Aspettando il bosone di Higgs

Martedì prossimo, il 13 dicembre, al Cern di Ginevra ci sarà un seminario indetto dal direttore generale, Rolf-Dieter Heuer. Il motivo di questa anticipazione è che si parlerà del bosone di Higgs e, soprattutto, che a tenere il discorso saranno i leader dei due gruppi di ricerca degli sperimenti Atlas Cms. Di solito, infatti, sono i junior a illustrare gli avanzamenti degli studi, come fa notare anche Ian Sample nel suo blog scientifico sul Guardian. Le illusioni che potesse essere fatto il fatidico annuncio sono state però infrante: “Saranno presentati i nuovi risultati – recita il comunicato del Cern –  basati su molti più dati di quelli usati per la precedente conferenza, sufficienti per compiere progressi significativi, ma non abbastanza per fare un annuncio definitivo sull’esistenza o la non-esistenza dell’Higgs”. 

Dallo scorso aprile, questo bosone – mai osservato, ma previsto dal modello della fisica teorica più accreditato (il Modello Standard, che spiega come le particelle interagiscano tra di loro per formare tutta la materia) – ha fatto parecchio parlare di sé. Allora, alcuni ricercatori italiani presso l’acceleratore di particelle Tevatron del Fermilab di Batavia (ormai spento, vedi Galileo, “Si spegne il Tevatron“) avevano osservato interessanti segnali di una possibile particella mai individuata prima (vedi Galileo, “Fermilab: trovato il bosone di Higgs?“) e che, almeno per un po’, si è creduto potesse essere l’Higgs (Vedi Galileo, “Non è il bosone di Higgs. Però“, “Tevatron: nessuna traccia del bosone“). Sempre ad aprile, per una fuga di notizie dall’esperimento Atlas, sui blog di fisica si chiacchierava di collisioni con caratteristiche interessanti, che potevano far ben sperare (vedi Galileo, “Bosone di Higgs? E’ presto per dirlo“). Poi, agli inizi di agosto, è arrivata la Conferenza sulla Fisica delle Alte Energie della European Physical Society, in cui i ricercatori del Cern preannunciavano che per l’Higgs non ci sarebbe stato ancora molto da aspettare (vedi Galileo, “Sempre più vicino il bosone di Higgs“). Neanche un mese dopo, alla Lepton Photon Conference, altri scienziati spegnevano quei primi entusiasmi (vedi Galileo, “Il bosone di Higgs sfugge di nuovo“). 

Ora ci risiamo. Nuovi rumor sui blog di fisica – viXra e Not Even Wrong, per esempio – riportano che i gruppi di Atlas e Cms hanno osservato possibili collisioni intorno a 125GeV. Non si tratta, ancora una volta, di prove inossidabili, ma la speranza si riaccende, perché quel valore è compatibile con quello atteso per il bosone di Higgs. “Se i rumor sono veri e precedono una scoperta, significa che il bosone di Higgs ha una massa simile a quella di due atomi di rame. Questo calza a pennello con un’altra teoria, quella della supersimmetria, che permette ai fisici di unificare le quattro forze note in natura”, scrive Sample sul Guardian. 

Aspettando il seminario al Cern, per ingannare il tempo, Sample ha chiesto a varie personalità del mondo della fisica di dire cosa, secondo loro, dia massa alle particelle fondamentali (in pratica se pensano che il bosone di Higgs possa esistere). Ecco alcune risposte. 

Quella del premio Nobel 1979 Sheldon Glashow, della Boston University, è un limerick (ovviamente rende meglio in lingua inglese): 

“Appena il collider va

Subito dicono di aver visto l’elusivo bosone 

Molto presto noi sentiremo 

Se il Cern lo ha trovato quest’anno 

Ma è qualcosa su cui non scommetterei troppo”.

“Il meccanismo di Higgs per spiegare la massa è molto affascinante e non ha reali concorrenti. Oltre questo, c’è poco di certo […] Per questo mi piacerebbero molte particelle di Higgs, gli Higgsinos (i partner, nella teoria della supersimmetria dei bosoni), i fantasmi e un pony”, commenta Frank Wilczek, Mit,  Premio Nobel nel 2004. 

“Potrebbe esserci l’Higgs del Modello Standard, ma sinceramente spero di no. Solo i dati riveleranno cosa la natura abbia scelto, ma due delle mie alternative preferite sono le extra-dimensioni e la supersimmetria – la loro scoperta ci direbbe cose incredibilmente eccitanti su molte questioni fondamentali, compresa la natura dello spazio-tempo”. David Curtin, Stony Brook University. 

“Dubito che l’opinione di uno che pensa a questi problemi forse ogni 30 anni possa avere qualche peso. Ma nell’ultimo periodo ci ho pensato e ho realizzato che: a) Il meccanismo di Anderson-Higgs appartiene alla serie ‘troppo bello per essere vero’ b) Deve essere incompleto, perché non rende conto dell’ energia del vuoto”. Si tratta di Philip Anderson, Princeton University, premio Nobel del 1977, ha descritto il meccanismo di Higgs nel 1962, due anni prima che Higgs e altri 5 fisici pubblicassero la teoria.

Via Wired.it

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