Dagli Stati Uniti un farmaco per riacquisire l’udito

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(Credit: Will McLean, Ph.D)

In futuro basterà un’iniezione per riacquisire l’udito? Non è ancora possibile affermarlo con certezza, ma secondo un team di ricercatori del Brigham and Women’s Hospital (Bwh), Harvard e Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston è una prospettiva concreta. Gli scienziati, infatti, sono riusciti a far ricrescere cellule sensoriali dell’orecchio interno grazie a uno speciale cocktail di molecole. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista Cell Reports e preannuncia sviluppi terapeutici  contro nel breve periodo.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel mondo ci sono 360 milioni di persone che soffrono a vari livelli di perdita dell’udito, e 1,1 miliardi di giovani sono a rischio per via dell’uso non sicuro dei dispositivi audio. Il fenomeno può avere diverse cause tra cui l’invecchiamento, l’esposizione a rumori troppo forti, ma anche infezioni e l’utilizzo di antibiotici e chemioterapici. L’evento alla radice del problema è la morte delle cellule ciliate, cioè le cellule sensoriali situate nell’orecchio interno che captano le onde sonore e trasformano lo stimolo in un impulso nervoso diretto al cervello. Queste cellule nell’essere umano non si rigenerano, perciò se il loro numero diminuisce cala anche la nostra capacità di percepire i suoni.

“Uccelli e anfibi sono in grado di rigenerare queste cellule durante la loro vita, e questo ha costituito l’ispirazione per il nostro lavoro, per trovare una soluzione simile nei mammiferi” afferma Jeff Karp, tra gli autori dello studio. “Assieme ai nostri collaboratori del Mass Eye and Ear Infirmary, abbiamo studiato un approccio molecolare, sviluppato al Mit e al Bwh, per espandere le cellule progenitrici della coclea di topo”.

Gli scienziati statunitensi infatti hanno dimostrato che le cellule di supporto dell’orecchio interno, cioè i progenitori delle cellule sensoriali, possono essere spinte a moltiplicarsi e poi a maturare in cellule ciliate grazie all’esposizione a specifiche molecole. “Proprio perché il nostro approccio utilizza piccole molecole, siamo molto entusiasti per le potenzialità terapeutiche di questo lavoro per ripristinare l’udito” aggiunge il collega Bob Langer.

I risultati del nuovo metodo messo a punto dal team di ricerca sono impressionanti se confrontati con quelli ottenuti attraverso approcci già esistenti: le cellule progenitrici si sono moltiplicate come mai avevano fatto prima, con un’espansione 2000 volte superiore, e anche il differenziamento in cellule ciliate è risultato 60 volte più pronunciato che in precedenza. Cosa importante, le cellule che sono state indotte a differenziarsi si sono dimostrate identiche alle cellule ciliate native. I test sono stati effettuati in diverse condizioni e i risultati confermati anche su cellule umane.

Questo studio apre a diverse prospettive: se da una parte costituisce un importante punto di partenza per lo sviluppo di terapie per la perdita dell’udito, dall’altra fornisce anche uno strumento utile per proseguire progetti di ricerca nel campo della biologia rigenerativa in generale.

“Crediamo che [il nostro lavoro] abbia molte applicazioni nell’ambito della biologia rigenerativa oltre che per la perdita dell’udito, che vanno dalle malattie della pelle ai disturbi oculari, dalle malattie gastrointestinali al diabete”, commenta il principale autore della ricerca Will McLean. “Inoltre, l’approccio rende concreta la possibilità di studiare su grandi numeri tipi di cellule progenitrici in precedenza difficili da recuperare. La scoperta di nuovi farmaci per l’orecchio interno era stata limitata in passato dall’impossibilità di acquisire materiale sufficiente per individuare nuovi bersagli farmacologici”.

Per quanto riguarda l’immediato futuro, la Frequency Therapeutics, la company fondata da alcuni degli autori di questo studio – tra cui Jeff Karp – che ha rilevato il brevetto dal Mit, ha reso nota l’intenzione di voler sviluppare velocemente possibili trattamenti per ripristinare l’udito, per esempio iniettando il farmaco direttamente nell’orecchio del paziente in modo del tutto simile alla procedura che già si usa per curare alcuni tipi di infezione. Sperimentazioni cliniche sull’uomo sono in programma entro i prossimi 18 mesi.

Riferimenti: Cell Reports

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10 Commenti

  1. salve vorrei sapere questa medicina che rigenera le celule ciliate sensoriali, nb perche sento molto poco. saluti attendo risp

  2. vorrei sapere se qualcuno ha provato questa medicina, e se e d’avvero utile all’udito , e poi come viene chiamata questa medicina e quanto costa. saluti ciro

  3. SILVANO 5. MARZO 2019
    SONO STATO OPERATO DI OTOSCLEROSI BILATERALE CIRCA 35 ANNI FA DA UN LUMINARE DI CACLIARI PROF, PAOLO PUXEDDU , CIRCA DUE ANNI FA HO FATO UNA REVISIONE ALL’OSPEDALE DI PIACENZA , INTERVENTO ESEGUITO DALLA DOTTORESSA RUSSO , RISULTATO NEGATIVO , ADESSO MI TROVO A SENTIR MENO ALL’ORECCHIO DESTRO CON UN FORTE RONZIO , COSA POSSO FARE? GRAZIE

  4. Buongiorno, sono Patrizia.
    Sono profondamente sorda, a entrambi gli orecchi, e candidata all’impianto cocleare.
    Vorrei sapere se è possibile avere un contatto per informazioni più approfondite e, se è previsto in Italia, un centro per la sperimentazione di questa ricerca. Vi ringrazio e vi invio cordiali saluti.

  5. salve, ho seguito con interesse l’articolo scientifico riportato, ritengo sia una base di partenza molto interessante per sviluppi futuri. E’ indubbio che la scienza sta facendo passi da giganti e la ricerca in oggetto lo dimostra . Ma, francamente, in qualità di soggetto ipoacusico bilaterale da ca. 30 anni,sono scettico si possa giungere a risultati applicativi nel breve periodo. Essendo io stesso portatore di protesi acustiche daca.5 anni che, purtroppo nonstante la buona volontà dei tecnici audio,la comunicazione verbale è in continuo peggioramento .
    Comunque ciò è un buon inizio, special modo per le giovani generazioni, mi auguro che ci possano essere risvolti positivi per il futuro.
    Cordialmente

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