In collaborazione con Istituto Gentili
Il dolore è spesso considerato come un semplice “campanello d’allarme” del corpo. Nel caso dei tumori, però, questa definizione non è vera. Il dolore cronico oncologico può diventare autonomo, persistente e altamente invalidante. E non coinvolge soltanto il corpo, ma anche la dimensione psicologica e quella sociale: alla sofferenza fisica si associano spesso ansia, depressione e insonnia, mentre le limitazioni nella vita quotidiana possono portare all’isolamento. È proprio questa natura complessa a rendere il dolore una vera malattia, che richiede un approccio specifico ed efficace.
Le crisi improvvise
Anche quando il dolore di base è ben controllato, molti pazienti devono affrontare un ulteriore problema: le crisi improvvise e intense note come Breakthrough Cancer Pain (dolore episodico acuto). Si tratta di episodi che raggiungono rapidamente un’intensità molto elevata e durano per un tempo limitato, ma sufficiente a compromettere in modo significativo la qualità della vita. La loro imprevedibilità genera una costante tensione emotiva, perché il paziente vive nell’attesa del prossimo attacco. Per questo motivo, i trattamenti tradizionali a rilascio lento non sono adeguati: servono farmaci capaci di agire in tempi rapidissimi.
Le caratteristiche del fentanyl
“Il fentanyl è un oppioide peculiare: è la molecola analgesica più potente disponibile nella pratica clinica; è molto liposolubile, riesce quindi a entrare nell’organismo attraverso vie che per altre molecole sono più difficili da percorrere; viene rapidamente metabolizzato una volta assorbito a livello intestinale”, spiega Diego Fornasari, professore ordinario di Farmacologia all’Università degli studi di Milano. Ecco perché il fentanyl rappresenta una delle risorse più importanti nella terapia del dolore oncologico. La disponibilità di diverse formulazioni consente di personalizzare la terapia in modo preciso. Il cerotto transdermico permette un rilascio costante del farmaco, utile per il controllo del dolore continuo. Le formulazioni a rapido assorbimento, come spray nasali o compresse sublinguali, offrono invece una risposta tempestiva durante le crisi acute, consentendo al paziente di intervenire in autonomia e in modo discreto. In più, oggi la formulazione spray è dotata di un sistema elettronico di sicurezza integrato nel dispositivo: un contadosi digitale e un meccanismo di blocco fra una somministrazione e l’altra.
Il meccanismo d’azione
Il fentanyl agisce interagendo con il sistema oppioide endogeno, il complesso meccanismo fisiologico del corpo umano dedicato al controllo e alla mitigazione del dolore. Quando il dolore diventa così intenso che i sistemi naturali di protezione dell’organismo non sono più sufficienti, il fentanyl interviene producendo una potente analgesia. Grazie alle sue caratteristiche farmacologiche, agisce velocemente e non produce metaboliti attivi che possano accumularsi nell’organismo, risultando particolarmente indicato anche per pazienti fragili.
Perché è importante curare il dolore
Somministrare i farmaci più appropriati nel trattamento del dolore oncologico non è una questione umanitaria, è una scelta terapeutica. Un paziente che soffre intensamente ha maggiori difficoltà a sostenere trattamenti impegnativi come chemioterapia o radioterapia e può arrivare ad abbandonarli. Al contrario, una gestione efficace del dolore migliora l’aderenza alle cure oncologiche e contribuisce concretamente a prolungare la sopravvivenza. Ragioni etiche e cliniche che sono alla base del diritto a non soffrire inutilmente riconosciuto e tutelato in Italia dalla legge 38/2010, che ha sancito l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, e dalla legge 219/2017, che ha rafforzato l’obbligo per i medici di intervenire per alleviare la sofferenza.
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