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Quanto fa bene il pomodoro biologico

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di | Published on 10 Aprile 2012

Se coltivati biologicamente, i pomodori sembrano ridurre il rischio di alcune malattie come quelle cardiovascolari e alcuni tumori. Lo afferma uno studio condotto da biologi, microbiologi e medici dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibba-Cnr) e dell’Università di Pisa, pubblicato sul British Journal of Nutrition.

Quando coltivato biologicamente infatti questo ortaggio, già fonte naturale di acido ascorbico, vitamina E, flavonoidi, composti fenolici e carotenoidi, instaura benefiche associazioni con altri organismi, microfunghi simbionti (appartenenti al gruppo dei Glomeromycota), grazie ai quali si arricchisce di ulteriori nutrienti provenienti dal suolo.

“Questa simbiosi influenza positivamente la crescita e il contenuto in sostanze minerali delle piante di pomodoro, aumentando le concentrazioni di calcio (+ 15%), potassio (+ 11%), fosforo (+ 60%) e zinco (+ 28%) e le modificazioni del metabolismo secondario del pomodoro producono aumenti del 18,5% del livello di licopene”, spiega Manuela Giovannetti dell’Università di Pisa, che ha coordinato il lavoro.

I risultati dello studio evidenziano l’alto potere anti-estrogenico dei frutti. I composti antiestrogenici possono agire come antagonisti dei processi estrogeno-dipendenti nei tessuti target, contrastando la crescita dei tipi di cancro estrogeno-correlati. “I risultati dello studio suggeriscono che l’assunzione di cibi funzionali, come i pomodori coltivati con i loro simbionti naturali, potrebbe agire positivamente nei confronti degli effetti esercitati da molti contaminanti ambientali e industriali a cui gli esseri umani sono esposti attraverso la catena alimentare”, conclude Giovannetti.

Riferimenti: M. Giovannetti, L. Avioa, R. Barale, N. Ceccarellia, R. Cristofania, A. Iezzia, F. Mignollia, P. Picciarellia, B. Pinto, D. Realia, C. Sbrana e R. Scarpato. Nutraceutical value and safety of tomato fruits produced by mycorrhizal plants; DOI: 10.1017/S000711451100290X

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