Categorie: Vita

Il piccolo nonno di T. rex

T. rex e tutti i componenti della famiglia dei dinosauri bipedi prevalentemente carnivori (teropodi) hanno un nuovo progenitore. Si chiama Eodromaeus, era lungo appena due metri e pesava meno di sette chili. Il suo scheletro fossile è stato rinvenuto in Argentina, nella Valle della Luna, da un’equipe coordinata da Ricardo Martinez dell’Università Nazionale di San Juan. La scoperta, raccontata su Science, apre nuovi scenari sull’ascesa e la diffusione dei dinosauri nel Tardo Triassico, circa 230 milioni di anni fa. 

Scavando nelle rocce dell’Ischigualasto, formazione geologica nel nord-est dell’Argentina famosa per il gran numero di dinosauri che vi sono stati trovati, i ricercatori hanno portato alla luce un nuovo scheletro datato proprio intorno ai 230 milioni di anni. È stato battezzato Eodromaeus, un nome che significa “corridore dell’alba”. Il gioco di parole sottolinea la natura da predatore, che inseguiva le sue prede correndo sulle due zampe posteriori come un tirannosauro, e il fatto che visse agli albori dell’evoluzione di questi grandi rettili. 

I ricercatori considerano Eodromaeus il progenitore dei teropodi sulla base di alcune caratteristiche anatomiche. Analizzando lo scheletro, infatti, si notano, nel bacino, negli arti e nel cranio, elementi  primitivi che si ritroveranno nel disegno anatomico di tutti i dinosauri carnivori. Lo studio di Eodromaeus e la comparazione con Eoraptor, un altro piccolo dinosauro sino a oggi considerato un teropode primitivo, ha inoltre permesso di scoprire che quest’ultimo è in realtà il progenitore dei sauropodi, i cosiddetti dinosauri erbivori. Lo proverebbero caratteristiche anatomiche come le narici allargate e un dente in più sulla mandibola. 

La scoperta di Eodromaeus, la nuova classificazione di Eoraptor e l’analisi dei fossili di Ischigualasto hanno dimostrato che, nel Tardo Triassico, i dinosauri già mostravano una diversità di forme congeniale alle diverse abitudini motorie e alimentari. Ciò indebolisce l’ipotesi che lega l’ascesa dei dinosauri alla scomparsa di animali competitori, che gli avrebbe permesso di occupare molte nicchie ecologiche rimaste vacanti.

Riferimento: DOI: 10.1126/science.331.6014.134; Università di Chicago

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