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Ormone dell’amore: artificiale è più sicuro

Nell’immaginario comune è la portentosa sostanza che scatena i sentimenti di benessere, affetto, desiderio e serenità. Il prodotto corporeo che più di tutti, insomma, ci fa star bene. E crederlo non è un errore: lossitocina [1] – conosciuto anche come “ormone dell’amore” – è coinvolta non solo in funzioni fondamentali come il parto e l’allattamento, ma anche nel controllo di molti comportamenti emotivi e sociali, come l’empatia, l’affetto o il piacere sessuale. E seppur da tempo sia ritenuta papabile per il trattamento di diversi disturbi psico-sociali e riproduttivi, tutt’oggi l’ossitocina ha un uso terapeutico fortemente limitato dai suoi severi effetti collaterali, dovuti ad una marcata azione off-target, ovvero l’interazione con bersagli molecolari indesiderati. Uno studio [2] pubblicato su Science Signaling ha però dimostrato che opportune modifiche nella struttura dell’ossitocina permettono di ottenere una molecola sintetica dagli effetti avversi di molto attenuati rispetto a quella originale. Una scoperta che potrebbe finalmente aprire le porte a un più diffuso uso clinico dell’ossitocina.

La sfida da cui è partito il team internazionale -anche italiano – nel nuovo studio è stata quella di ovviare alla somiglianza dell’ormone con la vasopressina, sostanza coinvolta nel controllo della pressione sanguigna, e a cui si devono tutti gli effetti collaterali già rilevati in studi precedenti: ipertensione, aritmie cardiache, reazioni anafilattiche, emorragie post-parto, convulsioni, coma. L’obiettivo era creare una molecola più selettiva rispetto a quella naturale, che riuscisse il più possibile a evitare i bersagli della vasopressina. “Piccole e adeguate modifiche al farmacoforo (la porzione della molecola che si lega fisicamente al bersaglio, nda) dell’ossitocina si sono dimostrate sufficienti a regolare la selettività del composto – spiega Markus Muttenthaler, primo autore dello studio ‒ e a generare, così, un analogo artificiale dagli effetti avversi di gran lunga inferiori rispetto a quelli causati dalla sostanza originale”. Analogo che i ricercatori hanno ottenuto attraverso alcune modifiche, quali la sostituzione di un legame e l’eliminazione di un gruppo chimico.

L’ossitocina sintetica così ottenuta è risultata molto meno attiva, rispetto a quella naturale, sui recettori della vasopressina (specialmente su V1aR e V2br), mentre ha mostrato un’attività simile per quanto riguarda il proprio specifico recettore (Otr). Risultati che, con stupore degli stessi ricercatori, si sono mostrati validi, allo stesso tempo, sia per modelli di topo sia su tessuti umani: “Fino ad oggi, le strategie di chimica medica basate su modificazioni dell’ossitocina hanno portato a piccoli miglioramenti, che però non si è riusciti a conservare da una specie all’altra – afferma Muttenthaler – Qui, invece, abbiamo dimostrato che variazioni nella selettività della molecola possono essere mantenuti dal topo all’essere umano, favorendo l’utilizzo di questa tecnica nella pratica clinica”.

Per nuovi sviluppi, tuttavia, ci sarà da attendere. Oggi l’ossitocina viene somministrata per infusione endovenosa solo in casi particolari (quando la produzione endogena è bassa), per accelerare il travaglio e indurre il parto. Un’assunzione che viene scrupolosamente controllata proprio per evitare le comuni ripercussioni di un sovradosaggio, le quali possono toccare anche il nascituro: dalla bradicardia all’itterizia, dai danni neurologici alla morte. Rispetto agli effetti psicoattivi dell’ormone, invece, parlare di applicazioni terapeutiche è ancora prematuro. Ci sono studi infatti in corso da anni che stanno esaminando gli effetti (finora incoraggianti) della somministrazione intranasale in caso di condizioni psicopatologiche di pazienti affetti da disfunzioni psichiche, sociali ed emotive – quali schizofrenia, epilessia, depressione, ansia o stress.

Con gli occhi puntati sui pazienti, la meta è quella di arrivare un giorno ad avere uno strumento valido sia per i disturbi peri-natali sia per malattie psico-sociali. Nell’attesa, i risultati dello studio segnano un importante passo avanti per la ricerca scientifica: “La molecola artificiale generata ci permette di comprendere maggiormente il ruolo del recettore dell’ossitocina (Otr) come bersaglio terapeutico, e di indagare altre sue possibili indicazioni terapeutiche finora rimaste inesplorate”.

Riferimenti: Science Signaling  [2]