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In Italia una donna su tre è vittima di violenze

numeri parlano chiaro: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità [1] il 35% delle donne nel mondo ha subito violenza  [2]almeno una volta. E anche in Italia la percentuale non sembra discostarsi: gli ultimi dati Istat, riferiti al 2015, parlano del 31% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Ma chi è a subire più spesso gli abusi? Una nuova indagine dell‘Istituto superiore di sanità (Iss) traccia oggi un identikit: tra i 15 e i 49 anni, più di un terzo delle donne abusate sono straniere, aggredite nella maggioranza dei casi dal partner. Nemmeno le bambine vengono risparmiate: il17,9 % dei casi di ricorso in ospedale per le minori sotto i 14 anni è per aggressione sessuale. Nei due terzi delle vittime si registrano sintomi da stress post traumatico [3] ancora a tre mesi dalla violenza.

Il progetto Revamp
Il progetto coordinato dall’Iss e supportato dal ministero della Salute si chiama Revamp [4] (Repellere Vulnera Ad Mulierem et Puerum) e mette in luce anche le conseguenze della violenza  [5]sullo stato di salute delle donne.

Diversi i livelli di gravità: dagli esiti fatali (femminicidio e aborti) a danni permanenti e invalidanti come ustioni e traumi da avvelenamento o intossicazione, fino ai risvolti psicologici – spesso altrettanto gravi – che si manifestano in depressione, abuso di sostanze e comportamenti auto-lesivi o suicidari, disturbi alimentari, sessuali.

I dati
La fotografia che ci rilascia l’indagine delle sorveglianza Siniaca-Idb dell’Iss e l’Ospedale Galliera di Genova è allarmante: tra il 2015 e il 2016 l‘85% dei casi la violenza su donne in età fertile (15-49 anni) è opera di conoscenti, di cui l’86% uomini, in primis il partner con una frequenza del 35% (nell’aggressione sui maschi è meno del 10%). Le straniere rappresentano il 37% delle vittime.

“Nei pronto soccorso partecipanti alla rilevazione Siniaca-Idb per le donne in età fertile vittime di violenza la seconda causa di accesso in pronto soccorso è stata la violenza sessuale: un caso ogni venti è dovuto a violenza sessuale” sostiene Alessio Pitidis dell’Iss, coordinatore per l’Italia della sorveglianza dell’Injury Database europeo. “Alterco e acquisizione illegale di soldi rappresentano i principali contesti dell’aggressione su donne e la violenza viene più spesso (88% dei casi) compiuta a mani nude o con violenza fisica, senza uso di strumenti d’offesa”.

Non sono esenti le bambine (0-14 anni): nei pronto soccorso afferenti alla rete di sorveglianza Siniaca-Idb, il 17,9 % di accesso per violenza è da ricondurre a un’aggressione sessuale.

I traumi psichici
Revamp ha incluso un progetto di follow-up delle vittime di violenza grave, che ha seguito le donne che hanno subito abusi ripetuti nel tempo, stupri [6], traumi non superficiali fino a tre mesi dalla dimissione ospedaliera: il 67,5% accusava disturbi mentali tipici del disordine post-traumatico. Un dato 5 volte superiore rispetto a quello registrato nel gruppo di controllo di donne non vittime di violenza, ma simile a quello delle persone coinvolte in grandi disastri o attentati.

I servizi socio-asistenziali
Secondo Eloise Longo, coordinatrice del progetto Revamp, il modo per far emergere il fenomeno della violenza contro le donne è la presenza di una rete di servizi socio-assistenzialicapillare sul territorio. L’interazione, il dialogo, l’attuazione di pratiche metodologiche efficaci sconfiggono, infatti, il senso di isolamento e la solitudine percepita dalle vittime di abusi. “La rete è un modo per garantire alla donna supporto e protezione. La presenza di procedure e protocolli condivisi a livello territoriale serve proprio a facilitare la donna nel trovare le risposte e soluzioni più adeguate per sé e per i propri figli”.

E proprio alle nuove generazioni è andato il pensiero del Ministro della salute Beatrice Lorenzin che in occasione della presentazione dei risultati del progetto Revamp ha aggiunto: “La violenza, sia che essa si concretizzi in atti fisici sia che venga esercitata sotto l’aspetto psicologico, genera costi elevatissimi in termini umani e di sofferenza. Anche perché la spirale della violenza non coinvolge solo le donne, ma ‘avvolge’ anche i loro figli che involontariamente diventano testimoni degli episodi di violenza e delle umiliazioni a cui sono sottoposte le loro mamme. Senza pensare ai casi drammatici in cui i bambini stessi sono vittime dirette di violenza, abusi e maltrattamenti”.

Secondo un rapporto del 2013 dell’Oms, l’abuso fisico e sessuale è un problema sanitario che riguarda più del 35% delle donne in tutto il mondo e anche in Italia il fenomeno ha una drammatica rilevanza, anche se, ha commentato Lorenzin, “Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza”.

Via: Wired.it [7]