Dna ad anello contro le radiazioni

Il segreto del Deinococcus radiodurans, il più resistente alle radiazioni fra gli organismi viventi, è nella forma ad anello del suo Dna. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori dell’israeliano Weizmann Institute, guidati da Avi Minsky. La loro ricerca, pubblicata su Science, spiega il meccanismo grazie al quale questo batterio sopravvive a una quantità di radiazioni fino a tremila volte maggiore di quella sopportabile da un essere umano. Tanto che gli si possono dare in pasto i rifiuti nucleari in modo che li trasformi in derivati più semplici da trattare. Il Dna è la prima parte della cellula a essere danneggiata dalle radiazioni. Queste possono rompere la doppia elica che lo compone, separandone i due filamenti. Grazie a una combinazione di tecniche di microscopia ottica ed elettronica, il gruppo di Minsky è riuscito a osservare la forma del Dna del microbo. La disposizione ad anello fa sì che i pezzi di Dna ‘staccati’ dalla radiazione non siano liberi di scivolare via nel liquido cellulare. E questo facilita molto la successiva riparazione a opera degli enzimi. La scoperta di Minsky risolve un enigma che gli scienziati si ponevano da decenni, da quando cioè erano state osservate all’interno dei cibi in scatola sterilizzati con radiazioni, macchioline rosse composte da colonie di Deinococcus radiodurans sopravvissute al trattamento. Sfortunatamente, nel corpo umano non si trovano strutture di Dna che potrebbero esibire una simile resistenza, tranne che negli spermatozoi, nei quali sono stati osservati anelli di Dna. Ma non tutti i problemi sono chiariti: resta ancora da capire come si sia potuta evolvere una struttura del genere. La teoria più accreditata è che si tratti di un meccanismo di difesa dagli stress esterni che il microbo ha sviluppato dovendo sopravvivere in ambienti estremi: il Deinococcus radiodurans, infatti, è anche uno dei pochi organismi che vivono al polo nord. (m.ca.)

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