La migrazione dei virus

La celebrazione del cinquecentenario della scoperta dell’Americada parte di Colombo ha stimolato, da entrambe le parti dell’Atlantico, studie ricerche in molti campi tra cui quello della storia della medicina, dellasalute e delle malattie. Ci sono due differenze fondamentali nel modo incui questi temi vengono trattati oggi rispetto al secolo scorso.

La prima è che molti studiosi non considerano più la storiadella salute e della malattia come un campo di specifico interesse dei solispecialisti, ma lo affrontano come parte importante e integrante della storiagenerale. Per la prima volta, per esempio, l’International Congress of HistoricalSciences, tenutosi a Madrid nel 1990, ha dedicato una sezione specificaall’argomento salute e malattia, nella quale è stato analizzato ilmodo in cui gli scambi tra il Vecchio e il Nuovo Mondo hanno influito intale ambito.

L’altra differenza riguarda il concetto di “mutua scoperta”,(mutuo descubrimiento), cioè il tentativo di correggere la tendenzaeurocentrica del passato e di iniziare a comprendere quali siano stati icontributi reciproci tra i popoli del Vecchio e del Nuovo Mondo. Si potrebbeobiettare che il termine “mutuo” esprima in qualche modo la cattivacoscienza dei discendenti dei conquistatori e nasconda la diseguaglianzae il carattere asimmetrico della scoperta. E’ comunque difficile evitaredi propendere per l’una direzione o per l’altra. La scoperta dell’America può essere intesa, da un lato, come un trionfodella civiltà; essa è stata infatti , per dirlo con le paroleusate da Francisco Lopez de Gomara in Historia General de las Indias (1552),”il piu’ grande evento dalla creazione del mondo, fatta eccezione perl’incarnazione e morte di Colui che lo creò” (1).

Dall’altro lato, invece, può essere considerata come l’inizio del più grande genocidio della storia dell’umanità. Sebbene siadifficile superare l’arroganza dei vincitori o il rancore dei vinti, l’ideadella mutua scoperta, per quanto sbilanciata possa essere – se si considerache l’Europa, per secoli, ha sottovalutato le culture indigene del NuovoMondo – può servire a sottolineare che dei contributi, invece, sonostati apportati da entrambe le parti. Tale concetto, inoltre, puòessere un principio guida per l’interpretazione dell’attuale situazionein cui ha una valenza estremamente importante la convivenza e la cooperazionetra i diversi popoli, sia all’interno di uno stesso Paese sia tra i vari Paesi.

Molti studi specifici hanno chiarito i diversi aspetti degli scambi di salute e malattia avvenuti attraverso l’Oceano Atlantico dal 1492. Nuove conoscenzee nuove tecniche, quali lo studio del Dna umano e dei microrganismi patogeni,potranno chiarire, in futuro, come e quando molti popoli migrarono, da qualimalattie furono colpiti e come queste si trasmisero attraverso i continenti.Negli ultimi anni la paleopatologia ha compiuto eccezionali progressi fornendouna risposta ad alcune di queste domande.

Il presente articolo valuta l’interazione tra eventi e fattori che, nonsolo in Europa e nelle Americhe ma nel mondo intero, hanno avuto un’importanteinfluenza estesasi, oltre all’ambito sanitario, a tutti gli aspetti dellavita. L’articolo considera, in particolare, i seguenti aspetti:
-la portata e le cause della rapida diminuzione della popolazione americananel XVI secolo;
-la diffusione di molte malattie infettive dal Vecchio al Nuovo Mondo e,in alcuni casi, il processo contrario;
-le conseguenze della comparsa di cibi “esotici” sull’alimentazionee sulla salute;
-l’esportazione e l’importazione di droghe tra l’America e l’Europa;
-i metodi di prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie;
-l’impatto reciproco dei diversi modelli sanitari.
Lo studio di quanto è accaduto in passato, quando sono iniziati gliscambi tra due mondi precedentemente isolati, è diventato oggi pernoi di vitale importanza e ciò è dovuto al fatto che i nostritempi sono caratterizzati da un intenso scambio di popoli, informazionie malattie al livello internazionale. Il presente lavoro analizza, dunque,anche le prospettive che emergono dalla situazione attuale, comprese lenuove questioni bioetiche, la possibilità di nuove epidemie e lanecessità di solidarietà internazionale in campo sanitario.

