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Da dove viene il vaccino usato per eradicare il vaiolo?

Uno studio [1] internazionale guidato dal virologo Andreas Nitsche del Robert Koch Institute di Berlino e pubblicato sul New England Journal of Medicine aggiunge un nuovo tassello alla complessa storia del virus vaccinia [2], componente dei moderni vaccini contro il vaiolo.

Il primo vaccino per il vaiolo umano è stato ottenuto nel 1796, dal medico inglese Edward Jenner, che utilizzò materiale infetto prelevato da una donna affetta da vaiolo bovino per indurre l’immunizzazione al vaiolo umano in un bambino di 8 anni. Da quel momento si è ritenuto che l’ingrediente attivo dei vaccini antivaiolosi fosse proprio il virus del vaiolo bovino, finché, nel 1939 l’analisi di virus prelevati da mucche infette mostrò inequivocabilmente che il vaccinia è un virus differente.

Le origini del vaccinia e del suo utilizzo come antivaioloso restano molto misteriose, anche a causa della mancanza di dati sulla produzione dei primi vaccini. Secondo diverse teorie il vaccinia, appartenente alla stessa famiglia del variola – responsabile del vaiolo umano – e dei virus del vaiolo bovino ed equino, potrebbe essere emerso proprio a seguito della procedura di manifattura dei primi vaccini, che prevedeva il passaggio seriale del virus in specie diverse. Si ipotizza inoltre che, nei primi decenni della storia vaccinale antivaiolosa, virus bovino ed equino fossero utilizzati intercambiabilmente per produrre vaccini. Entrambi i virus infatti sono in grado di fornire immunità incrociata al vaiolo umano.

Il team di Nitsche ha esaminato un vaccino prodotto a Philadelphia nel 1902, il più antico antivaioloso finora analizzato. I loro dati di sequenziamento genico hanno mostrato che il virus in esso contenuto è affine a quello del vaiolo equino. Si tratterebbe della prima conferma dell’uso del virus equino nei vaccini contro il vaiolo umano. Una scoperta che mette in crisi anche il nome stesso dei vaccini, dal latino vaccinus, vacca, a indicarne quella ritenuta tradizionalmente l’origine.

Il vaiolo è stato tra le malattie più mortali nella storia dell’umanità. Le sue origini si perdono nella preistoria e tracce della malattia sono state ritrovate anche in alcune mummie egiziane. Con un tasso di mortalità tra il 20 e l’80%, ancora nel diciottesimo secolo il vaiolo causava in Europa oltre 400mila morti all’anno. Grazie al piano di vaccinazione globale promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la malattia è stata dichiarata eradicata – unico caso, insieme alla peste bovina, nella storia dell’umanità – nel 1979. Da quel momento, le vaccinazioni obbligatorie sono state sospese e tutti i campioni di virus conosciuti distrutti.

Malgrado il vaiolo sia una malattia appartenente al passato, gli studi sul suo vaccino continuano anche causa della minaccia di bioterrorismo. Ma non solo. Il virus vaccinia è utilizzato come vettore per trasferire geni in tessuti biologici nella terapia genica di malattie infettive e contro il cancro. In particolare, il virus vaccinia è stato adottato con successo per eliminare cellule cancerogene pancreatiche e prostatiche.

Riferimenti e credits immagine: New England Journal of Medicine [1]