Il tumore al pancreas rimane una delle neoplasie più difficili da curare: conta in Italia circa 13500 nuove diagnosi l’anno e quasi 15 mila decessi (dati Aiom, I numeri del cancro 2025). Le diagnosi molto spesso arrivano quando la malattia è già avanzata. Ci sono però alcune persone in cui, pur non essendosi ancora sviluppato il tumore, è possibile identificare delle forme precancerose, ovvero delle lesioni che potrebbero trasformarsi in un tumore. Alcuni ricercatori sono al lavoro per capire se è possibile bloccare questa trasformazione, e così l’insorgenza della malattia, con un vaccino. I primi dati, relativi soprattutto alla sicurezza del vaccino in un piccolo campione di partecipanti, incoraggiano a proseguire lungo questa strada.
Tumore al pancreas: chi corre un rischio più elevato
I risultati sono appena stati diffusi sulle pagine della rivista Cancer Discovery, e sono relativi a una sperimentazione di fase I (quella più precoce dello sviluppo clinico di un farmaco). Lo studio ha riguardato pazienti ad alto rischio di sviluppare un adenocarcinoma duttale, tra i tumori al pancreas più comuni. Non parliamo di fattori di rischio come abitudine al fumo, obesità o consumo di alcol o grassi – su cui è possibile intervenire modificando i propri stili di vita – ma della presenza di una predisposizione genetica (diverse mutazioni possono aumentare il rischio di malattia, come quelle nel gene BRCA2) e di una lesione precancerosa già individuata.
Sono esempi di lesioni precancerose cisti del tipo Ipmn (Neoplasia Mucinosa Papillare Intraduttale) e, più spesso, lesioni del tipo PanIN (Neoplasia intraepiteliale pancreatica). Questi pazienti corrono un rischio di sviluppare la malattia superiore a quello della popolazione generale, anche se possono essere necessari anni perché questa si manifesti, e sono dunque monitorati, generalmente con esami di imaging a cadenza regolare. “Se il rischio di trasformazione in tumore è elevato o se viene rilevato un tumore in fase iniziale, l’attuale standard di cura è la resezione chirurgica – ha spiegato Neeha Zaidi, del Sidney Kimmel Comprehensive Cancer Center della Johns Hopkins University, tra i ricercatori a capo della sperimentazione – Tuttavia, le probabilità di recidiva arrivano fino all’80% e molte lesioni precorritrici del tumore al pancreas sono microscopiche e quindi non rilevabili con le tecniche di imaging”. Non solo: anche laddove le lesioni venissero puntualmente rilevate, c’è sempre un rischio di sovratrattare i pazienti, esponendoli ai rischi della chirurgia, scrivono gli esperti.
Fermare il tumore con un vaccino
Di qui l’idea di trovare un nuovo modo per cercare di fermare la trasformazione tumorale, magari con un vaccino. Il target contro cui istruire il sistema immunitario in questo caso sono le mutazioni del gene KRAS (che codifica per una proteina importante per la crescita delle cellule), mutato in circa il 90% dei casi di adenocarcinoma duttale pancreatico e delle lesioni e cisti precancerose. Nel vaccino testato (mKRAS-VAX) nello studio i ricercatori hanno incluso sei mutazioni piuttosto comuni di questo gene .
Gli studi precedenti
In realtà questo vaccino era già stato testato, in abbinamento a immunoterapia, su pazienti con tumore al pancreas operati e sottoposti a chemioterapia e radioterapia. I risultati, pubblicati di recente su Nature communications, avevano mostrato che il vaccino è in grado di stimolare la risposta dei linfociti T contro gli antigeni KRAS di diverso tipo (ovvero proteine prodotte a partire da diverse mutazioni). Ancor prima i ricercatori avevano mostrato che, nei topi, una vaccinazione contro KRAS può rallentare la trasformazione delle lesioni in tumori. Con questa nuova sperimentazione i ricercatori hanno fatto un ulteriore passo avanti verso lo sviluppo di un potenziale vaccino per le persone ad alto rischio di tumore al pancreas.
Il nuovo studio e i prossimi passi
mKRAS-VAX stavolta è stato somministrato a venti persone ad alto rischio di malattia, in quattro dosi, durante circa tre mesi. Successivamente i ricercatori hanno valutato la sicurezza del vaccino e misurato le risposte del sistema immunitario. I dati hanno mostrato che il vaccino stimola lo sviluppo di linfociti T specifici per le mutazioni KRAS nel 90% dei partecipanti e che questi persistono a lungo nel sangue dei pazienti, ma non solo. Nel corso di 16 mesi circa nessun partecipante vaccinato ha sviluppato un tumore al pancreas, e in alcuni casi le cisti erano completamente regredite o si erano ridotte (rispettivamente in 5 e 3 casi), con percentuali ben maggiori di quanto si osserva nelle persone non vaccinate (anche se l’entità della riduzione potrebbe essere dovuta anche a limiti delle tecniche di imaging, ammettono gli esperti). Sul fronte della sicurezza i ricercatori hanno osservato effetti collaterali lievi o moderati, che non destano preoccupazione.
“Questi risultati dimostrano che mKRAS-VAX è sicuro e genera risposte durature delle cellule T, a supporto dello sviluppo di una vaccinazione mirata a mKRAS per l’intercettazione dell’adenocarcinoma duttale pancreatico”, concludono gli autori. I ricercatori stanno già proseguendo su questa strada, testando il vaccino in pazienti con cisti ad alto rischio candidati alla chirurgia, così da valutare la capacità di rimpicciolire le lesioni ma anche di capire più a fondo gli effetti del vaccino nel microambiente del pancreas (le analisi invece stavolta sono state fatte solo sul sangue, come ha ricordato Zaidi).