Dalla separazione alla comunicazione. Prima della reciproca scopertaesistevano differenze di rilievo tra il Vecchio e il Nuovo Mondo nell’ambitodella salute e della malattia. L’opinione che le comunità amerindienon venissero colpite in modo grave dalle malattie, (2)e che nell’America precolombiana vi fosse una sorta di verginitàepidemiologica, è contraddetta da tradizioni scritte e orali, dascoperte paleopatologiche e dal fatto che in nessuna parte del continenteamericano o del mondo esistano comunità cosidette primitive che sianocosì sane come alcuni illusi vorrebbero. Nonostante ciò, daquasi tutte le cronache di viaggiatori europei si evince chiaramente chela gente che essi incontravano era spesso sana, alta, agile e ben nutrita,e che di solito il clima era mite.
La densità della popolazione amerindia è ancora una questionealtamente controversa. Le prime stime erano estremamente basse e infatti,quando nel 1966 Henry F. Dobins riferì che nell’intero emisfero essasi aggirava tra i 90 e i 112 milioni, molti storici si rifiutarono di accettarela sua valutazione (3) Da allora, comunque, le stimesono costantemente aumentate.
Probabilmente le nuove ricerche chiariranno ulteriormente la questione.Al momento, sono largamente accettate le seguenti tre considerazioni:
-nel XV secolo, la popolazione americana non si discostava numericamenteda quella europea, che era stimata intorno ai 50-80 milioni di individui;
-nel XVI secolo l’Europa ha attraversato un periodo di crescita demografica,da attribuirsi in parte all’importazione di prodotti dalle terre conquistate;
-in America, al contrario, si è registrata un’improvvisa diminuzionedella popolazione (che fu seguita dalla massiccia importazione di schiavidall’Africa) che viene considerata la più grande tragedia demograficadella storia.
E’ noto che l’origine e lo sviluppo comune della razza umana si èinterrotto tra i 15 e i 40 mila anni fa. Rispetto all’evoluzione dell’Homosapiens, la separazione dei diversi continenti può essere considerataun evento relativamente recente nella storia degli organismi viventi, comela migrazione dei nomadi dalla Siberia attraverso lo Stretto di Bering.Tuttavia, entrambi i processi si sono verificati in un’epoca talmente remotada aver creato, sia dal punto di vista biologico che patologico, un NuovoMondo tra l’Atlantico e il Pacifico. Differenti condizioni ambientali, cibi,eventi storici, organizzazioni sociali, oltre alla diversità dellascienza medica e delle sue applicazioni, hanno contribuito all’isolamentodi due o piu’ patocenosi abbastanza diverse, favorite anche dalla presenzao dall’assenza di agenti biologici e di vettori delle malattie infettive.
Mirko D. Grmek ha introdotto il concetto di patocenosi per descrivere l’interocomplesso di condizioni patologiche esistenti in una data popolazione inun particolare periodo storico (4) Nel Vecchio Mondo,lo scambio di malattie tra Europa e Asia non era stato frequente benchécontinuo. Secondo William H. McNeill, mentre dal 500 a.C. al 1200 d.C. nellezone civilizzate dell’Eurasia si verificò un’integrazione di serbatoivirali, nel continente Americano si sviluppò una patocenosi completamentedifferente, in cui vaiolo, morbillo, influenza, malaria e febbre giallaerano del tutto sconosciute. L’introduzione di queste malattie avrebbe difatto avuto un effetto devastante per le popolazioni non immunizzate. Pertanto,il loro ruolo nella tragedia demografica del continente americano non deveessere sottovalutato.
J. C. Escudero attribuisce altresì l’improvviso aumento della mortalitàanche ad altri fattori quali, per esempio, le pericolose condizioni di lavoronelle miniere, la rottura degli schemi alimentari tradizionali, gli omicidi,e il crollo psicologico e culturale che ha indebolito le difese contro ogniforma di malattia e che ha persino causato epidemie di suicidio (5)

