Ecco come torneremo su Venere

Venere

96% di anidride carbonica, 3,6% di azoto, meno di 20 parti per milione di ossigeno. Una temperatura al suolo di oltre 450 °C, e una pressione atmosferica di 90 atmosfere. Il nostro vicino Venere, l’oggetto naturale più luminoso del cielo notturno dopo la Luna, non brilla certamente per ospitalità. Ed è dunque estremamente improbabile che sulla sua superficie, o nella sua atmosfera, possano risiedere o aver risieduto forme di vita. Estremamente improbabile, ma non del tutto impossibile: come vi abbiamo raccontato, pochi giorni fa un gruppo di astronomi ha scoperto tracce di fosfina nell’atmosfera venusiana. Un gas che, qui sulla Terra, viene prodotto (anche) da microrganismi anaerobi e che dunque potrebbe anche essere una spia della presenza di forme di vita. Va sottolineato che il condizionale è d’obbligo, dal momento che la fosfina è compatibile anche con diversi processi geologici e chimici che avvengono sulla superficie e nelle nuvole di Venere, anche se non nella quantità individuata dai telescopi. Come fugare i dubbi, allora? Semplice: andando a vedere più da vicino cosa succede tra le densissime nubi venusiane. Vediamo, allora, quali sono i piani per far visita a Venere.

Un salto nel passato

Cominciamo da quello che già è successo. I primi a interessarsi al pianeta Venere, in piena corsa allo Spazio, sono stati i sovietici, all’inizio degli anni sessanta. Il primo tentativo, quello della Venera 1, decollata nel 1961, ebbe un successo solo parziale: la navicella riuscì a portarsi a quasi 2 milioni di chilometri dalla Terra e a raccogliere alcuni dati, ma poi perse l’orientamento a causa del surriscaldamento del sensore di direzione solare. Destino diverso per la statunitense Mariner 1, che alla fine del 1962 raggiunse con successo il pianeta Venere, misurandone la temperatura superficiale, e per la russa Venera 4, che nel 1967 riuscì, per la prima volta, a inviare dati sulla Terra dall’interno dell’atmosfera vesuviana. Per riuscire ad atterrare sul pianeta bisogna aspettare altri tre anni, al 1970, quando Venera 7 tocca il suolo venusiano e riesce a trasmettere dati per ben 23 minuti. Nel complesso, finora Venere è stato visitato circa quaranta volte; da un certo punto in poi, l’interesse è scemato e la comunità scientifica ha cominciato a privilegiare altri obiettivi (leggi Marte).

Uno nel presente

Negli ultimi anni, infatti, le visite su Venere sono state sempre più rare. Da menzionare Venus Express, sonda dell’Agenzia spaziale europea che ha orbitato attorno al pianeta per otto anni e ha confermato che Venere è ancora geologicamente attivo, e Akatsuki, sonda giapponese lanciata nel 2010 che, a causa di una mancata accensione del motore, ha mancato l’incontro con il pianeta mentre si dirigeva verso la sua orbita. Gli ingegneri nipponici nel 2015 sono comunque riusciti a spostarla su una traiettoria che le ha consentito di arrivare in orbita e studiare l’atmosfera venusiana. Inoltre, in tempi recenti Venere è stato sfruttato come rampa di lancio per sonde spaziali dirette verso altre destinazioni: la missione Galileo per Giove, la missione Cassini-Huygens per Saturno e più di recente la missione Messenger per Mercurio, per esempio, hanno orbitato attorno a Venere e ne hanno sfruttato la spinta gravitazionale per farsi accelerare verso il proprio obiettivo, raccogliendo nel frattempo informazioni interessanti sulle emissioni radio del pianeta.

E uno nel futuro

Arriviamo ora finalmente al futuro. Con la scoperta della fosfina le cose potrebbero cambiare in fretta. “Se Venere è attivo e qualcosa nella sua atmosfera sta producendo fosfina”, ha commentato al New York Times Paul Byrne, astrofisico alla North Carolina State University“allora, per amor di Dio, dimentichiamoci tutte le sciocchezze su Marte [letteralmente: forget this Mars nonsense]. Ci servono un lander, un orbiter e un programma”. Già, perché arrivare su Venere è tutt’altro che facile, soprattutto a causa della sua alta temperatura superficiale e dell’elevatissima pressione atmosferica. Al momento, diverse agenzie spaziali hanno dichiarato di voler provare a visitare il pianeta: l’India, per esempio, sta progettando la missione Shukrayaan-1, un orbiter che dovrebbe partire nel 2023 e il cui obiettivo sarà primariamente (da oggi ancor di più) lo studio dell’atmosfera vesuviana. La Nasa, dal canto suo, aveva selezionato due progetti per l’esplorazione di Venere all’interno del suo programma Discovery; alla fine, però, a spuntarla sono state due missioni dirette verso degli asteroidi. Stesso discorso per un altro contest dell’agenzia americana, New Frontiers, all’interno del quale era stata selezionata la missione Vici (Venus in Situ Composition Investigation), che avrebbe dovuto portare due lander sulla superficie del pianeta. Anche in questo caso è stata superata da un’altra missione, Dragonfly, con direzione Titano. Magari, dopo la fosfina, qualcuno ci ripenserà.

Immagine: NASA Planetary Photojournal
Via: Wired.it