Psoriasi e malattie cardiovascolari: la colpa è del collagene

collagene

Questa proteina, che contribuisce alla formazione delle placche cutanee, si può accumulare anche nei vasi sanguigni. Una possibile spiegazione per la maggiore incidenza di patologie cardiovascolari nelle persone che soffrono di psoriasi


Le cause sono ancora un mistero, ma il collegamento è chiaro: chi soffre di psoriasi ha un maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Un pericolo che aumenta anche di sette volte in caso di forme severe della malattia. Scoprire il perché aiuterebbe la comunità scientifica a comprendere come contrastare queste pericolose comorbidità. E un nuovo studio della Washington University ci porta oggi un passo più vicini alla soluzione del mistero. La colpa, spiegano in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, potrebbe essere del collagene. La proteina più diffusa nei tessuti connettivi del nostro organismo, come la pelle e, non a caso, i vasi sanguigni.

Collagene nelle arterie

L’ipotesi alla base della ricerca è piuttosto semplice: le placche cutanee che contraddistinguono la psoriasi hanno una caratteristica conformazione rialzata. Un ispessimento del derma dovuto, in parte, alla presenza di una quantità di collagene eccessiva. Se qualcosa di simile accadesse anche all’interno dei vasi sanguigni – hanno ragionato i ricercatori americani – potrebbe facilmente produrre la formazione di placche aterosclerotiche, cioè di accumuli di lipidi che ostruiscono le arterie, e aumentano il rischio di complicazioni cardiocircolatorie.

Lo studio sui topi

Per testare questa possibilità, i ricercatori hanno fatto ricorso a un modello animale della psoriasi. In questo caso si è trattato di topi, esposti a un farmaco immunomodulatore, chiamato imiquimod, che in questi animali produce una reazione molto simile a quella che si contraddistingue la psoriasi umana. Per osservare cosa accade nei loro vasi sanguigni hanno quindi iniettato nei topi delle proteine di colesterolo Hdl (o High-Density Lipoprotein, il cosiddetto colesterolo buono), ingegnerizzato per illuminarsi una volta esposto alla luce di un laser. In questo modo hanno potuto osservare gli spostamenti del colesterolo nell’organismo dei topi, scoprendo che effettivamente impiega molto più tempo del normale ad abbandonare il flusso sanguigno. Sia a livello dei vasi superficiali, sia delle arterie che portano il sangue verso il cuore.

Sottoponendo gli animali a una dieta ricca di colesterolo, i ricercatori hanno notato inoltre la formazione di depositi all’interno dei vasi sanguigni. In quantità molto superiore a quanto osservato in topi sottoposti allo stesso regime alimentare, ma privi di sintomi della psoriasi.

Il ruolo delle cellule immunitarie

“Evidentemente, la risposta immunitaria scatenata a livello della pelle può provocare cambiamenti sistemici”, spiega Gwendalyn Randolph, immunologa della Washington University che ha coordinato la ricerca. “Quando le cellule immunitarie vengono attivate per reazione all’infiammazione della pelle si muovono all’interno dell’organismo, raggiungendo altre aree della pelle e anche i vasi sanguigni, e aumentano la presenza di collagene ovunque arrivino per preparare l’organismo in vista di un nuovo ipotetico attacco o lesione”.

Le cellule di cui parla Randolph sono conosciute con la sigla Th17. In molte malattie autoimmuni sono presenti in quantità superiori alla norma, e producono una sovrabbondanza di una proteina nota come IL-17, che svolge un ruolo importante nell’attivazione del sistema immunitario. Attualmente esistono diversi anticorpi monoclonali già approvati per il trattamento della psoriasi e di altre patologie autoimmuni in grado di colpire questa proteina. E non a caso, una volta rimossa la presenza eccessiva di IL-17, l’organismo dei topi utilizzati nell’esperimento ha ripreso a funzionare normalmente, provocando velocemente la scomparsa degli accumuli di collagene e delle placche di colesterolo.

I risultati, spiega Randolph, andranno confermati con ulteriori ricerche su modelli animali e pazienti umani, ma lasciano sperare che in futuro sarà possibile abbattere il rischio di comorbidità cardiovascolari nei pazienti che soffrono di psoriasi, e anche altre patologie autoimmuni.

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