Importazione ed esportazione delle malattie. Dall’altra parte dell’interscambio,raramente furono riscontrate nuove malattie tra gli europei che arrivavanoin America. Il candidato più controverso per la trasmissione inversaè la sifilide. Qual è stata la sua origine? Sono stati gliuomini di Colombo che, tornando dall’America, hanno portato la malattiain Europa oppure essa era già presente come infezione cronica e venivaconfusa dai medici con la lebbra o con altre malattie? Dopo il 1492 l’agentedella sifilide ha subito mutamenti dal punto di vista genetico ed epidemiologico?Studi futuri potranno chiarire queste domande.
La sifilide fu probabilmente la sola malattia importante esportata dal NuovoMondo, ma la discussione sulla sua origine risente dello stesso pregiudizioche si riaffaccia ogni qualvolta il buon senso e le ricerche storiche sitrovino di fronte a malattie trasmesse per via sessuale. Una controversiasimile è sorta oggi sull’origine della sindrome da immunodeficienzaacquisita (AIDS). Grmek ha sottolineato: “le curiose analogie esistentitra la diffusione della sifilide all’inizio dell’epoca moderna e l’attualeepidemia dell’AIDS: la trasmissione per contatto sessuale, il passaggiodell’infezione dalla madre al feto, l’impatto della malattia sui comportamenti,la chiusura dei bagni pubblici e dei cosiddetti ‘luoghi del viziò,la discriminazione sociale e, in qualche modo, la gravità della malattia.”(6)
Guenter B. Risse, in un altro libro sulla storia dell’AIDS, sottolinea cheil diffondersi delle epidemie si accompagna molto frequentemente alla riprovazionesociale, laddove la responsabilità per avere trasmesso la malattiaè più presunta che provata: “Gli ebrei sono stati accusatiper la Morte Nera in Europa, gli irlandesi per il colera a New York, e gliitaliani sono stati accusati di aver importato la poliomielite a Brooklyn.”(7)
Va ricordato che la sifilide stessa è stata definita, subito dopola sua comparsa, mal francese o morbo gallico in Italia, e mal napolitainin Francia.
Le condizioni per la trasmissione di ciascuna malattia sono diverse. Alcunemalattie come il vaiolo e il morbillo, che si trasmettono direttamente dauna persona all’altra, si diffusero improvvisamente e ampiamente nel NuovoMondo. Altre, invece, quali la malaria e la febbre gialla, che vengono trasmesseda artropodi, si diffusero lentamente e in modo differenziato nel nuovocontinente poiché l’organismo patogeno dovette adattare il propriociclo vitale ai nuovi vettori. Quanto alla malaria, è probabile cheil Plasmodium vivax ed il P. malariae esistessero già,mentre: “l’introduzione del Plasmodium falciparum ebbe forse luogoin epoca post-colombiana. Sarebbe stato difficile per questo parassita dallavita breve raggiungere l’America in epoca preistorica, specialmente durantel’ultima glaciazione.”(8)
Per quanto concerne la febbre gialla, sembra che la prima epidemia si siaverificata nel 1648 nello Yucatan e a Cuba, epoca in cui l’Aedes aegypti,che era stato probabilmente trasportato nei serbatoi d’acqua delle naviprovenienti dall’Africa, trovò l’ambiente ideale per moltiplicarsie per raggiungere la densità critica necessaria.
Il caso della tripanosomiasi, infine, prova che le malattie endemiche rimangonoisolate, anche in presenza di enormi migrazioni di uomini, quando, per mancanzadi vettori, il ciclo vitale dei parassiti non si può riprodurre.I flagellati Trypanosoma gambiense e il T. rhodesiense, chesono responsabili della malattia del sonno, si trasmettono da una personaall’altra attraverso le punture della mosca tse-tse, mentre il T. cruzi,l’agente responsabile del morbo di Chagas, si trasmette con la puntura diun insetto che introduce nella ferita feci infette. A ogni modo, il morbodi Chagas è circoscritto all’Emisfero Occidentale, e la malattiadel sonno a quella fascia dell’Africa centrale in cui è presentela mosca tse-tse. Quest’ultima malattia esiste da molte centinaia di anni(scrittori arabi ne hanno descritto epidemie nel XIV secolo, cioèmolto tempo prima delle esplorazioni europee), e probabilmente la sua presenza”ha contenuto l’invasione dell’Islam dal Nord e l’immigrazione portoghesee boera dal Sud”. (9)
Ciò può essere considerato un esempio della rilevante influenzadelle malattie sugli eventi storici. Una spiegazione analoga, che andrebbeunita a considerazioni geografiche, militari e culturali, si potrebbe darea proposito delle evidenti differenze esistenti tra la colonizzazione europeadell’Africa e quella americana. I popoli delle americhe precolombiane nonerano immunizzati nei confronti dei virus importati dall’Europa e questemalattie, unite alla crudele violenza descritta per primo da Bartolome’de Las Casas, (10) hanno contribuito al loro sterminio.In Africa, le popolazioni indigene erano in qualche modo immunizzate neiconfronti delle malattie europee e sicuramente erano maggiormente immunizzaterispetto a tutte le malattie locali. Fino al XIX secolo, infatti, l’AfricaOccidentale fu considerata “la tomba dell’uomo bianco”. Si pensavache gli europei, per motivi di razza, non potessero sopravvivere al climaafricano e che gli africani fossero invece geneticamente adatti. Tuttavia,come osserva Philip D. Curtin, “Il punto debole degli europei non avevanulla a che fare con la razza bensì con una mancanza di immunizzazione,in particolare nei confronti della febbre gialla e della malaria, immunizzazioneche molti africani acquisivano nell’infanzia”.(11)Simili condizioni morbose erano presenti in diverse parti dell’Africa eresero difficile il diffondersi dell’insediamento europeo fino a quandonon vennero identificati gli agenti responsabili – nonché i lorocicli di vita – e introdotte misure preventive per proteggere i colonizzatori.Per tale motivo, in Africa, gli europei non si sostituirono mai alle popolazionilocali come accadde, invece, nel Nuovo Mondo.

