Vuoi farti ascoltare meglio? Parla all’orecchio destro

(Credit: Travis Isaacs/Flickr CC)

I rumori delle auto in una strada trafficata; le chiacchiere dei clienti di una pizzeria affollata; le voci dei passeggeri su un bus o un treno. Riuscire a seguire correttamente un discorso in un ambiente non isolato può essere molto arduo. Anche senza rumori di fondo però l’ascolto è un processo cognitivo complesso, che richiede la combinazione dei suoni captati dalle due orecchie e la loro trasformazione in una sequenza di parole, significati, contenuti. È all’emisfero sinistro del cervello che spetta il compito di elaborare il linguaggio e proprio all’asimmetria funzionale del cervello è attribuita, nei bambini, la leggera prevalenza dell’orecchio destro, direttamente connesso all’emisfero sinistro. Prevalenza che, suggerisce oggi uno studio, si manterrebbe anche negli adulti

Intorno ai 13 anni la dominanza dell’orecchio destro sembra ridursi fino a diventare clinicamente non significativa negli adulti. Test per stabilire la maturità e la funzionalità del sistema uditivo si basano anche sull’asimmetria acustica nei più piccoli. Vista la complessità del processo di comprensione verbale, che coinvolge anche la memoria, alcuni ricercatori della Auburn University, negli Stati Uniti, si sono chiesti se davvero, negli adulti, le due orecchie diventino completamente equivalenti. I risultati del loro studio, presentati al meeting annuale della Società Acustica Americana, hanno svelato che l’orecchio destro continua ad avere un ruolo di vantaggio anche negli adulti se lo sforzo cognitivo (dovuto alla complessità di un discorso o ai rumori ambientali) diventa importante.

Gli scienziati hanno reclutato 42 individui di età comprese tra i 19 e i 28 anni, e li hanno sottoposti a due test complementari: il digit span test, che misura la capacità di memorizzare sequenze di N cifre (digits, in inglese) e il test di ascolto dicotico delle cifre (directed ear dichotic digit test), che permette di valutare l’abilità del cervello di combinare i suoni percepiti dalle due orecchie, detta tecnicamente capacità di integrazione binaurale, essenziale per la comprensione dei discorsi.

Durante il digit span test è richiesto di ascoltare e memorizzare numeri composti da sequenze di cifre sempre più lunghe; il punteggio finale corrisponde al numero di cifre della sequenza più lunga correttamente memorizzata (ad esempio, il punteggio è 6 per il numero 123456). Nel directed ear dichotic digit test invece al soggetto vengono fatte ascoltare contemporaneamente due sequenze numeriche diverse (ma di stessa lunghezza) in ciascun orecchio, con la richiesta di memorizzare e ripetere solo quella ascoltata da un orecchio specifico (il destro o il sinistro). Nei test clinici usati per valutare le abilità binaurali vengono solitamente proposte sequenze di un massimo di 3 cifre, ben al di sotto della capacità mnemonica massima, mentre nello studio statunitense sono state incluse sequenze più lunghe, fino a 9 cifre.

Confrontando i risultati ottenuti nei due test da ciascun partecipante i ricercatori hanno osservato differenze tra le due orecchie quando il numero di cifre delle sequenze proposte era più alto del punteggio ottenuto nel digit span test: per sequenze lunghe, le performances nel dichotic digit test miglioravano in media dell’8% quando i partecipanti si concentravano sull’orecchio destro.

Gli scienziati hanno dunque concluso che la prevalenza dellorecchio destro permane anche negli adulti e si evidenzia quando le esigenze di ascolto eccedono le capacità mnemoniche dell’individuo, o più in generale quando è richiesto un maggiore sforzo cognitivo. Una situazione che, fuori dall’ambito dei test, complici anche rumori e distrazioni, dovrebbe verificarsi piuttosto comunemente. Anche il deteriorarsi delle abilità cognitive, a causa dellavanzare dell’età o in seguito a traumi, potrebbe quindi ripercuotersi sull’ascolto. Scardinando un’idea comune nell’ambito delle conoscenze dei meccanismi dell’ascolto, lo studio potrebbe porre le basi per migliorare gli attuali test diagnostici, gli strumenti di aiuto uditivo e le tecniche riabilitative.

Riferimenti: ASA Fall 2017