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C’è una macchina che dà le allucinazioni. A cosa serve?

Vivere un’esperienza psichedelica senza assumere droghe? Ora è possibile. Sfruttando l’intelligenza artificiale di Google ed utilizzando un visore per la realtà virtuale, Anil Seth ed altri ricercatori del Sackler Centre for Consciousness Science della Università del Sussex in Inghilterra hanno messo a punto l’Hallucination Machine, un dispositivo in grado di produrre vivide allucinazioni visive simili a quelle che si sperimentano in seguito all’assunzione di droghe psichedeliche. Lo studio [1] è stato pubblicato su Scientific Reports.

L’Hallucination Machine usa una versione modificata del software di Google, Deep Dream [2], un programma di visione artificiale che utilizza una rete neurale convoluzionale per trovare e potenziare dei pattern all’interno di immagini ed ottenere, grazie ad un opportuno algoritmo, immagini psichedeliche e surreali, con effetti allucinogeni. I ricercatori hanno registrato un filmato panoramico del campus universitario e lo hanno elaborato fotogramma per fotogramma con una versione modificata di Deep Dream, in modo da trasformarlo in un’allucinazione tridimensionale dello stesso campus con cani ovunque. I partecipanti allo studio potevano visualizzare il video in una maniera immersiva grazie ad un visore per realtà virtuale e potevano esplorare liberamente l’ambiente virtuale muovendo la testa.

I ricercatori hanno condotto due esperimenti per comprendere se la macchina fosse in grado di simulare le allucinazioni visive tipiche delle esperienze psichedeliche. Nel primo esperimento, che ha coinvolto dodici volontari, è stata valutata l’esperienza soggettiva dei partecipanti allo studio mediante somministrazione di un apposito questionario, dopo la visione del filmato elaborato e di quello di controllo non modificato. Ad esempio, veniva chiesto loro se sentissero una perdita di controllo o una perdita del senso di sé o se vedessero immagini mentali vivide.

Come emerso, l’Hallucination Machine ha indotto significativi cambiamenti per molte dimensioni dell’esperienza soggettiva, soprattutto nelle dimensioni percettive e immaginarie e nell’eccitazione emotiva. Non solo. I partecipanti hanno sperimentato allucinazioni visive simili a quelle sperimentate da soggetti che avevano assunto sostanze psichedeliche (in particolare la psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni), secondo uno studio precedente degli stessi ricercatori.

Il secondo esperimento ha riguardato ventidue partecipanti ed era volto a valutare se le allucinazioni simulate provocavano un senso di distorsione temporale, un aspetto comunemente riportato negli stati di coscienza alterati indotti da droghe psichedeliche. In questo caso, le valutazioni percettive e soggettive relative al trascorrere del tempo non erano influenzate in alcun modo dalla simulazione delle allucinazioni. Il dispositivo messo a punto dai ricercatori dell’Università del Sussex provoca dunque una fenomenologia visiva simile a quella delle droghe psichedeliche ma non la distorsione temporale indotta dalle stesse.

Ma perché tutto questo? Gli stati alterati di coscienza, come quelli dovuti a malattie come l’epilessia o le psicosi o indotte farmacologicamente, offrono la possibilità di esaminare i meccanismi alla base della percezione cosciente. Il modo migliore, infatti, per indagare questi meccanismi è quello di guardare a cosa succede quando si ha un’alterazione di questo processo. Tuttavia non è facile isolare sperimentalmente le proprietà fenomenologiche di questi stati dagli effetti fisiologici e cognitivi dovuti a sostanze psicoattive o a condizioni psicopatologiche. Per questo la simulazione degli aspetti fenomenologici di stati alterati della coscienza in assenza di altri effetti più generali costituisce uno strumento sperimentale importante nel campo delle neuroscienze. L’Hallucination Machine consente, da questo punto di vista, di isolare un aspetto specifico della fenomenologia psichedelica, quello delle allucinazioni visive, senza alterare la neurofisiologia di base.

Tali studi hanno importanti applicazioni in ambito medico. “Capire cosa succede in uno stato di coscienza alterato durante un’allucinazione può aprire nuove possibilità in psichiatria e in neurologia, perché possiamo finalmente capirne il meccanismo piuttosto che trattare solo i sintomi in malattie come la depressione o la schizofrenia” ha detto Anil Seth, in un recente TED talk [3].

Negli ultimi anni si assiste, inoltre, ad un rinnovato interesse verso lo studio delle basi neurali dell’alterazione dello stato di coscienza in seguito all’assunzione delle droghe psichedeliche e degli effetti terapeutici [4] delle stesse. Il dispositivo sviluppato da Anil Seth e dal suo gruppo di ricerca rappresenta un nuovo potente strumento per tali studi, che potrà essere ottimizzato in futuro in modo da poter regolare i parametri dell’esperienza. Anil Seth evidenzia le enormi potenzialità dell’uso della realtà virtuale per rivelare i segreti del cervello. “Le potenzialità della realtà virtuale unita all’intelligenza artificiale nelle neuroscienze sono enormi ed ancora da esplorare. Attraverso la realtà virtuale possiamo manipolare la realtà in modi che altrimenti non sarebbero possibili. In cinque anni cambieranno le regole del gioco”.

Riferimenti: Scientific Reports [1]