Lo scambio di cibi. L’espressione “mutua scoperta” èparticolarmente appropriata per gli scambi avvenuti nell’ambito della produzionee dei consumi di cibi e medicinali dopo il 1492, scambi che hanno coinvoltosia le popolazioni che vivevano ai due lati dell’Oceano Atlantico sia quelledell’Asia e di altre parti del mondo. Gradualmente numerose piante e animalieuropei furono esportati nelle Americhe – in primo luogo, perchégli equipaggi delle navi erano più abituati al loro cibo tradizionale,in secondo luogo per provvedere al sostentamento dei colonizzatori e, infine,per nutrire la popolazione locale in aumento. Questa “espansione biologicadell’Europa” in alcuni casi ha sortito effetti negativi, quali, peresempio, il trasferimento oltreoceano (12) di pianteinfestanti. Esiste, pero’, anche un’ampia documentazione sui vantaggi derivatidall’introduzione di nuove specie.
Cambiamenti più repentini e profondi si sverificarono dall’altraparte dell’Atlantico quando il mais, la patata, il pomodoro, l’arachide,la manioca, e altre piante molto utili e di facile coltivazione furono introdottenell’agricoltura eurasiatica e in quella africana. Quest’importazione èstata infatti una delle ragioni principali del miglioramento degli standarddi vita e dell’incremento demografico nell’Europa del XVI secolo. Nelleisole britanniche, per esempio, tra il 1541 ed il 1656 il numero degli abitantiraddoppiò, con un tasso d’incremento annuo dello 0,6%. (13)
Questi cambiamenti nell’agricoltura e nelle abitudini alimentari, tuttavia,arrecarono anch’essi degli inconvenienti. In alcuni casi, le nuove colturesi sostituirono quasi completamente a quelle vecchie diventando molto vulnerabiliall’aggressione dei parassiti locali; ricordiamo, per esempio, la carestiaseguita alla distruzione delle patate per opera dello Scarabeo del Colorado,che, negli anni tra il 1845 e il 1847, provocò una calo della popolazioneirlandese da 8 a 5 milioni. Un altro caso è rappresentato dalla diffusionedella pellagra (identificata da Gaspar Casal e definita Mal de la rosa)nelle Asturie nel XVIII secolo e nella valle del Po nel XIX. Nel 1938 siscoprì che essa era causata dalla carenza di vitamina PP (che previenela pellagra), assente nel mais. Quando la dieta – povera ma equilibrata- dei contadini italiani e spagnoli fu sostituita da un’alimentazione esclusivamentea base di mais, si ebbe un’esplosione della malattia. Attribuita inizialmentea fattori genetici o infettivi, o anche all’adulterazione dei cibi, (14)la pellagra si rivelò una malattia letale. Più della metàdei pazienti degli ospedali psichiatrici italiani era affetta dalla sindromepsichiatrica di tale malattia. E’ interessante notare che essa probabilmentenon esisteva nelle zone in cui il mais veniva originariamente coltivato;e ciò era dovuto al fatto che gli amerindi lo integravano, nellaloro dieta, con piselli e altri alimenti. E’ da notare, inoltre, che, inItalia, la pellagra diminuì e scomparve quasi del tutto verso lafine del XIX secolo e l’inizio del XX, quando i contadini ottennero salaripiù elevati, le loro condizioni di vita e di lavoro miglioraronoe la loro dieta divenne più varia. Nel frattempo, gli scienziatidiscutevano ancora sulla sua eziologia.

Internazionalizzazione delle tossicodipendenze. Il commercio delledroghe attraverso l’Oceano Atlantico fu persino più rapido e probabilmentepiù intenso dello scambio dei cibi. La droga, qualunque sia il suosignificato dal punto di vista antropologico, è un fenomeno che riguardaquasi tutte le società passate e presenti. E’ infatti comunementeaccettato che gli effetti sono più nocivi quando delle droghe estraneealle tradizioni locali vengono importate e largamente usate.
Alcune delle droghe oggi diffuse negli Stati Uniti e in Europa hanno avutoorigine dalla tradizione amerindia. La cocaina veniva infatti prodotta eutilizzata in Perù, Bolivia, e in altre zone del Sud America moltisecoli prima dell’impero Inca. Pare che quando la Spagna occupò laregione: “la coltivazione (della cocaina) fosse limitata, che l’usofosse vietato alla gente comune, e che i trasgressori venissero puniti.Potevano utilizzarla esclusivamente gli Inca e le élites in occasionedi festività importanti e di cerimonie religiose; […] i terrenicoltivati, limitati durante la dominazione Inca, aumentarono considerevolmentedopo la conquista, e il traffico di cocaina diventò un business moltoredditizio.”(15) Ebbe cosi’ inizio uno deitraffici più lucrativi e letali dei nostri giorni.
Nelle regioni tropicali e subtropicali delle Americhe era abbastanza comunefumare il tabacco. Esso era coltivato in grandi quantità dagli spagnolia Santo Domingo, dai portoghesi in Brasile e dagli inglesi nella Virginiache, successivamente, lo esportarono e lo distribuirono in tutta l’Europa.
Carlo I d’Inghilterra fece del tabacco un monopolio dello Stato, e nel XXsecolo la sua produzione divenne un’affare al livello internazionale.
Il tabacco è oggi considerato dall’Organizzazione Mondiale dellaSanità (OMS) l’unica e più importante causa di decessi eliminabilein tutto il mondo. L’organo ufficiale dell’Oms afferma che: “al giornod’oggi la preoccupazione principale riguardo all’uso del tabacco èil suo aumento nei Paesi in via di sviluppo. Mentre in Occidente i mercatidel tabacco diminuiscono dell’1% ogni anno, nei Paesi in via di sviluppoil fumo registra un aumento medio annuo pari al 2% […] Gli esperti prevedonoche le malattie da fumo faranno la loro comparsa in questi ultimi Paesiprima ancora che si riescano a controllare le malattie infettive e la malnutrizione,e così il divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri si amplieràulteriormente […] [Ciò è anche dovuto al fatto che] il denaroche potrebbe essere usato per comprare il cibo per l’intera famiglia vienedirottato verso un prodotto che non ha nessun tipo di valore nutrizionale”.(16)
In Asia, la pressione esercitata per far aumentare il fumo del tabacco èstata addirittura definita “una nuova guerra dell’oppio”.
Altre droghe, come l’oppio (eroina) e l’hashish, provenienti dall’Asia,raggiunsero il continente americano passando per l’Europa o direttamenteattraverso il Pacifico.
Per quanto riguarda l’alcol, infine, possiamo dire che esso è statoed è tuttora prodotto da diversi tipi di colture e utilizzato inmolte società. Il suo uso è stato, a volte, associato ad azionipremeditate finalizzate a ridurre le resistenze delle popolazioni localicome, per esempio, nel caso degli Indiani durante la penetrazione biancain Nord America. Oggi l’alcol, in forma di bevande alcoliche, vini e birra,rappresenta un’industria le cui esportazioni si ramificano in tutto il mondo.

