Espresso, un gigantesco occhio sullo spazio più profondo

espresso
(Credit: ESO/L. Calçada)

Si chiama Espresso, parla italiano ma non ha niente a che vedere con il caffè. Si tratta di uno spettrografo di ultimissima generazione, progettato da un consorzio per la maggior parte italiano con l’obiettivo di osservare spazi di cielo molto profondo. Il suo stesso nome, infatti, è l’acronimo di Echelle SPectrograph for Rocky Exoplanet and Stable Spectroscopic Observations, ovvero Spettrografo Echelle per osservazioni di esopianeti rocciosi e spettroscopia ad alta precisione.

Espresso è stato installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO (European Southern Observatory) in Cile e poco più di due mesi fa l’INAF aveva già annunciato la sua “prima luce”. Lo spettrografo, infatti, aveva già osservato il cielo il 27 novembre 2017 attraverso uno dei quattro telescopi che compongono il VLT. Ma il compito per il quale Espresso è stato progettato è molto più ambizioso e consiste nel combinare insieme la luce raccolta da tutti e quattro i telescopi, ognuno di 8,2 metri di diametro, di cui è fatto il VLT. I quattro telescopi osservano contemporaneamente la stessa porzione di cielo e, da adesso in poi, grazie a Espresso e alle sue ottiche sofisticate, tutti e quattro restituiranno insieme un’unica immagine ad alta risoluzione, come fossero un unico grande occhio.

Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio, i quattro fasci di luce raccolti dai singoli strumenti sono stati per la prima volta combinati insieme dallo spettrografo che ha ottenuto così delle immagini incredibilmente dettagliate. Normalmente, la luce di ciascun telescopio del VLT è raccolta tramite interferometria. Questa tecnica, però, combina i fasci di luce in maniera coerente e non è in grado di sfruttare al massimo l’enorme capacità di raccolta della luce dei telescopi, quando essi funzionano in maniera sinergica tra loro. Utilizzando, invece, la tecnica del “fuoco incoerente” è possibile “sommare” contemporaneamente la luce proveniente da tutti e quattro i telescopi. Tramite una serie di apparecchiature dedicate, i sistemi di specchi, prismi e lenti trasmettono i fasci di luce da ciascun telescopio a Espresso fino a una distanza di 69 metri.

Grazie a Espresso, oggi il VLT è il più grande telescopio ottico al mondo in termini di superficie di raccolta della luce che risulta pari a quella di un singolo strumento con lo specchio di 16 metri di diametro. Con la sua elevata precisione Espresso sarà in grado di scandagliare gli angoli più remoti dello spazio extrasolare alla ricerca di esopianeti simili alla Terra. Inoltre il potente spettrografo potrà osservare quasar molto lontani e con luce molto debole, proprio grazie al fatto che sommerà e combinerà tra loro la luce proveniente dallo stesso oggetto raccolta da 4 telescopi diversi. L’effetto sarà quindi quello di intensificare la luce di oggetti che altrimenti, per la loro lontananza, risulterebbero invisibili.

Determinante, per la realizzazione del progetto, è stata la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Trieste e di Brera insieme a centri di ricerca di Portogallo, Spagna e Svizzera, coordinati dall’Osservatorio Astronomico dell’Università di Ginevra. Un traguardo, quello di Espresso, frutto di tanti anni di lavoro di un numeroso gruppo di scienziati. “È una sensazione stupenda vedere Espresso all’opera con tutti e quattro i telescopi del VLT e sono ansioso di vedere i sensazionali risultati scientifici che questa combinazione unica riuscirà a produrre”, ha dichiarato Paolo Molaro, Responsabile Scientifico del progetto e ricercatore all’INAF di Trieste. Il successo di Espresso segna, chiaramente, una data storica ma è soltanto l’inizio di un lungo viaggio in cui il team di ricercatori coinvolti dovrà affrontare numerose e avvincenti sfide. Di certo, questo nuovo spettrografo è un potentissimo strumento nelle mani degli astronomi e gli scenari che si aprono riguardo l’osservazione dello spazio profondo, da oggi in poi, si faranno sempre più allettanti e rivoluzionari.

Riferimenti: Eso

(Credit immagine: ESO/L. Calçada)

1 commento

  1. La notizia mi coinvolge perché nel 2010 al ritorno dall’eclisse vista a Rapanui, ci fermammo a visitare il VLT ospiti di Gianni Marconi.

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