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Stiamo andando verso l’auto-estinzione?

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Ci autodistruggeremo. L’evoluzione umana potrebbe terminare con l’auto-estinzione [2]. Questa la tesi provocatoria contenuta in uno studio a firma di Paolo Rognini del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Il ricercatore avanza un’ipotesi teorica sul fatto che la nostra specie potrebbe gradualmente avviarsi ad un gigantesco autogol, mettendo in pericolo la sua stessa sopravvivenza [3]. Questo avverrebbe perché l’essere umano mette ancora in atto comportamenti frutto di risposte ancestrali, proprie dell’uomo primitivo, che non si sono adattati e modificati, nel corso dei secoli, in base alle mutate necessità dell’ambiente e della società. I risultati [4] sono sulla rivista Biological Theory.

Secondo la sua idea, fra le principali attitudini umane non adattive, che sono il residuo di questo istinto primordiale, c’è il volere sempre di più, che soddisfa bisogni impellenti, ma che alla lunga può portare molti danni. Il nuovo modello, denominato Vestigial Drifting Drives (VDD), letteralmente “pulsioni arcaiche alla deriva”, fa riferimento all’idea che i comportamenti, al pari degli altri caratteri di una specie, subiscono trasformazioni che talvolta sfuggono alla logica della sopravvivenza del più adatto, possono cioè andare alla deriva non appena vengono rimosse le corde che li legavano al molo delle necessità.

“Già Konrad Lorenz negli anni ’70 del secolo scorso”, spiega Paolo Rognini,  “ipotizzò che alcuni comportamenti umani, apparentemente non funzionali, fossero residui di moduli che erano stati adattativi in un passato più o meno remoto, fra cui, ad esempio, le paure irrazionali dell’infanzia o la fobia dei serpenti e dei ragni”.

E potrebbe valere lo stesso schema non solo per queste paure, ma anche per comportamenti non adattivi come la spinta all’eccessiva rapacità e l’impulso all’espansione, attitudini funzionali nel passato preistorico ma non ora. Si tratta di tendenze che nel Paleolitico ci hanno garantito la sopravvivenza, prosegue l’autore, mentre oggi, complice il progresso tecnico, porterebbero al sovrasfruttamento delle risorse e alla sovrappopolazione, minacciando così di portare il pianeta Terra verso il definitivo collasso.

L’autore sostiene questa teoria sulla base di alcune osservazioni precedenti. E’ la storia storia a mostrare che talvolta i gruppi umani a causa del sovrasfruttamento delle risorse possono implodere, autoestinguendosi, spiega l’autore: ciò è accaduto, per esempio, agli Anasazi del Nord America, agli abitanti dell’Isola di Pasqua, ai norvegesi della Groenlandia. Oggi, ciò potrebbe accadere su larga scala, viste le dimensioni globali che la crisi ecologica ha assunto. Ma perché gli esseri umani prelevano più del necessario fino ad esaurire una determinata risorsa? Tra i 2 milioni ed i 50.000 anni fa l’essere umano era parte integrante dell’ecosistema e, anche se super-predatore, riusciva a controllare l’ambiente, come tutti gli altri animali. Poi, le regole del gioco sono cambiate: l’essere umano è diventato un super-estrattore, con uno sfrenato sfruttamento delle risorse: un comportamento ampiamente diffuso è quello del consumare e fuggire, tipico delle società tecnologicamente avanzate e responsabile della cosiddetta vampirizzazione del pianeta.

Anche l’aumento demografico gioca la sua parte, un aspetto che potrebbe portare a un definitivo collasso ecologico entro pochi decenni. Negli ultimi 10.000 anni, l’umanità è infatti passata da pochi milioni di individui a oltre sette miliardi e mezzo. Dal punto di vista del rapporto con l’ambiente questo si traduce in una serie di criticità quali la scomparsa di migliaia di specie viventi ogni anno, la deforestazione [5], il riscaldamento globale [6], la perdita di biodiversità, la desertificazione e l’inquinamento.

“Gli esseri umani – aggiunge Rognini – sono depositari di alcuni elementi organici e comportamentali che non sembrano essere cambiati dall’era del Pleistocene“.

Insomma, è un po’ come se alcuni nostri ingranaggi interni non si siano aggiornati rispetto al passato, rimanendo ancorato alle vecchie impostazioni. “Se non aggiorneremo il software delle nostre false convinzioni come l’inesauribilità delle risorse, l’espansione illimitata della specie o il vorace accaparramento di risorse – conclude l’autore- la specie umana potrebbe rischiare l’auto-estinzione: un fenomeno che si rivelerebbe unico nella storia delle specie viventi, riducendoci a un semplice esperimento evolutivo”.

Riferimenti: Biological Theory [4]


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