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7 regole d’oro per conservare gli avanzi e cucinare con l’alluminio

Natale, tempo di cene e pranzi in famiglia, con tavolate abbondanti e inevitabili avanzi incartati nella stagnola. Ma come conservarli senza danni per la salute? Ce lo spiega in questi giorni una campagna del Ministero della Salute rivolta a consumatori e operatori del settore alimentare, sull’uso corretto dell’alluminio a contatto con gli alimenti.

I rischi per l’organismo

Come ricordava in un parere del 2017 il CNSA (Comitato nazionale per la sicurezza alimentare), l’alluminio, diffusissimo nelle nostre cucine e nell’industria alimentare, è un metallo “con riconosciuta potenziale pericolosità per la nostra salute”, perché interferisce con diversi processi biologici, provocando ad esempio stress ossidativo cellulare o influenzando il metabolismo del calcio.

Gli effetti tossici riguardano principalmente il sistema nervoso centrale e il tessuto osseo, ma fortunatamente – sottolineano gli esperti del CNSA – sono stati osservati soprattutto in soggetti a rischio esposti all’accumulo di grandi quantità di alluminio. A rendere pericoloso questo metallo, infatti, è la capacità di accumularsi nell’organismo: la sua tossicità aumenta quindi in persone con una funzionalità renale ancora immatura, come i bambini sotto i tre anni, o diminuita, come anziani e nefropatici, perché l’escrezione del metallo avviene principalmente tramite i reni.

Dosi massime e fonti di assunzione

Secondo il parere dell’EFSA (European Food Safety Authority) sulla Sicurezza dell’Alluminio negli Alimenti, la dose settimanale tollerabile è di 1 mg per kg di peso corporeo, corrispondente, ad esempio, a 20 e 70 mg di alluminio a settimana nel caso di un bambino di 20 kg e un adulto di 70 kg. Ma quali sono le fonti da cui lo assumiamo?

La via di esposizione principale è quella alimentare. La sua concentrazione nei cibi può derivare dal terreno naturale o da emissioni ambientali, o essere legata all’aggiunta di additivi alimentari contenenti alluminio,il suo utilizzo è però stato normato, e ridotto notevolmente, a partire dal 2011. Anche il contatto con imballaggi e utensili da cucina in alluminio rappresenta una possibile via di contaminazione, ed è proprio qui che, come ci ricorda il Ministero, abbiamo maggiori possibilità di fare prevenzione.

Le 7 regole per conservare i cibi con l’alluminio

Dobbiamo evitare, quindi, di avvolgere gli alimenti con la carta stagnola, o di conservarli in vaschette di alluminio? No, se ricordiamo di adottare alcune semplici precauzioni: il rilascio del metallo per contatto, infatti, è condizionato dalle modalità d’uso e da altri fattori, come il tempo di conservazione, la temperatura e la composizione degli alimenti. Su questa base, il Ministero ha elaborato sette consigli.

  1. Leggere l’etichetta sugli imballaggi, verificare che siano idonei al contatto con gli alimenti e seguire le istruzioni per l’uso.
  2. Evitare di usarli per cibi fortemente acidi o salati.
  3. Conservare gli alimenti a contatto con l’alluminio per più di 24 ore solo a temperatura di refrigerazione o congelamento.
  4. Conservare a temperatura ambiente, oltre 24 ore, solo alimenti solidi secchi. In questa categoria rientrano: prodotti di cacao e cioccolato, caffè, spezie ed erbe infusionali, zucchero, cereali e prodotti derivati, paste alimentari non fresche, prodotti di panetteria, legumi secchi e prodotti derivati, frutta secca, funghi secchi, ortaggi essiccati, prodotti della confetteria, prodotti da forno fini (se la farcitura non è a contatto con l’alluminio).
  5. Non riutilizzare i contenitori monouso.
  6. Non graffiare pentole, padelle e altri contenitori durante l’uso.
  7. Non pulirli con prodotti abrasivi.
Claudia Borgia

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