altri animali teoricamente pericolosi. “Supponiamo che la ragione di questa particolare reazione nel vedere i ragni e i serpenti sia dovuta alla coesistenza di questi animali potenzialmente pericolosi con gli esseri umani da più di 40-60 milioni di anni”, precisa l’autrice. “Quindi, la reazione che è indotta fin dalla nascita da alcuni gruppi animali potrebbe essere stata incorporata nel cervello”.

Per rischi più moderni come coltelli, siringhe o prese elettriche, presumibilmente in futuro varrà lo stesso discorso. Infatti, da un punto di vista evolutivo questo oggetti pericolosi esistono relativamente da poco e, quindi, non c’è ancora stato il tempo di stabilire meccanismi di reazione nel cervello di un neonato. “In questo caso, i genitori sanno quanto sia difficile insegnare ai propri figli i rischi quotidiani, come non mettere le dita in una presa elettrica”, conclude Hoehl.