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Le opere di Isaac Newton diventano patrimonio dell’umanità

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Copia con annotazioni di Newton dei Principia. (Credit: Cambridge University Library)

Gli studi scritti da Isaac Newton [1] a Cambridge, tra cui diverse edizioni del Principia, sono stati aggiunti dall’UNESCO al catalogo del programma Memoria del Mondo [2], fondato nel 1992 con lo scopo di salvaguardare il patrimonio dell’umanità da possibili rischi quali amnesia collettiva, negligenza, passaggio del tempo, condizioni climatiche e distruzione deliberata.

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Scritti di alchimia di Newton (Credit: King͛s College, Cambridge)

Conservati nella biblioteca dell’Università di Cambridge, gli studi scientifici e matematici di Newton rappresentano un archivio importantissimo dal punto di vista scientifico e intellettuale, documentando lo sviluppo delle sue teorie sulla gravità e sull’ottica e rivelando come queste si sono evolute attraverso numerosi esperimenti, calcoli, corrispondenze e revisioni. A questi si aggiungono gli studi alchemici conservati al King’s College e i suoi taccuini e lettere raccolte dal Trinity College e dal Fitzwilliam Museum. Si tratta di fatto della più grande raccolta di scritti di Newton a livello mondiale. Newton, arrivato a Cambridge nel 1661 come studente, divenne professore di matematica nel 1669, una posizione che occupò fino al 1701.

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Pagina del saggio di Newton sui colori, con tanto di disegno che mostra l’occhio e l’esperimento che egli fece su se stesso per lo studio sui colori (Credit: Cambridge University Library)

Tra i pezzi più importanti ci sono diverse copie della prima edizione del Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica, risalente al 1687 e noto in italiano come I principi matematici della filosofia naturale, il trattato in tre volumi in cui Newton ha enunciato le leggi della dinamica e la legge della gravitazione universale. Queste edizioni sono ricche di correzioni, revisioni e note aggiunte a mano dall’autore. La collezione comprende inoltre una ricca corrispondenza con altri importanti filosofi naturali e matematici dell’epoca, tra cui Henry Oldenberg, segretario della Royal Society, Edmond Halley, Richard Bentley e John Collins.

“La vita e gli scritti di Netwon continuano ad attirare attenzione e nuove prospettive sul nostro posto nell’Universo,” ha aggiunto Jess Gardner, curatrice della Cambridge University Library, “Continueremo a lavorare con accademici e curatori a livello internazionale per rendere gli scritti di Netwon accessibili ora e per le generazioni future”.

Riferimenti: University of Cambridge [3]