Gli elefanti in cattività muoiono di più e prima rispetto a quelli che vivono in natura. Non si parla di qualche punto percentuale, ma di una speranza di vita dimezzata, se non ancora inferiore. Questi preoccupanti dati demografici, per di più riguardanti specie a rischio di estinzione, emergono da due studi indipendenti pubblicati su Science e condotti rispettivamente dai ricercatori della Sheffield University e della Bristol University (Gb).
Gli studiosi hanno raccolto dati sull’età e sul tasso di mortalità di 6.500 elefanti africani (Loxodonta africana) e asiatici (Elephas maximum). I dati mostrano che i primi hanno una vita media di 19 anni negli zoo e di 56 anni in natura. Anche per i secondi il tasso di mortalità è di due-tre volte più alto in condizioni di cattività, come dimostra il caso degli elefanti di Burma (nel Sudest asiatico). Questi pachidermi sopravvivono per oltre 40 anni in natura (il doppio rispetto agli zoo), sebbene vengano impiegati per otto ore al giorno nel trasporto del legname dalla foresta alle fabbriche. “Questo è dovuto al fatto che gli elefanti possono muoversi liberamente dopo il lavoro”, spiega Khyune Mar, un’autrice dello studio, “fanno molta attività fisica e si nutrono prevalentemente nel loro habitat naturale, con cibi adeguati nelle giuste quantità”.
A detta dei ricercatori, infatti, l’obesità è una delle principali cause di morte degli elefanti, inclusi i feti. Le madri hanno difficoltà durante la gestazione data l’elevata mole del piccolo e vanno più frequentemente incontro ad aborti spontanei. Lo studio della Bristol University, effettuato su 77 animali distribuiti in 13 zoo, ha poi confermato che anche lo stress è un fattore cruciale nella riduzione della speranza di vita dei pachidermi. Gli elefanti in cattività presentano più frequentemente comportamenti anormali, come l’oscillazione reiterata della proboscide e movimenti ripetitivi del corpo (avanti e indietro).
Un aspetto fondamentale per la conservazione ex-situ (cioè al di fuori del contesto naturale) di specie protette è la garanzia del rispetto di alcuni standard: sufficiente spazio in rapporto al numero di animali, adeguati arricchimenti ambientali (ricostruzione dell’habitat e giochi) e rispetto delle caratteristiche biologiche della specie. Ovviamene, quanto più gli animali in questione presentano taglia elevata e comportamenti complessi, tanto più è difficile rispettare queste condizioni.
I risultati di questi due studi saranno tenuti in considerazione dallo “Zoos Forum”, organismo indipendente governativo britannico, per attuare misure di contenimento dell’alta mortalità tra i pachidermi. (i.n.)





