Sicurezza e lotta al terrorismo possono diventare dei pretesti per attuare abusi e restringere le libertà fondamentali. Così Marco Bertotto, presidente di Amnesty Italia, ha introdotto la presentazione del Rapporto Annuale 2002 di Amnesty International tenutasi a Roma presso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana . Un volume segnato dagli ultimi avvenimenti mondiali, come l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre, la guerra in Afghanistan e la crisi mediorientale che hanno posto l’accento sul tema della sicurezza. “Molti Paesi”, spiega Bertotto, “hanno sposato la causa dell’antiterrorismo, approfittando della situazione internazionale per aumentare la repressione contro oppositori e minoranze”. Nell’ultimo anno Malesia, India, Pakistan e Sud Corea hanno adottato legislazioni straordinarie che scavalcano i diritti fondamentali della persona. Dopo l’11 settembre poi, cloni dello sceicco saudita Bin Laden e militanti disposti a tutto sono stati avvistati un po’ ovunque. Come conseguenza, “Cina ed Egitto hanno inasprito la repressione nei confronti delle popolazioni musulmane”, spiega il presidente di Amnesty. In Egitto, le misure straordinarie contro il terrorismo hanno suscitato l’entusiasmo del segretario di stato degli Usa, Colin Powell, che le ha giudicate più avanzate di quelle statunitensi. In Russia, il presidente Vladimir Putin, in un discorso pubblico, ha collegato la lotta al terrorismo e la repressione della minoranza cecena, dichiarando “noi Bin Laden ce l’abbiamo in casa”. E negli Usa, durante le indagini sugli attacchi alle Torri, più di 1200 persone di nazionalità non statunitense sono state detenute in condizioni di estrema sicurezza che, spiega Bertotto, “sollevano dei timori per il rispetto dei diritti umani”. Nel bilancio sulle violazioni dei diritti umani del rapporto di Amnesty pesano anche quelle compiute in Medioriente: “Il conflitto tra palestinesi e israeliani”, commenta Sergio Travi, vice presidente della sezione italiana di Amnesty, “è segnato per noi da due sconfitte: l’impossibilità di inviare degli osservatori internazionali come strumento per contenere le violenze e di istituire una commissione di inchiesta per far valere il diritto internazionale”. Tuttavia la cronaca quotidiana non deve far dimenticare che esistono violazioni dei diritti fondamentali più silenziose, ma non meno cruente. Solo nel 2001 sono state ufficialmente documentate esecuzioni extragiudiziali in 47 Paesi, esecuzioni giudiziali in 27, sparizioni in 35, casi di tortura e di maltrattamenti in 111 e prigionieri di coscienza in almeno 56. Ma i numeri reali potrebbero essere notevolmente superiori, commentano all’associazione. Non solo. Secondo il rapporto, bisogna sfatare l’opinione comune che violazioni dei diritti umani avvengano solo nelle aree più instabili del pianeta. Anche se desta preoccupazione la situazione della Colombia, del Nepal e di alcuni Stati africani, nell’elenco stilato dal rapporto di Amnesty sono citati anche i Paesi dell’Europa occidentale. Se la legge anti-terrorismo varata in Gran Bretagna – che permette la detenzione amministrativa per 15 mesi per le persone considerate sospette – non è degna di una moderna democrazia, nemmeno Paesi come Francia, Germania, Spagna e Italia stanno meglio. Nelle cinque pagine che il rapporto di Amnesty dedica all’Italia si parla anche del caso Sofri. Ma anche dell’assenza nel codice penale di una norma che punisca il reato di tortura. Su questo punto, afferma Bertotto, “è urgente che la legge sul reato di tortura respinta nella scorsa legislatura, venga definitivamente approvata per evitare che questa lacuna lasci impunito chi si macchia di un simile reato”. Il giorno della presentazione del rapporto, Amnesty ha inviato una lettera al ministro dell’Interno, Claudio Scajola, perché venga fatta chiarezza sugli episodi di Brescia (manifestazione anti-ogm), Napoli (proteste contro il Global Forum) e Genova (scontri in occasione del G8) vengano valutate le operazioni e le eventuali responsabilità delle forze di sicurezza e della polizia penitenziaria nei confronti dei manifestanti.





