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Nuovi strumenti per la lotta alla malaria in Africa

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(Sapienza Università di Roma) – 212 milioni di casi e 429mila decessi, oltre il 90% dei quali nell’Africa sub-sahariana. I dati relativi alla malaria del 2015 parlano chiaro: sebbene nell’ultimo decennio l’incidenza dell’infezione a livello globale sia stata dimezzata, l’impatto delle strategie di prevenzione in Africa è stato modesto. Il Consorzio internazionale Anopheles gambiae 1.000 genomes (Ag1000G), nato nell’ambito del Network internazionale sulla genomica ed epidemiologia della malaria (Malariagen [2]) proprio per porre rimedio a questo problema, ha presentato [3] su Nature i risultati di una ricerca che offre nuove importanti prospettive per lo studio e il controllo della malaria [4] in Africa. A questo sforzo internazionale ha dato un fondamentale contribuito anche l’Italia, grazie alla partecipazione di Alessandra della Torre, Beniamino Caputo e Giordano Bottà, del Gruppo di Entomologia medica e molecolare del Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive Sapienza e Istituto Pasteur di Roma.

Il Consorzio ha analizzato la sequenza dei geni di 765 esemplari di Anopheles gambiae e Anopheles coluzzii, le due specie attualmente responsabili della maggior parte della trasmissione di malaria in Africa. I risultati ottenuti hanno messo in evidenza una straordinaria variabilità genetica. Questi dati pongono le basi per affrontare le nuove sfide nella lotta alla malaria: dallo sviluppo di strategie di controllo genetico, allo studio di metodi per arginare il fenomeno, sempre più emergente, della resistenza agli insetticidi (a oggi il principale mezzo utilizzato per ridurre la trasmissione della malattia).

I risultati offrono anche la possibilità di studiare l’evoluzione di queste specie di zanzare a una risoluzione possibile a oggi solo nel caso di pochissimi altri organismi, e chiarire così le basi genomiche del loro adattamento all’uomo e agli ambienti antropizzati, alla base della loro straordinaria efficienza quali vettori di malaria. “Una delle ragioni del minore successo della lotta alla malaria in Africa – spiega Alessandra della Torre, coordinatrice del gruppo di ricerca – è la presenza in questa parte del mondo di specie di zanzare Anopheles estremamente ben adattate all’uomo ed efficienti nella trasmissione dei parassiti malarici. Da moltissimi anni ci occupiamo delle basi genetiche di questo adattamento e questo lavoro nasce proprio dalle ricerche del mentore di tutti noi, Mario Coluzzi, che per primo ha ipotizzato fenomeni che questo ultimo articolo spiega con tanti dettagli ed entusiasmanti risultati”.

“Muovendoci in prima linea nella pianificazione del progetto internazionale, nel reperimento di campioni di zanzare idonee e nell’analisi dati e focalizzandoci in particolare sulla loro struttura, dimensione e storia evolutiva, – conclude della Torre – abbiamo dimostrato come queste popolazioni di zanzare, seppure geograficamente molto distanti, siano geneticamente connesse e confermato l’esistenza di ulteriori processi di differenziamento genetico che potrebbero cambiare l’epidemiologia della malaria in vaste regioni dell’Africa sub-sahariana”.

Riferimenti: Genetic diversity of the African malaria vector Anopheles gambiae; The Anopheles gambiae 1000 Genomes Consortium; Nature [3]


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