La biodiversità oscura

Il concetto si riferisce alle specie che potrebbero popolare un determinato ecosistema, ma risultano invece assenti. Ma andrebbero considerate, ecco perché

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C’è un mondo silente in molti ecosistemi del nostro Pianeta. Un mondo fatto di assenti, di specie che potrebbero esserci ma che non rispondono all’appello. A questo mondo, chiamato “biodiversità oscura”, è rivolto l’interesse di Meelis Pärtel, botanico a capo del gruppo di Macroecologia dell’Università di Tartu in Estonia.

La definizione, scelta dallo scienziato stesso, richiama, con un evidente parallelismo, il concetto di materia oscura dell’Universo: qualcosa che non viene direttamente osservata ma che è fondamentale per comprendere la natura dell’Universo stesso.

Quando ha presentato per la prima volta la propria teoria, con un articolo pubblicato nel 2011 sulla rivista scientifica Trends in Ecology and Evolution, Pärtel ha incontrato anche un certo scetticismo da parte di alcuni colleghi.

(Melis Pärtel, professore di Botanica,  direttore del gruppo di Macroecologia dell’Università di Tartu (Estonia) L’Università di Tartu (Estonia), fondata nel 1632 e nel 3% delle migliori università del mondo.)
(Meelis Pärtel, professore di Botanica, direttore del gruppo di Macroecologia dell’Università di Tartu (Estonia)
L’Università di Tartu (Estonia), fondata nel 1632 e nel 3% delle migliori università del mondo.)

“Gli ecologi – spiega lo scienziato – non sono abituati all’idea che anche le specie mancanti debbano essere studiate. Ma le specie assenti sono importanti tanto quanto quelle presenti. In informatica ad esempio codifichiamo l’informazione usando l’1 e lo 0 per indicare la presenza e l’assenza di impulso elettrico”.

“Se scrivo Galileo, il mio computer lo vedrà come 01000111 01100001 01101100 01101001 01101100 01100101 01101111”, aggiunge Pärtel, sottolineando che sia l’1 che lo 0 sono importanti allo stesso modo.

Per specie assenti, Pärtel non intende solo quelle che ad un certo punto sono scomparse, oggetto soprattutto degli studi di conservazione ambientale, ma anche quelle che popolano la regione in cui è compreso un ecosistema e che potrebbero potenzialmente abitarlo ma che, per vari motivi, di fatto non ci sono.

Secondo lo scienziato estone, la biodiversità oscura è determinante per valutare la perdita di biodiversità di un ecosistema e per calcolarne il potenziale di ripristino al fine di ristabilire la situazione ottimale, ossia la completezza della biodiversità.

In un recente studio (Ronk et al. Ecography), Pärtel e i suoi collaboratori hanno mappato la biodiversità osservata, la biodiversità oscura e la completezza della biodiversità su scala europea, relativamente alle piante. Per alcune aree, è evidente che, se ci si limita ad osservare la biodiversità presente, non si comprende la situazione nel complesso. Ad esempio, una zona può avere una biodiversità piuttosto bassa. Tuttavia se anche la biodiversità oscura è bassa, l’ecosistema è vicino allo stato ottimale, ossia sta esprimendo quasi tutta la propria potenzialità. Al contrario, aree con apparente biodiversità alta possono essere lontane dalla completezza ecologica.

Gli abbiamo chiesto com’è la situazione in Italia: “Per quanto riguarda la biodiversità effettivamente presente, osserviamo che il più alto numero di specie si trova sulle Alpi. Le isole e la parte meridionale della Penisola sono più povere di specie. La biodiversità oscura presenta valori molto alti al nord, in particolare nella Pianura Padana. Per quanto riguarda la completezza della biodiversità, la situazione più vicina a quella ideale si trova nelle isole e in particolare in Sicilia. Ci sono aree con completezza elevata anche nella parte centrale del paese, comprese alcune zone densamente popolate vicino a Roma. Si osserva invece un basso grado di completezza di biodiversità nella Pianura Padana. Al momento possiamo solo ipotizzare delle ragioni per spiegare questo andamento, forse legate all’uso intensivo del suolo e all’elevata concentrazione di industrie che hanno escluso la presenza di molte specie potenzialmente adatte a popolare quell’ecosistema. Saranno necessarie ulteriori ricerche per trarre le dovute conclusioni”.

E a proposito del futuro della ricerca in questo campo, Pärtel si augura che si possa fare sempre più luce sulle specie assenti: “Spero di riuscire a convincere anche i colleghi tuttora scettici che includere la biodiversità oscura negli studi sulla biodiversità sia utile e sicuramente possibile. Dobbiamo solo riuscire a guardare al di là del nostro orticello”.

(In queste mappe vengono messe a confronto la biodiversità osservata, la biodiversità oscura e la completezza della biodiversità in Italia.  Per alcune aree, come ad esempio la Sicilia, si può osservare che la biodiversità è relativamente bassa. Tuttavia anche la biodiversità oscura è bassa. La situazione in definitiva è vicina a quella ottimale (la completezza della biodiversità è alta)
(In queste mappe vengono messe a confronto la biodiversità osservata, la biodiversità oscura e la completezza della biodiversità in Italia. Per alcune aree, come ad esempio la Sicilia, si può osservare che la biodiversità è relativamente bassa. Tuttavia anche la biodiversità oscura è bassa. La situazione in definitiva è vicina a quella ottimale (la completezza della biodiversità è alta)

Riferimenti:

Pärtel, M., Szava-Kovats, R., Zobel, M. (2011) Dark diversity: shedding light on absent species. Trends in Ecology & Evolution, 26, 124-128.

Ronk, A., Szava-Kovats, R. and Pärtel, M. (2015) Applying the dark diversity concept to plants at the European scale. Ecography.

CRedits immagine di copertina: via Pixabay

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