Poche ore fa le autorità sanitarie francesi lo hanno confermato: sì, si è verificato il primo contagio umano conosciuto da virus Shamonda, un patogeno che finora era rimasto confinato agli animali (soprattutto ai bovini). E sì, il paziente, ricoverato presso l’ospedale di Lione, all’inizio di ottobre è deceduto. La sua situazione clinica – si legge nel comunicato – era già compromessa per una grave patologia pregressa che lo aveva reso particolarmente vulnerabile alle infezioni e suscettibile di complicazioni. Ma come è avvenuto il contagio? E qual è il rischio per la popolazione generale?
Cos’è il virus Shamonda e da dove proviene
Fino a oggi, il virus Shamonda era considerato un patogeno esclusivamente animale. Appartiene al genere Orthobunyavirus (famiglia Peribunyaviridae) e fa parte del sierogruppo Simbu. Isolato per la prima volta nel 1965 in Nigeria nei bovini, il virus ha circolato per decenni in diverse regioni dell’Africa e dell’Asia, prima di fare la sua comparsa in Europa (è stato riscontrato in Germania nel 2006 e si è poi diffuso in molti altri Paesi europei, tra cui l’Italia). Colpisce soprattutto i bovini, ma l’infezione è stata documentata anche in altri ruminanti come pecore, capre, cavalli e alpaca, nei quali provoca febbre, diarrea, aborti e un forte calo della produzione di latte (in alcuni allevamenti francesi si sono verificate perdite fino al 75%). Può anche causare gravi malformazioni congenite nei feti e nei cavalli, raramente, disturbi di natura neurologica.
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Come si trasmette il patogeno
La trasmissione agli animali avviene attraverso le punture di moscerini che si nutrono di sangue (ematofagi) del genere Culicoides. A eccezione della trasmissione verticale madre-feto, non vi è oggi alcuna evidenza di trasmissione diretta tra animali o da animale a essere umano. I vettori sono sempre i moscerini e la stagione di massima diffusione è dalla primavera all’autunno, in coincidenza con l’attività degli insetti. In inverno, insomma, con le temperature cala anche il rischio di contagio.
Il primo caso umano
Anche per questo primo caso di trasmissione all’essere umano si pensa sia andata così: l’ipotesi è che il contagio sia avvenuto nell’est della Francia tramite la puntura di un moscerino infetto. L’infezione è stata riscontrata a seguito di accertamenti predisposti dopo che il paziente, già gravemente compromesso, ha manifestato anche complicazioni neurologiche inattese e molto probabilmente collegate al virus Shamonda. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e le autorità francesi continuano a indagare sulle implicazioni per la salute pubblica e sul ruolo del virus nel decesso, ma gli esperti sottolineano che al momento non sussiste alcun rischio per la popolazione generale.
Prevenzione
Attualmente non esistono vaccini o trattamenti commerciali contro il virus Shamanda né per uso veterinario né tantomeno per uso umano. Le strategie per limitare la trasmissione dell’infezione puntano alla prevenzione negli allevamenti attraverso l’installazione di reti a maglia fine nelle stalle, la bonifica dei siti di riproduzione degli insetti, l’uso di repellenti durante i trasporti e lo spostamento del bestiame nelle ore di minore attività dei vettori.





