Come funziona la comunicazione non verbale

    Non è fatta di parole ma di gesti, eppure è fondamentale per comprendere le intenzioni del nostro interlocutore. Si tratta della comunicazione non verbale, ovvero l’insieme di gesti e movimenti che mettiamo in atto e analizziamo, spesso senza accorgercene, durante le interazioni sociali. Oggi, una nuova scoperta italiana aiuta a gettare luce sul funzionamento di questo raffinato sistema di comunicazione. In uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, i ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Rovereto (Trento), hanno infatti individuato due aree cerebrali specializzate nel distinguere la forma dei corpi statici e il loro movimento, che concorrono all’interpretazione delle azioni. La scoperta potrebbe avere importanti ricadute nella terapia delle patologie della sfera socio-affettiva, come l’autismo.

    La ricerca, svolta in collaborazione con l’Università di Trento e l’americana Rochester University, nasce dalla necessità di comprendere i meccanismi di interpretazione del movimento del corpo umano da parte del cervello. Si tratta di attività fondamentali, tra le altre cose, proprio per la comunicazione non verbale, perché permettono di distinguere le azioni compiute dalle altre persone, comprenderne le intenzioni e leggere le emozioni espresse. A rendere possibile tutto questo è la capacità del cervello di distinguere la forma di un corpo e di associarvi, in maniera appropriata, il movimento.

    Nello studio, i ricercatori hanno cercato di dare risposta ad una domanda: forma e movimento sono acquisiti ed elaborati dal cervello separatamente, o in parallelo? Per scoprirlo hanno studiato l’attività del cervello di dodici volontari durante alcuni test comportamentali, utilizzando due tecniche di indagine: la risonanza magnetica funzionale (fMri) e la stimolazione magnetica transcranica (Tms). Durante i test i volontari hanno dovuto distinguere immagini di corpi statici e corpi in movimento e, in seguito, la direzione del movimento e l’orientamento del corpo osservato.

    L’analisi dei dati della fMri ha permesso di individuare due aree della corteccia temporale distinte, una delle quali è responsabile del riconoscimento della sola forma del corpo (l’Area Extrastriata del Corpo, o Eba), e l’altra dell’identificazione del movimento (il Solco Temporale posteriore Superiore, o pSts).

    “La nostra analisi ha dimostrato che le informazioni relative alla forma di un corpo e al suo movimento sono utilizzate dal cervello per definire la direzione del movimento e l’orientamento del corpo”, spiega Lorella Battelli, coordinatrice del gruppo di lavoro e ricercatrice all’Istituto Italiano di Tecnologia di Rovereto. “Quando dobbiamo riconoscere se un corpo che cammina abbia la testa orientata verso destra o verso sinistra, è molto importante che il nostro sistema visivo acquisisca informazioni sulla forma del corpo. Al contrario, se ci interessa sapere verso quale direzione stia camminando (avanti o indietro) il sistema visivo ha bisogno di avere informazioni sul movimento (per es. la camminata)”.

    Basandosi su questo primo risultato i ricercatori hanno indagato la dipendenza reciproca delle due aree corticali, alterando i processi funzionali di un’area alla volta tramite la stimolazione magnetica transcranica e analizzando il conseguente comportamento dei volontari. Lo studio ha mostrato che le due aree operano in modo autonomo. Un’alterazione dell’area responsabile del riconoscimento della forma (l’area Eba) riduce infatti nei soggetti la capacità di identificare la direzione di orientamento del corpo, mentre lascia inalterata la capacità di identificare la direzione del movimento. I risultati sono invertiti quando l’alterazione è indotta sull’altra area (la pSts).

    “Grazie al nostro studio sarà possibile capire meglio le basi biologiche sottostanti alcuni disturbi comportamentali legati alla comprensione delle azioni degli altri” conclude Battelli. “Per esempio i disturbi della sfera socio-affettiva, quali l’autismo, o i disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia, per i quali è stato dimostrato che esistono alterazioni anatomiche e funzionali a carico delle due aree della corteccia temporale che abbiamo studiato. I nostri risultati sono un primo passo importante per poter programmare un possibile intervento terapeutico”.

    Riferimenti: The Journal of Neuroscience; Distinct Neural Mechanisms for Body Form and Body Motion Discriminations; Joris Vangeneugden, Marius V. Peelen, Duje Tadin, Lorella Battelli; doi: 10.1523/JNEUROSCI.4032-13.2014

    Credits immagine: Len Radin/Flickr

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