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L’industria dello zucchero ha insabbiato le ricerche sul legame tra saccarosio e salute

Ancora una volta [1] l’industria dello zucchero ci ha messo lo zampino. E questa volta a raccontarlo [2], sulle pagine di Plos Biology, sono stati alcuni ricercatori americani, secondo cui un’azienda statunitense produttrice di saccarosio [3] avrebbe interrotto una ricerca che stava dando risultati non molto convenienti per i propri interessi commerciali. Più precisamente, i ricercatori Cristin KearnsDorie Apollonio e Stanton Glantz dell’Università della California hanno esaminato alcuni documenti di 50 anni fa, scoprendo che la Sugar Research Foundation (Srf) aveva finanziato una ricerca sui topi per valutare gli effetti del saccarosio sulla salute cardiovascolare. Quando le prove sembravano indicare che il saccarosio avrebbe potuto essere associato alle malattie cardiache [4] e al cancro [5] alla vescica, la Sugar Research Foundation decise di interrompere la ricerca, senza pubblicarne i risultati.

In un’analisi precedente, gli stessi ricercatori evidenziavano come la Srf aveva finanziato (sempre in gran segreto) uno studio del 1967 che minimizzava il ruolo del saccarosio nelle malattie cardiovascolari [6]. Nel nuovo studio, invece, il team di ricercatori si riferisce all’anno seguente, ovvero al 1968, anno in cui la Srf finanziava uno studio sui topi chiamato Project 259, per misurare gli effetti nutrizionali quando i topi venivano nutriti con lo zucchero e con l’amido (va precisato che negli anni ’60, gli scienziati non erano d’accordo, sbagliando, sul fatto che lo zucchero [7] potesse aumentare i trigliceridi, rispetto all’amido).

La ricerca, condotta dai ricercatori dell’Università di Birmingham, suggeriva che i batteri intestinali mediassero gli effetti negativi dello zucchero sulla salute cardiovascolare. Ed evidenziava anche un aumento del rischio di cancro [8] alla vescica. “Questa scoperta del Progetto 259 dimostrava all’Srf che il consumo di saccarosio ha causato diversi effetti metabolici”,precisa Kearns ,“e suggeriva che lo zucchero avrebbe un ruolo nella patogenesi della vescica cancro”. Poco dopo, ma comunque in tempo perché lo studio non venisse completato, l’azienda statunitense bloccò il finanziamento, così che il team di ricercatori terminò i fondi e non pubblicò i risultati.

Il nuovo studio, quindi, non fa altro che sottolineare nuovamente come l’attuale dibattito globale sugli effetti dello zucchero possa essere radicato in oltre 60 anni di manipolazione dell’industria dello zucchero: in questo caso, l’azienda sapeva che la ricerca sui topi avrebbe potuto far emergere il legame tra zucchero e malattie cardiovascolari e tagliò i fondi per proteggere i suoi interessi commerciali. “Il tipo di manipolazione della ricerca è simile a quello che fa l’industria del tabacco [9]”, spiega Glantz. “Questo tipo di comportamento mette in discussione gli studi finanziati dall’industria dello zucchero come fonte affidabile di informazioni per l’elaborazione delle politiche pubbliche”.

Via: Wired.it [10]