Stili di vita e condizioni di lavoro. Attraverso gli esempi riportatisulle malattie, le abitudini alimentari e la droga, abbiamo potuto osservareche negli ultimi cinque secoli si è verificato un intenso scambiodi stili di vita e di morte. La maggior parte di queste trasformazioni,che riguardano la salute e le malattie, si sono manifestate non come effettiprogrammati ma come conseguenze impreviste di eventi e mode economiche politichee culturali.
In alcuni casi soltanto vi è stata un’espressa volontà diaiutare (con misure igienico-sanitarie, vaccinazioni e terapie) o di distruggere(con la diffusione di malattie infettive). Spesso l’improvviso cambiamentodelle condizioni di vita e di lavoro ha influito positivamente o negativamentesulla morbilità e sulla mortalità, ma tali effetti non sonostati compresi immediatamente e gli stereotipi culturali hanno reso difficileidentificare i veri processi coinvolti. Per esempio, l’alta mortalitàdegli Amerindi dovuta ai virus importati dagli europei e considerata, avolte, una conferma dell’inferiorità razziale della popolazione nativa,era in realtà determinata dalle loro inferiori difese immunitarie.
N. Wachtel ha inoltre sottolineato il ruolo dei fattori psicologici e culturalinell’aumento di tale vulnerabilità biologica e nella riduzione dellavoglia di vivere e di procreare.(17)
Un fattore chiave della trasformazione generale è stato il cambiamentodelle condizioni di lavoro. E’ il caso, soprattutto, delle Americhe dove,sconvolgendo tradizioni profondamente radicate, sono state introdotte nuoveattività, nuove tecnologie e nuovi tipi di relazioni sociali. Perquanto riguarda il primo impatto della dominazione europea, Las Casas, tragli altri, afferma che molti lavoratori morirono per la fame e per la pesantezzadel lavoro nelle miniere, specialmente nelle miniere d’oro. Per quanto concernei secoli successivi, è difficile ricostruire un resoconto oggettivoed esauriente dei vantaggi e degli svantaggi derivati dall’introduzionedi un’agricoltura intensiva e dell’industria moderna. Differenze d’opinionee d’interpretazione nascondono, in questo caso, la vera realtà deifatti.
Disponiamo, tuttavia, di testimonianze migliori per quanto concerne i nuoviproblemi insorti nella seconda metà di questo secolo. Uno di essiè rappresentato dall’esportazione di industrie, prodotti e rifiutinocivi e pericolosi nei Paesi sottosviluppati e più “permissivi”.Il volume e la varietaà di queste esportazioni sono aumentati, parallelamentealle restrizioni introdotte nel mondo industrializzato, sia sotto la pressionedei lavoratori e dei cittadini sia in virtù delle nuove regole stabilitedalle leggi nazionali e dagli accordi internazionali.(18)L’altro grande problema è rappresentato dalla distruzione o dall’impoverimentodelle risorse naturali, specialmente delle foreste tropicali ed equatoriali,che minacciano non solo l’occupazione e l’habitat di alcune popolazioni,ma anche l’equilibrio di tutta la biosfera.

