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Tumore al seno, solo 5 minuti per somministrare il farmaco sottocute

MIRATE ed efficaci. Ma non solo: le terapie oncologiche puntano ad essere anche sostenibili e a misura di paziente. È il caso di due blockbuster dell’oncologia: il trastuzumab, utilizzato per combattere alcuni tipi di tumore al seno, e il rituximab sviluppato per attaccare il linfoma non Hodgkin. Due anticorpi monoclonali che hanno già modificato la vita di centinaia di migliaia di pazienti, e che oggi sono protagonisti di un’autentica “rivoluzione nella rivoluzione”. Una metodica di somministrazione che permette di assumere il farmaco per via sottocutanea, abbattendo drammaticamente i tempi e i costi della terapia, e migliorando fortemente la qualità di vita di pazienti e caregiver. A sostenerlo è un’analisi realizzata Altems – Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – presentata oggi nel corso di una conferenza stampa a Roma, che ha analizzato l’utilizzo delle due formulazioni con un approccio definito Health Technology Assessment, una strategia di valutazione con cui si prendono in considerazione non solo l’efficacia, ma anche l’impatto economico, sociale, organizzativo ed etico delle tecnologie sanitarie.

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