Per sconfiggere il riscaldamento globale servono più investimenti

Gli impegni presi fino ad oggi da molte nazioni del mondo aiuteranno a diminuire l’aumento delle temperature, ma non sono sufficienti per raggiungere il limite dei due gradi previsto dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite. A dimostrarlo è una delle più ampie valutazioni sulle future emissioni di gas serra appena pubblicata su Nature Climate Change, che prende in considerazione diversi scenari possibili per ciascuna delle maggiori economie mondiali. I risultati dello studio dimostrerebbero che è ancora possibile centrare l’obbiettivo, ma serviranno maggiori sforzi da parte dei paesi più ricchi.

“Gli impegni presi fino ad oggi portano ad anticipare in molti paesi il momento in cui le emissioni di gas serra inizieranno a diminuire (quello che gli esperti definiscono il picco delle emissioni). Questo vuol dire riuscire a limitare l’aumento della temperatura di 1-1,5°C rispetto a scenari che non prevedono questi impegni, ma sono iniziative insufficienti a stare dentro il limite dei 2°C”, sottolinea Massimo Tavoni, ricercatore del Politecnico di Milano che ha coordinato lo studio. “Stando agli attuali accordi, le emissioni cumulate della Cina dovrebbero dimezzare; ciononostante, il totale delle emissioni delle economie asiatiche esaurirebbe da solo il budget ammissibile per i 2°C, che corrisponde a circa 1000 Gt di CO2 (ndr: mille miliardi di tonnellate)”.

I dati del nuovo studio, pubblicato proprio alla conclusione della Conferenza di Lima, dimostrerebbero che non è ancora troppo tardi per raggiungere l’obbiettivo dei due gradi fissato dalle Nazioni Unite, ma per riuscirvi serviranno forti investimenti da parte dei paesi più ricchi, e un importante coordinamento a livello internazionale.

“Ridurre le emissioni con costi limitati – spiega Tavoni – richiede importanti contributi dai paesi in via di sviluppo, e questo potrebbe creare iniquità nella distribuzione degli oneri tra Paesi ricchi e poveri. Ma esistono misure che consentirebbero di compensare questa situazione verso soluzioni più eque”. Stando ai suoi risultati, un supporto finanziario dell’ordine di 100-150 miliardi di dollari Usa ogni anno entro il 2030 potrebbe coprire gli investimenti in tecnologie a basso contenuto di carbonio necessari ai paesi in via di sviluppo per l’obiettivo dei 2°C. Inoltre, i proventi fiscali provenienti da strumenti come una carbon tax potrebbero contribuire a coprire gli investimenti in energia pulita che oggi ci mancano.

Il team che ha realizzato lo studio ha utilizzato sei diversi modelli, paragonandone i risultati tra loro. “Il Quinto rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici dell’Ipcc ha chiaramente evidenziato il livello di impegno globale necessario a stabilizzare il clima – aggiunge Tavoni – ma mancava completamente una valutazione quantitativa delle implicazioni su scala regionale delle politiche climatiche post-2020: è quello che emerge dal nostro studio. ”.

La ricerca dunque è direttamente collegata agli attuali negoziati sul cima e mette in luce le sfide che ci attendono sulla strada che unisce Lima e Parigi. “Nei nostri scenari che si riferiscono all’obiettivo dei 2°C, le emissioni iniziano a diminuire intorno al 2020. Si tratta di una situazione in contrasto con quella disegnata dagli altri scenari che utilizzano proiezioni basate sugli impegni e sugli accordi attualmente chiusi tra le maggiori economie mondiali. Questi ultimi scenari, infatti, portano a un risultato per cui le emissioni globali inizierebbero la loro discesa non prima del 2040, se non addirittura dopo” aggiunge Elmar Kriegler, ricercatore del Potsdam Institute for Climate Impact Research e co-leader della ricerca. “Larga parte della riduzione delle emissioni, se effettuata con costi contenuti, dovrebbe realizzarsi in paesi ad economia emergente, come Cina o India. Le implicazioni sono chiare: se un futuro accordo sul clima deve puntare su questi volumi, bisognerà includere dei meccanismi che compensino i paesi in via di sviluppo per una parte dello sforzo compiuto nella riduzione delle emissioni”.

Riferimenti: Post-2020 climate agreements in the major economies assessed in the light of global models; Massimo Tavoni, Elmar Kriegler, Keywan Riahi, Detlef P. van Vuuren, Tino Aboumahboub,Alex Bowen, Katherine Calvin, Emanuele Campiglio, Tom Kober, Jessica Jewell, Gunnar Luderer,Giacomo Marangoni, David McCollum, Mariësse van Sluisveld, Anne Zimmer and Bob van der Zwaan; Nature Climate Change DOI: 10.1038/NCLIMATE2475

CRedits immagine:  woodleywonderworks/FLickr

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