L’immigrazione fa bene all’economia

I richiedenti asilo non rappresentano una minaccia per le economie dei paesi europei, anzi, i dati dicono il contrario. È quanto emerge da uno studio del Centre national de la recherche scientifique in Francia

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Le sfide politiche associate all’immigrazione potrebbero essere affrontate più facilmente se si superassero i cliché che associano i fenomeni migratori con un grave onere economico”. A sostenerlo – proprio quando le discussioni in materia di immigrazione in Italia e in Europa si fanno più accese – sono gli oggi autori di uno studio del CNRS francese (Centre national de la recherche scientifique) pubblicato su Science Advances, secondo cui la paura che l’immigrazione possa portare una nuova crisi economica è infondata. E lo dicono numeri alla mano: la ricerca infatti ha utilizzato un modello empirico basato sui dati economici e migratori degli ultimi 30 anni, da cui emerge che la migrazione in Europa ha un impatto positivo sulle economie dei paesi di destinazione.

Gli autori hanno analizzato i dati Eurostat e OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) di 15 paesi europei, fra cui l’Italia, dal 1985 al 2015. I paesi sono stati scelti in base alla disponibilità dei dati, e sono quelli dove si verificano la maggior parte delle immigrazioni in Europa (l’89% nel 2015). I dati raccolti riguardano sia il flusso di migranti permanenti che i richiedenti asilo che, a differenza dei primi, non vengono conteggiati come residenti.

Studi precedenti sugli effetti economici delle migrazioni mostravano risultati contrastanti. Il lavoro in questione, utilizzando un modello basato solo sui dati effettivi e non su assunzioni teoriche di equilibri di mercato – come avevano fatto invece modelli usati per lavori analoghi – ha permesso di ottenere dei risultati molto affidabili da un punto di vista matematico. Inoltre, questo modello, tiene conto del “bias di causalità”, ovvero del fatto che la migrazione influenza l’economia, ma a sua volta l’economia influenza la (decisione di) migrazione. Ulteriore vantaggio del modello, secondo i ricercatori, è che permette di fare delle stime sugli effetti a breve e medio termine degli eventi migratori. Una volta testato il loro modello su dati economici già analizzati, gli scienziati lo hanno utilizzato per studiare gli effetti economici e fiscali dello shock migratorio, dove per shock si intende l’impatto economico di un evento esterno insolito.

I risultati mostrano come l’immigrazione abbia un effetto positivo sull’economia dei paesi di destinazione, ovvero induca un aumento del prodotto interno lordo, una diminuzione della disoccupazione e migliori il bilancio fiscale. Risulta inoltre evidente che la spesa pubblica dovuta al carico migratorio non solo sia compensata, ma venga di gran lunga superata dal rientro fiscale in termini di tassazione. L’effetto del flusso di migranti permanenti è positivo a partire dall’anno in cui avviene lo shock e rimane per almeno due anni, mentre il flusso di richiedenti asilo richiede più tempo per mostrare un impatto economico significativo, ma sempre positivo, da 3 a 7 anni dopo lo shock, spiegano gli scienziati.

Fuori dai numeri, nel mondo reale, i risultati dello studio potrebbero suggerire come la crisi migratoria che l’Europa sta attraversando probabilmente non causerà una crisi economica, anzi, potrebbe rappresentare un’opportunità. “Non neghiamo che gli ampi flussi di richiedenti asilo comportino una sfida sia per quanto riguarda i paesi ospitanti che rispetto alle politiche di coordinazione a livello europeo”, scrivono in proposito gli autori: “Tuttavia, crediamo che i meccanismi di distribuzione per i richiedenti asilo dovrebbero dipendere da considerazioni politiche e diplomatiche piuttosto che da preoccupazioni economiche”.

Riferimenti: Science Advances

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