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Condannati al suicidio

di
Valentina Sereni

Cinque casi solo nel mese di maggio. I dossier sulle morti nelle carceri italiane vengono aggiornati settimanalmente. Si tratta si stime non ufficiali ma elaborate sulla base dei dati raccolti dall’associazione “Ristretti Orizzonti”, che offre attraverso il suo sito internet una delle fonti migliori e più aggiornate sui decessi dietro le sbarre. Il dossier “Morire di carcere”, parla di oltre 650 morti per suicidio dal 1992 al 2004 e di circa altri 1.400 morti per cause naturali. Una cifra stimata per difetto, secondo chi lavora nell’associazione: “le ultime statistiche del Ministero della Giustizia risalgono al 2003 e, in mancanza di dati ufficiali, non siamo in grado di fare comparazioni, di dire se il numero dei ‘morti di carcere’ è in aumento o in diminuzione: il nostro obiettivo è un altro, quello di raccontare delle storie, di ridare dimensione umana a questi numeri”. Ci tengono a precisare quelli di Ristretti in apertura al loro dossier. Ci sono dati, invece, che sono ufficiali e che non possono essere ignorati: 59.012 detenuti nelle carceri italiane, 17.000 in più rispetto ai posti letto disponibili.

Una situazione allarmante denunciata anche dal segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria) Donato Capece: “Non sappiamo più dove mettere i detenuti”, spiega Capece, “letti a quattro castelli, materassi per terra, igiene e sanità inesistenti, pericolo costante di epidemie”.Lo confermano anche i recenti sopralluoghi dell’Associazione Antigone, da cui emerge che un solo carcere su dieci in Italia ospita un numero di detenuti che non supera quello dei posti disponibili. Il resto è sovraffollamento: 4 istituti su dieci hanno un tasso di presenza che si aggira attorno al 150 per cento, in 3 su dieci il tasso oscilla addirittura tra il 160 e il 180 per cento, 2 su dieci sono sovraffollati fino al 130 per cento della loro capienza regolamentare. Da Regina Coeli a San Vittore, da Genova Marassi a Trani, da Torino Le Vallette all’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, il risultato è uno solo: le carceri scoppiano e la salute psicofisica dei detenuti è seriamente minacciata. Che rimedi adottare? “Innanzitutto”, sostiene Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, “è necessario uscire dall’opportunismo e da un concetto di giustizia selettiva e iniqua per approdare ad una giustizia mite ed equilibrata. Il sovraffollamento è figlio di un sistema penale spostato verso la repressione”.

Dello stesso parere è anche Stefano Anastasia, da poco eletto presidente della Federazione Nazionale Volontariato Giustizia (FNVG): “Bisogna entrare nell’ottica di una sostanziale modifica del codice penale nel senso di una depenalizzazione e decriminalizzazione di alcuni reati. È ora che l’ordinamento giuridico del nostro paese compia delle scelte ragionevoli su quali reati punire e quali no. Esistono nel nostro codice più di 5.000 reati diversi con altrettante sanzioni”. È urgente anche intervenire per migliorare le condizioni di vita di chi si trova all’interno del carcere. “Il nuovo regolamento penitenziario, approvato nel settembre del 2000, prevedeva alcune modifiche strutturali volte ad ‘umanizzare’ la vita carceraria, cui le carceri dovrebbero adeguarsi entro settembre di quest’anno. Per adesso il numero degli istituti che si sono adeguati è assai esiguo” sostiene il rapporto Antigone. Proprio agli edifici carcerari è stata dedicata di recente una mostra fotografica a Roma (Le città dell’attesa: progettare il carcere, dal 10 al 22 giugno nel complesso di San Michele a Ripa) in cui sono stati esposti i diversi progetti pervenuti al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, in occasione di un bando pubblico emanato nel 2001 per la costruzione di nuove carceri (82 nuove carceri sono state costruite dal 1971 a oggi; 14 sono in cantiere).I progetti, attenti alle indicazioni del nuovo regolamento penitenziario, prevedono alcune soluzioni architettoniche nel tentativo di rendere la vita quotidiana nel luogo di detenzione un po’ meno insopportabile.

Questo in futuro. Per ora invece le condizioni strutturali delle carceri restano disperate: celle buie e non areate con finestre schermate, senza docce, senza il bidet nei reparti femminili, con cucine destinate a più di duecento detenuti. Per non parlare degli spazi verdi per i colloqui con i familiari, anche questi previsti dal regolamento: per ora nulla più di un miraggio. Se a questo si aggiungono gli episodi di maltrattamento, i comportamenti umilianti e degradanti, le vere e proprie torture psicofisiche, più frequenti di quanto si pensi, appare chiaro come le prospettive di vita dietro le sbarre siano veramente poco allettanti e i suicidi diventino morti annunciate.

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