Cultura medica e sanitaria. Ho fin qui riassunto e commentato i cambiamentidelle condizioni di vita, del cibo e delle malattie. I contatti tra le due(o più) civiltà dopo il 1492 hanno avuto, e hanno tuttora,una profonda influenza sui modi in cui le malattie sono state e continuanoa essere considerate, prevenute e curate.
Alcuni dei rimedi terapeutici comunemente utilizzati in tutto il mondo appartengonoalla tradizione precolombiana, creata da “popoli che vivevano nell’umidaforesta tropicale o sui semiaridi plateaux tropicali, i quali, con estremaabilità, sono stati in grado di trovare nel loro ambiente tutti imezzi necessari alla sopravvivenza”.(19)Avanzo solo un’obiezione sull’uso della parola todos (tutti) che
J. Ghisani fa nel testo originale, visto che per molte delle malattie diqueste popolazioni non si conosceva alcuna cura fino all’avvento della medicinascientifica.
Il rimedio più conosciuto, e probabilmente più importante,esportato dal Nuovo Mondo è stato il chinino. La storia della Contessadi Chincon, moglie del vicere del Perù, che guarì dalla malariadopo aver preso una polvere ottenuta da una miracolosa corteccia d’alberoè stata messa in dubbio quale “mito inventato, esploso 40 annifa. La Contessa non ha mai avuto la malaria a Lima, non ha mai distribuitola corteccia nel Perù, ed è morta di qualche altra malattiaprima che potesse far ritorno in Spagna” (20).Il ruolo del chinino, qualunque sia la sua vera storia, è stato moltoimportante in tutti i continenti. D’altra parte, i Paesi industrializzati,specialmente nel XIX e nel XX secolo, hanno scoperto, prodotto ed esportatomolti altri medicinali, vaccini, tecnologie e modelli di prevenzione e dicura.
L’integrazione di queste tecnologie non è stata sempre facile e alieto fine. Prima del 1492, la cultura medica e quella sanitaria, compresipersino gli stessi concetti di malattia, avevano avuto uno sviluppo deltutto indipendente e, nei secoli successivi, le condizioni economiche, socialie culturali rimasero molto diverse nonostante le intense comunicazioni,che oggigiorno avvengono addirittura in tempo reale. Gradualmente, il modelloeuro-americano, sia per i suoi risultati positivi che per le influenze economichee politiche che ne sono alla base, è diventato dominante a tal puntoda essere quasi esclusivo. Esso ha ignorato molte delle idee e delle esperienzedella tradizione americana originaria, solo di recente rivalutata (21).L’OMS, per esempio, ha pubblicato un libro in cui viene analizzato, tral’altro, che cosa si intenda per medicina tradizionale latino-americana(22).
Lo stesso processo di unificazione forzata ha coinvolto le professioni sanitarie,compreso l’aspetto formativo, curricolare, gerarchico e di potere, nonchéi sistemi di previdenza sociale e di assistenza sanitaria. I modelli euro-americaniche hanno contribuito a innalzare il tenore e la durata della vita vengonoora messi in discussione, all’interno stesso dei Paesi sviluppati, per illoro costo elevato, il loro impatto dannoso sulle vite umane e la loro mancanzadi efficacia – problemi che assumono proporzioni maggiori e talvolta drammatichequando le condizioni economiche e culturali non consentono di utilizzarele risorse umane e finanziarie in maniera inefficiente.

