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Una nuova specie di orango a Sumatra, ma è già a rischio estinzione

orango tapanuli

(Credit: Maxime Aliaga)

Fino ad oggi si contavano sette specie di grandi scimmie – essere umano, gorilla orientale ed occidentale, orango di Sumatra e del borneo, scimpanzé, bonobo – ma il meticoloso lavoro di un team internazionale di biologi, descritto in un articolo [1] sulla rivista Current Biology, ha permesso di identificarne un’ottava: l’orango di Tapanuli.

Questa piccola popolazione di oranghi è stata scoperta nel 1997 nell’area di Batang Toru, a Sud del lago Toba, e considerata come la popolazione più meridionale di oranghi di Sumatra. Già in passato altri studi avevano evidenziato differenze fisiche tra gli oranghi del del nord e quelli del sud: simile all’orango del Borneo per colore e corporatura, lorango di Tapanuli ha però un pelo arricciato, baffi più pronunciati nei maschi e barbe nelle femmine. Differenze nette, dunque, ma non sufficienti a supportare l’ipotesi di una divisione in specie.

Solo grazie al ritrovamento, nel 2013, dello scheletro di un orango ucciso è stato possibile dissipare ogni dubbio: gli oranghi di Tapanuli sono una specie a sé. I ricercatori hanno dapprima comparato le caratteristiche morfologiche dell’esemplare ritrovato con altri 33 oranghi maschi di età confrontabili, osservando sostanziali differenze nel cranio, più piccolo, e nella dentizione. Successivamente, hanno confrontato il genoma dell’esemplare di Tapanuli con quello di altri 37 esemplari di orango, riuscendo a ricostruirne la linea filogenetica.

La nuova specie costituirebbe la più antica linea evolutiva del genere Pongo, che comprende anche le altre due specie di orango, quello di Sumatra e quello del Borneo. Secondo la ricostruzione degli scienziati infatti, l’orango Tapanuli sarebbe il discendente diretto dei primi oranghi che raggiunsero l’isola di Sumatra dall’Asia continentale, attraverso un passaggio a Sud del lago Toba, colonizzando successivamente anche il nord dell’isola, Java e il Borneo. La separazione in specie tra le popolazioni a nord e a sud del lago Toba sarebbe iniziata ben tre milioni di anni fa, mentre quella tra oranghi di Sumatra e del Borneo risalirebbe a soli 700mila anni fa. La storia evolutiva dell’orango Tapanuli si sarebbe poi separata definitivamente da quella degli altri oranghi tra 10mila e 20mila anni fa, a causa dell’isolamento geografico.

Con soli 800 esemplari censiti, distribuiti in un’area di soli mille chilometri quadrati, la sopravvivenza dellorango di Tapanuli è seriamente a rischio, soprattutto a causa delle attività umane, come lo sfruttamento delle foreste, il disboscamento, il bracconaggio. E la situazione non è più sicura per gli altri due oranghi.

Sono soltanto 14mila gli esemplari di orango di Sumatra, anch’essi minacciati dalla scomparsa del loro habitat. Le foreste indonesiane, terzo polmone verde della terra dopo l’Amazonia e il bacino del Congo, sono progressivamente ed metodicamente distrutte, spesso illegalmente, per fare posto alle coltivazioni di Elaeis, l’albero dai cui frutti si ricava il famigerato olio di palma.

A queste dinamiche di disboscamento selvaggio si è aggiunto di recente un altro pericolo per i Tapanouli: un progetto idroelettrico nell’area di Batang Toru, che rischia di eliminare i corridoi che connettono le aree occidentali e orientali dell’isola, eliminando un’altra cospicua porzione dellhabitat di questi primati. Solo ripensando le attività umane nell’area è forse ancora possibile salvare i nostri lontani cugini indonesiani.

Riferimenti: Current Biology [1]