Cannabis, una nuova analisi su rischi e benefici

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(Foto via Pixabay)

Sono ormai decine di anni che i ricercatori studiano gli effetti della marijuana come sostanza per uso sia ricreativo sia terapeutico.

E nonostante la sua popolarità e diffusione siano cresciute di pari passo con la sua legalizzazione in numerosi stati, la scienza ha ancora dubbi sugli effettivi benefici per la salute, o i relativi rischi, associati al consumo di cannabis. Per cercare di fare maggiore chiarezza una commissione di ricercatori esperti in salute pubblica ha appena rilasciato un’approfondita analisi, commissionata dalle National Academies of Science, Engineering, and Medicine, che ha esaminato più di 10mila articoli scientifici pubblicati a partire dal 1999.

Attualmente la cannabis è la droga più diffusa negli Stati Uniti e, secondo i risultati di un recente questionario nazionale, ben 22,2 milioni di cittadini statunitensi dai 12 anni in su ne hanno fatto uso negli ultimi 30 giorni. Inoltre, il 90% dei consumatori adulti ammette che l’utilizzo primario della sostanza è puramente ricreativo, mentre il restante 10% afferma di usarla solo a scopo terapeutico.

“Nel corso degli anni l’opinione sul consumo di cannabis è rapidamente cambiata mano a mano che sempre più stati hanno cominciato a legalizzarne l’uso ricreativo e terapeutico”, spiega in un comunicato Marie McCormick, ricercatrice esperta in salute pubblica presso l’università di Harvard e presidente della commissione che si è occupata dello studio. “Una crescente approvazione, la sua accessibilità, e l’uso della cannabis e dei suoi derivati hanno sollevato non pochi dubbi e preoccupazioni in ambito di salute pubblica. Per di più, la mancanza di una forma di conoscenza aggregata sugli effetti della cannabis ha portato a chiedersi quali siano i reali rischi o benefici associati al suo utilizzo”.

In particolare, il report appena pubblicato si è occupato di esaminare le ricerche condotte sugli effetti dell’uso terapeutico della cannabis in associazione a cancro, disturbi mentali, malattie respiratorie, e problemi alimentari. Nella maggior parte di questi campi, però, l’analisi ha concluso che mancano delle prove significative, e le conferme sugli effettivi benefici, ossia la ricerca, sembrano aver quindi fallito nel mantenere il passo con la proliferazione del consumo di marijuana negli Stati Uniti. Questa carenza di nuovi studi è in parte dovuta al fatto che la cannabis è catalogata dalla Us Drug Enforcement Agency come sostanza pericolosa, insieme a droghe come lsd ed eroina, rendendo difficile l’accesso alla sostanza e ai fondi necessari per condurre gli esperimenti. Vediamo più in dettaglio, punto per punto, gli aspetti coperti dal report.

Effetti terapeutici
Gli autori del report hanno anzitutto valutato gli studi relativi all’efficacia della cannabis a scopo terapeutico, che è utilizzata soprattutto come antidolorifico e che da poco anche l’Italia ha iniziato a produrre nello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Mettendo insieme tutti i risultati degli studi pubblicati sul tema, è emersa una “significativa riduzione del dolore” nei pazienti trattati con cannabis o cannabinoidi. In particolare, la somministrazione di cannabinoidi per via orale è risultata particolarmente efficace nei pazienti adulti che soffrono di spasmi causati dalla sclerosi multipla e nei pazienti adulti che soffrono di nausea e vomito causati da terapie chemioterapiche antitumorali.

Incidenti e morte
Veniamo al rovescio della medaglia. Le prove raccolte dagli autori del report suggeriscono che “il consumo di cannabis prima di mettersi alla guida aumenti il rischio di incidenti automobilistici” e che “nei paesi in cui la cannabis terapeutica è legalizzata si osserva un aumento del rischio di overdose non intenzionale in pazienti pediatrici, che possono ingerire involontariamente la sostanza se la reperiscono nella propria abitazione”. In particolare, uno degli studi esaminati ha evidenziato che nel periodo 2000-2013 il tasso di intossicazioni da cannabis tra bambini di età inferiore a 6 anni, negli stati in cui l’uso terapeutico della sostanza è legale, è stato quasi tre volte maggiore rispetto agli altri.

Cancro
A proposito della correlazione tra consumo di marijuana e cancro, gli autori del report sostengono che “fumare la cannabis non aumenta il rischio di cancro associato al fumo di tabacco” – ovvero, in altre parole, che fumare cannabis non è più rischioso che fumare sigarette, almeno per quanto riguarda i tumori testa-collo e i tumori al polmone. Tuttavia, sono da registrare anche “prove limitate dell’associazione tra consumo di cannabis e un sottotipo di cancro al testicolo”, mentre sono emerse “prove insufficienti” del fatto che l’uso di cannabis da parte di un genitore (sia madre che padre) durante la gravidanza sia associato a un maggior rischio di cancro per il nascituro.

Infarto e problemi respiratori
Nel caso di infarto e disturbi cardiovascolari, gli autori del report sostengono di non aver raccolto prove significative dell’associazione tra tali patologie e il consumo di cannabis. Diverso invece lo scenario per l’apparato respiratorio: “Gli studi esaminati”, dicono gli autori, “suggeriscono che fumare regolarmente cannabis sia associato a episodi di bronchite e tosse cronica. Non è chiaro, invece, se l’uso di cannabis sia associato a malattie come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva”.

Sistema immunitario
Anche in questo caso, dicono gli autori del rapporto, “non ci sono abbastanza dati relativi a eventuali effetti terapeutici della cannabis e dei suoi derivati sul sistema immunitario. E nemmeno, viceversa, su eventuali effetti negativi del fumo di cannabis sullo stesso”. Da segnalare solo “deboli prove che l’esposizione regolare a cannabis potrebbe avere azione anti-infiammatoria”.

Salute mentale
Lo avevamo già raccontato su Wired, gli esperti lo hanno confermato: “Gli studi esaminati suggeriscono che l’uso di cannabis sia correlato, con alta probabilità, all’aumento di rischio di sviluppare schizofrenia, disturbi psicotici e ansia; con probabilità minore anche al rischio di sviluppare depressione”. D’altra parte, tuttavia, l’uso della sostanza in soggetti che già soffrono di schizofrenia potrebbe essere legato a prestazioni migliori nell’apprendimento e nella memoria.

Via: Wired.it

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1 commento

  1. L’articolo afferma che la marijuana sia la droga piu` diffusa negli Stati Uniti con 22 milioni di consumatori. Credo che questo dipenda solo da una errata classificazione, dato che suppongo che i consumatori di alcol siano quasi un ordine di grandezza di piu` e non mi risulta che gli effetti nocivi sulla salute o di alterazione dello stato mentale causati consumo di alcol siano minori di quelli della marijuana, ma anzi, possano essere molto importanti, se non di piu`.

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