Dalla comunicazione all’interdipendenza. Negli ultimi cinque secolisi sono verificati due grandi cambiamenti globali, tra loro collegati. Unodi essi consiste nella transizione dall’isolamento alla comunicazione, avviatanel 1492. L’altro è rappresentato dal passaggio dalla comunicazionealla totale interdipendenza, che ha avuto inizio durante la seconda guerramondiale e che è diventato più evidente nella seconda partedel XX secolo.
Dal punto di vista sanitario, molti dei progressi compiuti in Europa nelcorso degli ultimi 500 anni sono stati possibili grazie alle risorse naturalie umane provenienti dalle colonie. Allo stesso tempo, molte delle scopertenel campo dell’eziologia, della prevenzione e della cura si sono rivelatemolto utili per tutti i popoli. E’ interessante notare che tra la fine delXIX e l’inizio del XX secolo molte delle più importanti scopertefurono opera di medici militari (23); per esempio,nel 1881, fu un medico dell’esercito francese in Algeria, C. L. A. Laveran,a identificare nel parassita Plasmodium l’agente responsabile dellamalaria, e nel 1900 fu la Commissione dell’esercito statunitense a condurreesperimenti fondamentali che dimostrarono il ruolo dell’ A. aegyptinella trasmissione della febbre gialla, sostenuto per primo dal cubano CarlosJ. Finlay (24).
Sebbene l’intenzione principale fosse quella di proteggere gli eserciticoloniali, i benefici di queste scoperte ebbero in seguito carattere universale.Attualmente tale processo di “esportazione di salute” èancora in atto, mentre lo sfruttamento di risorse naturali e umane procedeancora nei modi già descritti.
Altri pericoli, raramente discussi nonostante il crescente interesse mondialeverso i problemi della bioetica, possono derivare dal cattivo uso dellepotenzialità scientifiche e tecnologiche. Un esempio è rappresentatodal fiorente mercato del sangue per trasfusioni proveniente dal Sud versoil Nord (in America e in Europa) e, in alcuni casi, dal mercato nero diorgani per i trapianti. Un altro esempio, più familiare, èquello relativo alla sperimentazione di nuovi medicinali e vaccini nei Paesiin cui la normativa sugli esperimenti umani è meno restrittiva (25).Infine, è necessario ricordare gli esperimenti condotti nel campodell’ingengeria genetica. I costi elevati di tali test e la ristrettezzadelle leggi europee e statunitenesi comportano, talvolta, il ricorso a banchidi prova alternativi in altre parti del mondo.
In quest’era di interdipendenza emergono due possibilità: accresceree sfruttare il divario esistente a livello internazionale tra benesseree salute, oppure, come suggerisce l’OMS, lavorare uniti per la salute ditutti. I pericoli del mondo e le speranze dell’uomo suggeriscono che quest’ultimapossibilità sia non solo auspicabile dal punto di vista etico, maanche necessaria da un punto di vista storico.
Nell’introduzione di un libro sulla storia dell’AIDS, Elizabeth Fee e DanielM. Fox analizzano “le complicate cause del declino della storia comedisciplina base della vita pubblica.” (26).La realtà globale evidenzia ancora l’importanza della storia. Quindicianni fa, commentando l’unificazione microbica del mondo dal XVI secolo inpoi, Emmanuel Le Roy Ladurie concluse la sua relazione affermando che questofenomeno “a partire dall’era moderna, perde gradualmente la sua importanzacome fucina del destino dell’uomo” (27).Tutti ci auguriamo che ciò sia vero. Ma come ha scritto JonathanMann, ex direttore del programma AIDS dell’OMS, commentando le tesi generalisu tale malattia: “Mai nella storia tante persone hanno viaggiato inPaesi tanto lontani e con una tale frequenza come accade oggi. Gli arrividei turisti internazionali sono aumentati di oltre 15 volte a partire dal1950, senza contare i numerosi viaggiatori non registrati le cui cifre sipossono solo supporre. Il mero volume degli spostamenti di persone e merciattraverso i confini ha creato una situazione qualitativamente nuova, checostituisce la condizione ideale per la diffusione della malattia a livellomondiale … L’HIV e’ forse il primo virus ad avvantaggiarsi di questa opportunitàprettamente moderna, ma sarebbe un errore fatale pensare che sara’ l’ultimo.”(28)
Per affrontare la situazione, Mann propone di creare “un’osservatoriopatogeno globale per proteggere tutti noi ” e di rafforzare le retidi comunicazione tra i sistemi sanitari di tutto il mondo. Sulla stessascia, Stephen S. Morse sottolinea la necessità di stabilire regoleinternazionali per ciò che egli definisce “traffico dei virus”.(29)
Un ragionamento analogo può essere fatto relativamente al caso delladroga. Gli Stati Uniti hanno creato un’agenzia specializzata per affrontarequesto problema, e sono stati compiuti anche numerosi sforzi a livello internazionale,a volte combinando i programmi dei Paesi produttori con quelli dei Paesiconsumatori. Ma sorprendentemente, tutto l’allarme e tutte le attivitàsono state concentrate sulle droghe che, coltivate nel Sud, minacciano ilNord, mentre i pericoli del fumo e del tabacco, che prevalgono nei Paesisottosviluppati e in quelli in via di sviluppo, non vengono praticamentetenuti in conto come problemi di importanza mondiale. Ci si potrebbe chiederein che modo vengano stabilite e decise le priorità relative allequestioni importanti. Se tale importanza fosse stabilita in base al numerodi persone che possono subire danni o essere uccise, non vi è dubbioche le priorità si capovolgerebbero. A meno che non si pensi chela droga meriti attenzione solo quando è legata a organizzazionicriminali e che nessuna regolamentazione o controllo debba essere impostoalle organizzazioni industriali che sono – almeno dal punto di vista sanitario- persino più distruttive.
Il flusso di lavoratori emigranti o immigranti (che è, e continueràa essere, particolarmente intenso nel Mediterraneo e nel Nord America) puòessere considerato come un danno o come un’opportunità. Dal puntodi vista genetico e culturale, queste migrazioni possono arricchire la vitadelle generazioni future, ma possono nondimeno rappresentare un rischioper la salute e un ostacolo per il benessere dei Paesi industrializzati.Tuttavia gli immigranti lavorano e producono e sono pertanto parte attivadi questo benessere. Raramente le loro malattie hanno un’origine esotica,come è stato chiaramente documentato nel corso del Secondo CongressoInternazionale sulla Medicina e sulle Migrazioni (organizzato a Roma nelluglio 1990 dall’organizzazione cattolica Caritas e dall’UniversitàLa Sapienza). La maggior parte di esse sono infatti correlate alle condizionidi vita e di lavoro, e la soluzione risiede soltanto in un miglioramentodegli alloggi, dell’alimentazione, dei salari, del lavoro e dei servizisanitari.
Infine, devo brevemente menzionare il problema dell’ambiente globale, cheè universalmente considerato come la sfida principale in quest’eradi interdipendenza. E’ significativo che la Conferenza dell’ONU su Ambientee Sviluppo del 1992, il cosiddetto “Summit della Terra”, sia coincisacon il cinquecentenario dell’unificazione del mondo. Il segretario generaleMaurice Strong ha affermato retoricamente che “nessuna conferenza nellastoria si è mai trovata di fronte alla necessità di prendereuna serie di decisioni così importanti da determinre letteralmenteil destino della Terra”. Oltre a grandi speranze, una serie di conflitti- in modo particolare tra gli interessi del Nord e quelli del Sud – hannoaccompagnato i preparativi per la conferenza e le decisioni prese in taleoccasione. Sebbene commentare ulteriormente questi problemi vada oltre l’intentodel presente articolo vorrei, in chiusura, citare ciò che Henry E.Sigerist scrisse nel 1943. Egli era principalmente interessato alla sanità,ma le sue opinioni sono egualmente rilevanti per l’ambiente globale: “Poiché,a seguito dello sviluppo degli attuali mezzi di comunicazione, il mondoè diventato molto piccolo, dobbiamo pensare e pianificare non solosu scala nazionale bensì su scala internazionale. Vi è unasolidarietà umana nelle questioni sanitarie che non può essereimpunemente trascurata” (30).

