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Un buon rapporto coi nonni aumenta il rispetto verso gli anziani

Connotare gli anziani con caratteristiche negative ed avere pregiudizi e atteggiamenti discriminatori nei loro confronti. Un concetto che in inglese è racchiuso da un unico vocabolo, ageism, e che potrebbe avere radici molto profonde. Uno studio guidato dall’Università di Liegi, in Belgio ha mostrato infatti che già nella prima infanzia la qualità della relazione fra i bambini ed i nonni risulta importante nel determinare la percezione che avranno i piccoli nei confronti degli anziani. Così, bambini e ragazzi che hanno avuto un rapporto di qualità con queste figure parentali mostrano anche una maggiore considerazione e sensazioni positive verso persone di età avanzata, e quindi un minore rischio di atteggiamenti di ageism. I risultati dello studio sono stati pubblicati [1] su Child Development.

Uno studio precedente ha mostrato che già all’età di due o tre anni i bambini distinguono persone di 20 anni da persone di 70 anni e associano, tramite immagini mostrate loro, qualità differenti in base alle due diverse età. Per comprendere meglio come cambia, nell’infanzia e nell’adolescenza [2], la percezione degli anziani e quali sono i fattori che la influenzano, i ricercatori dell’Università di Liegi hanno posto delle domande a quasi 1200 bambini e ragazzi dai 7 ai 16 anni. I piccoli partecipanti parlavano francese, vivevano in famiglie di estrazione sociale e status economico differenti e provenivano da aree urbane e rurali. Ai ragazzi è stato chiesto di rispondere ad un questionario, contenente domande sul rapporto con i nonni, su quanto spesso si incontravano con loro, e sulla salute di queste figure parentali, nonché su come percepivano e descrivevano gli anziani.

In generale, i giovani partecipanti avevano una percezione neutrale o positiva dell’età anziana. I più piccoli, i bambini di età compresa fra i 7 e i 9 anni, hanno fornito una descrizione più ricca di pregiudizi, cioè l’ageism, mentre fra i 10 e i 12 anni i pregiudizi sono assenti o molto ridotti. Questo risultato è in linea con le teorie dello sviluppo cognitivo, in base alle quali l’acquisizione della capacità di guardare in prospettiva, dunque di avere un’idea reale di che cos’è l’età anziana, si acquisisce verso i 10 anni. E l’atteggiamento discriminatorio si è ripresentato, in certi casi, nei partecipanti fra i 13 e i 16 anni, dunque in piena adolescenza.

In base all’indagine, un fattore determinante della presenza di pregiudizi è proprio la qualità del rapporto coi nonni: i bambini e i ragazzi che si sono descritti come felici o molto felici nel vederli e che descrivevano questa relazione come buona o molto buona erano anche più propensi a provare sensazioni positive verso gli anziani in generale. Avere un rapporto di qualità è risultato importante per tutti i partecipanti, anche se nei maschi il beneficio sembra ancora maggiore che nelle femmine. Se la qualità del rapporto è la base della piramide della buona disposizione verso gli anziani, la frequenza dei contatti coi nonni, dunque la quantità delle visite, rappresenta il secondo gradino di questa piramide: fra i partecipanti dai 10 ai 12 anni, quelli che vedevano i nonni almeno una volta a settimana erano gli stessi che assumevano un atteggiamento più positivo verso gli anziani.

“Per molti bambini i nonni sono le prime e più importanti figure anziane con cui si entra in contatto”, ha spiegato Stephane Adam, professore di psicologia all’Università di Liegi. “I nostri risultati indicano le potenzialità del ruolo dei nonni, figure che potrebbero essere coinvolte in programmi intergenerazionali per prevenire la discriminazione nei confronti degli anziani”. Così, favorire i buoni rapporti fra queste due generazioni potrebbe rappresentare un’arma importante per sensibilizzare i più piccoli verso il rispetto degli anziani. E il prossimo passo, aggiungono gli autori dello studio, sarà quello di studiare quali caratteristiche e comportamenti rendono più soddisfacente, per i bambini, il rapporto coi nonni.

Riferimenti: Child Development [3]