“Sulla Sindone c’è un’altra crocifissione”

    Ultima puntata della lunga diatriba sull’autenticità della Sacra Sindone: le tracce di sangue presenti sul telo non sono compatibili con le ferite di un uomo crocefisso a braccia aperte, nella posizione “a T” in cui l’iconografia cristiana ha rappresentato Gesù negli ultimi due millenni. Le macchie, piuttosto, suggerirebbero una crocefissione “a Y”, con le braccia sollevate più in alto della testa del soggetto rappresentato.

    Così ha concluso uno studio presentato a febbraio al convegno della American Academy of Forensic Sciences di Seattle e realizzato anche con il sostegno dellUuar da Matteo Borrini, antropologo forense della John Moores University di Liverpool, e Luigi Garlaschelli chimico dell’Università di Pavia e capofila dei sindonologi scettici (in passato ha dimostrato quanto sia facile realizzare una sindone falsa).

    I due ricercatori hanno utilizzato l’analisi delle tracce ematiche, tecnica forense con cui si analizza la morfologia delle macchie di sangue, per replicare sperimentalmente il sanguinamento di un condannato alla crocifissione, e ricostruire quindi l’ipotetica posizione in croce del soggetto raffigurato sul telo. Nell’esperimento, una sottile cannula per trasfusione collegata a una sacca di sangue è stata applicata al dorso della mano sinistra di un volontario, in tre differenti posizioni, che corrispondono a tre possibili punti di fuoriuscita del chiodo secondo le più diffuse ipotesi sulla precisa collocazione anatomica delle ferita.

    L’avambraccio è stato tenuto a inclinazioni diverse con l’aiuto di un goniometro balistico – da 0°, braccio orizzontale, a 90°, braccio verticale – e una modesta quantità di sangue è stata fatta colare sul dorso della mano e lungo l’avambraccio. Tutti i test hanno dimostrato che, affinché il rivolo di sangue scorra sulla parte esterna dell’avambraccio, come visibile sulla Sindone, l’angolo del braccio deve essere maggiore di 80°, ponendolo quindi in una posizione quasi, ma non totalmente, verticale.

    La conclusione dei due ricercatori è che sulla Sindone è impressa la figura di un uomo crocifisso con le braccia sopra la testa – in una posizione a stretta Y – e non distese orizzontalmente (posizione a T). Sarebbe quindi necessario ipotizzare un inchiodamento a una croce con il braccio orizzontale molto stretto (ma sempre presente, ovvero mai a un semplice palo verticale), oppure si deve attribuire l’origine delle tracce sul telo a una differente modalità. 

    Borrini e Garlaschelli stanno programmando altri studi per indagare più approfonditamente anche le altre macchie, al fine di ottenere un quadro completo delle evidenze presenti sul telo.

    Riferimenti: Proceedings American Accademy of Forensic Sciences (v. pag 205-206)

    Se avete ricerche e studi da segnalare alla redazione per la rubrica “Ricerca d’Italia” scrivete a redazione@galileonet.it

    1 commento

    1. Garlaschelli ci riprova con la sua battaglia lunga una vita: ricorderete senz’altro il suo tentativo di riprodurre la Sindone, e ricorderete anche il pessimo risultato conseguito, che di certo non aiuta la sua tesi preconcetta (che potrebbe essere esatta, beninteso!).

      A tal proposito il suo botta e risposta con il dott. Paolo Di Lazzaro dell’ENEA:
      http://www.uccronline.it/2012/02/23/sindone-il-fisico-di-lazzaro-risponde-alle-poche-obiezioni/

    2. Come dimostrò già il chirurugo francese Pierre Barbet 70 anni fa, l’Uomo della Sindone è stato crocifisso a braccia aperte. Le mani erano certamente inchiodate poco più in alto delle spalle. Il povero crocifisso, per cercare di respirare cercava di muoversi; puntava il peso del corso sui piedi, alzava un po’ il corpo lateralmente e ovviamente si fletteva il corrispondente il gomito a seconda se si inclinava a destra o a sinistra. I rivoli di sangue degli arti superiori rivelano due posizionidiverse. Se fosse stato crocifisso con le braccia alzate qualsiasi movimento gli sarebbe stato impossibile ed i rivoli sarebbero stati lineari come nelle prove effettuate recentemente e visibili nel video dei ricercatori.

    3. Ricordo che mi fu riferito un interessante confronto fra un Testimone di Geova e un Cattolico sul test del C14: il primo sosteneva che la radiodatazione era attendibile per la Sindone, ma non per la datazione dell’età della Terra, mentre il secondo affermava che era inaffidabile per la Sindone, ma poteva essere valido per la datazione della Terra.

    4. L’immagine del volto sindonico, confrontato con l’autoritratto di Leonardo, anch’esso custodito a Torino, indicherebbe che Gesù e Leonardo da Vinci avrebbero avuto un volto somigliante verso il termine della vita, come l’ebbero Leonardo e Michelangelo Buonarroti se guardiamo al ritratto dello scultore che ne fece da anziano Daniele da Volterra. Oltre ad avere un intelligenza simile nel metodo con Gesù, i due grandi artisti verso il termine della loro vita avrebbero un volto tendente a quello di Gesù, che di fatto ha valenza archetipa. Questo avrebbe una sua validità sia che la Sindone sia vera reliquia sia che sia un falso veritiero. Ciò nulla toglie alla divinità di Gesù, anzi. Cfr. ebook (amazon). Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

    5. @Aristarco: duplice esempio che dimostra che un Testimone di Geova e un cattolico siano poco avvezzi alle “cose di scienza”. Nulla più.

      A meno di voler dire che padre Georges Lemaitre e tutti gli altri cattolici a seguire, che han dato contributi fondamentali alla scienza contemporanea fossero cattolici solo dentro le chiese ed atei nelle loro speculazioni scientifiche… 😀

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