Bibliografia

1) Citato da A. Lopez Bohorquez e A. RodriguezCarucci, “Vision Americana de la Conquista espanola. El reverso delDescubrimiento”, Contributo all’International Congress of HistoricalSciences, Madrid, Spagna, 26 Agosto-2 Settembre 1990, 26

2) W. H. McNeill, Plagues and Peoples, Garden City,NY: Anchor Press/Doubleday, 1976

3) L. Roberts, “Disease and Death in the New World”,Science 246 (1989): 1245-1247

4) M. D. Grmek, “Metodi nuovi nello studio dimalattie antiche”, in Annuario Della EST Mondadori, Milano 1975.(Trad it di “Preliminaires d’une etude historique des maladies”,Annales ESC 24 [1969]: 1473)

5) J. C. Escudero, “El impacto epidemiologicode la invasion europea de America”, Ecologia Politica (Barcelona)2 (1991): 9-16

6) M. D. Grmek, Histoire du SIDA, Payot, Parigi1989, 167. Mia traduzione

7) G. B. Risse, “Epidemics and History: EcologicalPerspectives and Social Responses”, in AIDS: The Burdens of History,a cura di E. Fee e D. M. Fox ,University of California Press, Berkeley 1988,6. Vedi anche E. Fee e D. M. Fox, “Introduction”, in AIDS, a curadi E. Fee e Fox, 1-11

8) J. De Zulueta, “Changes in the Geographical Distributionof Malaria Throughout History”, Parassitologia 29 (1987): 196.Vedi anche G. Berlinguer, “Parassitosi e sviluppo. Esperienze dellamalaria e dell’echinococcosi”, Parassitologia 33 (1991): 1-10

9) E. C. Faust e P. F. Russell, Craig and Faust’sClinical Parasitology, Pa: Lea and Febinger, Philadelphia1964, 132

10) Bartolome’ de Las Casas, Brevisima Relacion dela Destruccion de las Indias (Scritto nel 1542; Madrid, Spagna: Catedra,1982)

11) P. D. Curtin, “The End of the White Man’sGrave? Nineteenth-Century Mortality in West Africa”, Journal ofInterdisciplinary History 21 (Estate 1990): 63-88

12) A. W. Crosby, Ecological Imperialism: The BiologicalExpansion of Europe, 900-1900, Cambridge University Press, Cambridge1986

13) R. Schofield, “L’impatto della penuria edell’abbondanza sul cambiamento demografico in Inghilterra, 1541-1871”,in La Fame nella storia, a cura di R. I. Rotberg e T. K. Rabb , EditoriRiuniti, Roma 1987, 82-83. (Titolo originale Hunger and History [Cambridge,England: Cambridge University Press, 1985]).

14) A. de Bernardi, Il Mal della Rosa,Franco Angeli, Milano1984

15) V. Zapata Ortiz, “El problema de la masticacionde hojas de coca en Peru”, in Simposio Internazionale Sulla MedicinaIndigena e Popolare, Istituto Italo-Latino Americano, Roma1979, 211-212.Mia traduzione

16) J. Mackay, “The Tobacco Epidemic Spreads”,World Health (Ottobre 1988): 9-11. Vedi anche Uma Ran Nath, Smoking:Third World Alert, Oxford University Press, Oxford1986

17) N. Wachtel, La Vision des Vaincus,Gallimard, Paris1971

18) T. MacSheoin, “The Export of Hazardous Productsand Industries: A Bibliography”, International Journal of HealthServices 17 (1987): 343-364

19) J. Ghisani, “Discorso di apertura”,in Simposio Internazionale, 4. Mia traduzione

20) G. Gramiccia, The Life of Charles LedgerMacmillan Press, New York 1988, citato da J. Bland, “He gave Quinineto the World”, in World Health (Dicembre 1988): 28-29

21) G. Coury, La medicina Dell’Epoca Precolombiana,Ciba-Geigy, Milano1987 (In francese: La medicine de l’Amerique precolombienne,Editions Roger Lacosta, Paris 1969)

22) World Health Organization, Traditional Medicineand Care Coverage: A Reader for Health Administrators and Practitioners,WHO, Geneva 1983

23) G. Berlinguer, Medicina e Politica, DeDonato, Bari 1973, 111-112. (In spagnolo: Medicina y Politica, EdicionCirculo de Estudios, Cuernavaca, Mexico1977, 49-50)

24) C. J. Finlay, “La etiologia de la fiebreamarilla”, in Obras Completas, Academia de Ciencias de Cuba,Havana 1965, 87-118

25) M. H. Pappworth, Human Guinea Pigs,Routledge and Kegan Paul, London 1967

26) Fee e Fox, “Introduction”.

27) E. Le Roy-Ladurie, “Un concetto: l’unificazionemicrobica del mondo”, in Annuario Della EST, 94-102. Mia traduzione

28) J. Mann, “The Global Lesson of AIDS”,New Scientist, giugno 30, 1990, 30

29) S. S. Morse, “AIDS and Beyond: Definingthe Rules for Viral Traffic”, in AIDS: The Making of a Chronic Disease,a cura di E. Fee e D. M. Fox, University of California Press, Berkeley 1992,23-48

30) H. E. Sigerist, Civilization and Disease,University of Chicago Press, Chicago1943, 59

(Traduzione di Tina Fera)

1 commento

  1. lo scambio colombiano e compagnia sono il secondo argomento che mi è piaciuto nella storia che è una palla al piede quindi … W LO SCAMBIO COLOMBIANO !!!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here