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Galvani, l’elettricità dell’anatomia

Curiosità, tenacia, determinazione, pazienza. Sono queste le qualità che secondo Marco Bresadola, docente di Storia della Scienza all’Università di Ferrara, caratterizzano la ricerca e la vita di Luigi Galvani, fisiologo, fisico e studioso di anatomia. Profondamente cattolico, tanto da concludere la sua vita come terziario francescano, Galvani si dedicò giovanissimo all’assistenza agli infermi e allo studio della natura, sostenuto nella realizzazione dei suoi ideali sia dalla stima dei suoi professori quanto dall’affetto e dall’appoggio accademico dei suoi familiari. I suoi studi in medicina lo portarono a correlare diagnosi e cura delle malattie con ampie conoscenze della struttura e del funzionamento del corpo umano, sviluppando quella grande abilità dissettoria che gli fu poi molto utile nella preparazione del sistema nervo-muscolo nelle rane e quindi nell’osservazione degli effetti di quella che ai suoi tempi venne chiamata “elettricità animale”.

Marco Bresadola, Galvani. Il medico che rivoluzionò la conoscenza del corpo umano. Salerno Editrice, 2025 pp. 226, €22.00

L’attività di ricerca sperimentale

Bresadola illustra nel dettaglio i diversi aspetti della vita dello scienziato: gli affetti familiari e il suo strettissimo legame con la moglie Lucia Galeazzi, figlia del suo professore universitario; il suo apprendistato e la sua carriera di medico, attraverso le sue successive specializzazioni, i corsi, le lezioni e i seminari in cui era impegnato; i suoi successi accademici e la sua carriera come docente nelle varie attività richieste dall’Ateneo bolognese e, infine, la continua, paziente attività di ricerca sperimentale. Nel suo laboratorio casalingo, infatti, strumenti e apparecchi lo portarono ad accurate osservazioni e a innovative interpretazioni, sollecitate dalle curiose e allora inspiegabili contrazioni nei sistemi neuromuscolari delle rane da lui accuratamente preparate.

Lezioni di anatomia pratica

Conciliare le varie attività non era certo facile, nonostante il continuo impegno del suocero Galeazzi, medico ormai anziano e famoso, per promuovere la carriera del giovane Luigi. Infatti l’Accademia delle scienze, di cui Galvani era diventato membro, richiedeva ogni anno una dotta e impegnativa dissertazione, a cui si aggiungevano cicli di lezioni di anatomia pratica rivolte non solo agli studenti di medicina ma anche ad artisti interessati alla conoscenza del corpo umano e persino alla popolazione come proposta di approfondimento culturale. Per le attività pratiche e le dimostrazioni sul corpo umano, la camera di anatomia dell’Istituto delle Scienze di Bologna era entrata in possesso di una ricca e pregiata collezione di cere anatomiche prodotte dalla scultrice Anna Morandi; queste venivano presentate e spiegate al pubblico con grande successo, sia per la loro bellezza sia perché molto più suggestive dei preparati cadaverici essiccati o conservati in liquido. Con questi materiali Galvani doveva svolgere anche la funzione anatomica, interi cicli di lezioni che venivano tenute in pubblico, in latino, spesso seguite da accaniti dibattiti nel Teatro Anatomico dell’Archiginnasio bolognese. Ma Galvani era impegnato anche in altre lezioni, spesso svolte a pagamento nel suo laboratorio di casa, con la partecipazione di studenti o uditori interessati ai temi trattati.

Le serate elettriche

In quegli anni, cioè nella seconda metà del Settecento, la buona società bolognese non si dilettava solo di anatomia, ma veniva coinvolta in serate “elettriche” di grande successo: oggetti elettrizzati si attiravano e si respingevano, i capelli si rizzavano, scintille scoccavano tra labbra che si baciavano, con o senza gravi danni per i presenti. Una studiosa, Laura Bassi, aveva acquistato grandissima competenza scientifica in questo campo, e col marito Giuseppe Veratti cercava interpretazioni scientifiche che spiegassero i vari fenomeni. Le conoscenze erano piuttosto confuse e controverse. Si parlava di diversi tipi di elettricità, dei fluidi imponderabili simili ad un fuoco elementare, di un succo nerveo simile agli spiriti animali di epoche passate, di una “vis insita” sostenuta da importanti fisiologi europei, o di una irritabilità, sostenuta ad esempio dal fisiologo svizzero von Haller.

La stanza degli esperimenti

Nel suo laboratorio casalingo, Galvani aveva costruito e attrezzato una stanza degli esperimenti, di cui Bresadola riporta diverse immagini, e aveva messo a punto un modo particolare di preparare il sistema neuromuscolare delle rane su cui operava le sue sperimentazioni. Nelle lezioni di anatomia pubblica Galvani mostrava i suoi preparati e i suoi esperimenti, accuratamente studiati precedentemente in laboratorio. Le tante esperienze, documentate e commentate nei suoi protocolli, portarono Galvani a immaginare una sorta di elettricità animale che generava contrazioni in una zampa di rana quando si stabiliva con un arco metallico una connessione tra tessuto muscolare e tessuto nervoso. Forse le condizioni in cui avvenne per la prima volta il fenomeno erano casuali, ma certamente Galvani riuscì a riprodurle attentamente, a variarle fino a individuarne la causa coerente con le conoscenze dei suoi tempi, a pubblicare i risultati. Il testo De viribus electricitatis in motu musculari commentarius ebbe un grande successo e ottenne commenti positivi da molti scienziati del suo tempo, tra cui Lazzaro Spallanzani.

Volta contro Galvani

Bresadola dedica la parte più interessante del volume alla controversia tra Luigi Galvani e Alessandro Volta: questi, dopo un primo entusiasmo provato nella lettura del De viribus, non credeva ad alcuna elettricità animale, accusava il lavoro di Galvani di animismo, e cercava di sostenere invece la sua teoria di una elettricità che si sviluppava nel contatto tra materiali diversi, come per esempio tra i dischetti di rame e zinco che usava nella sua pila. Le critiche reciproche sono molto interessanti, con discussioni capaci di coinvolgere i più importanti scienziati dell’epoca. La polemica si estendeva poi a concezioni filosofiche sul concetto di vita, o a opinioni politiche, contestando o accettando le innovazioni ideologiche portate dalla Rivoluzione Francese.

L’arrivo dei francesi

Anche Galvani aveva i suoi sostenitori e, divenuto ormai una celebrità internazionale, scrisse ancora le Memorie sulla elettricità animale: molti ricercatori in Italia e all’estero riproponevano i suoi esperimenti e commentavano le sue interpretazioni. Ma l’avvento dei francesi nella nuova Repubblica Cisalpina modificava anche le tradizionali gerarchie chiedendo fedeltà con giuramento anche ai professori universitari. E Galvani non intendeva sottomettersi a un regime contrario alle sue convinzioni religiose. Messo in disparte dall’Accademia, morì il 4 dicembre 1798. Il volume si chiude raccontando come le teorie di Galvani furono accettate, contestate o travisate dopo la sua morte, e con una documentazione delle letture e delle opere contenute nella sua biblioteca. Sarebbe stata forse utile un’appendice finale in grado di discutere, nei termini della neurofisiologia contemporanea, il significato che oggi si dà alle osservazioni di Galvani, non solo indicando le concezioni settecentesche sulle differenze tra i diversi tipi di elettricità, ma dandone una interpretazione in termini attuali.

Credits immagine:Belen S perry2 su Unsplash

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