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Sclerosi multipla: il metodo Zamboni non è efficace

L’angiolastica venosa è una procedura che può aiutare le persone con sclerosi multipla a stare meglio? Da quando Paolo Zamboni, dell’Università di Ferrara, ha portato alla ribalta l’utilizzo di questa procedura per il trattamento della malattia neurodegenerativa, intorno a questa domanda sono nate molte polemiche. Ora i risultati dello studio “Brave Dreams”, finanziato dalla Regione Emilia Romagna e promosso dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, pubblicati online da Jama Neurology [1] e presentati oggi dallo stesso Zamboni durante la Veith Symposium a New York, “hanno consentito di dare una risposta forse definitiva alla controversia sulla efficacia dell’angioplastica”, come scrive l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara in un comunicato stampa.La risposta è negativa: nella popolazione di pazienti inclusi in questo studio, infatti, l’intervento di angioplastica non ha avuto alcuna efficacia nel modificare il naturale decorso clinico della malattia, né l’accumulo di nuove lesioni cerebrali. Conclusione: in pazienti con sclerosi multipla il trattamento con angioplastica venosa del collo non è indicato, neanche se portatori di insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI).

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