Operare gli anziani, senza paura

L’operazione non è priva di rischi, ma visti i risultati vale la pena di tentare. Parliamo degli anziani colpiti da meningioma, un tumore benigno del cervello. Procedendo con le cautele del caso, il beneficio vale il rischio che si corre. Questo è il risultato di un studio condotto da un gruppo di neurochirurghi romani dell’Istituto Regina Elena, del policlinico Umberto I e dell’Ospedale San Filippo Neri. L’indagine, coordinata da Alfredo Pompili del Regina Elena e ospitata sul numero del 31 gennaio 1998 della prestigosa rivista inglese The Lancet, ha riguardato in tutto 37 malati operati tra il 1992 e il 1996.

Rispetto ai decenni passati, oggi si vive più a lungo. Un successo? Certo, un successo, che ha creato uno scenario nuovo all’assistenza sanitaria, nuovi problemi economici e non solo. La fetta di popolazione che assorbe più risorse, per esempio nel campo della spesa farmaceutica nazionale, è proprio quella anziana. Ma la lievitazione del numero dei vecchietti impone al medico una rivoluzione di mentalità, di coordinate culturali. La tendenza prevalente ancora oggi è quella di alzare le braccia di fronte all’anziano bisognoso di un intervento chirurgico, specie se complicato. Spesso, troppo spesso, scatta una sorta di riflesso condizionato del tipo “troppi rischi, non ne vale la pena”. E’ l’ennesima manifestazione del processo di emarginazione subìto dagli anziani, allontanati perfino dallo scenario della salute, della vita stessa.

Solo che in casi come questo del meningioma, dalla scelta del medico dipende l’alternativa guarigione-peggioramento progressivo. I tumori in questione, che rappresentano grosso modo il 25 per cento di tutti i tumori del sistema nervoso, colpiscono le guaine esterne del cervello, le meningi, localizzate tra cervello e cranio. L’arma fondamentale per curarli è quella chirurgica, con tutte le incognite del caso. Solo se la massa tumorale non è asportabile del tutto, si ricorre alla radioterapia, che riduce a meno del 10 per cento le probabilità che il tumore ricresca. Il bisturi non serve solo quando il tumore è all’interno del cervello, cioè quando è inaccessibile. In questo caso si agisce a distanza, con radiazioni gamma o particellari.

Operare un tumore cresciuto accanto al cervello pone difficoltà di vario genere. Innanzitutto perché il chirurgo opera in un terreno minato, dove accanto o frammisto al tessuto colpito dalla malattia si trova tessuto sano, nel quale magari sono conservati i ricordi o la capacità di riconoscere un volto, o la facoltà di parlare. Interventi del genere inoltre, durano diverse ore, e quindi c’è un rischio aggiuntivo che deve affrontare l’anestetista, alle prese con cuore e polmoni, che non sono quelli di un ventenne.

Nonostante queste incognite, i ricercatori di Roma hanno concluso, dati alla mano, che i problemi connessi all’intervento sono simili a quelli che si ritrovano negli adulti in genere. L’articolo di Lancet esordisce chiedendosi sin dal titolo: E’ davvero utile l’intervento negli anziani con meningioma intracranico? Gli autori dello studio – Alfredo Pompili, Giorgio Gallovini, Roberto Delfini, Maurizio Domenicucci ed Emanuele Occhipinti – non hanno dubbi. Il malato anziano non rischia risultati peggiori, né sul piano della mortalità, né su quello delle complicazioni.

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