In Somalia carestia e siccità senza precedenti

La peggiore siccità degli ultimi 50 anni sta mettendo in ginocchio il Corno d’Africa. Oltre dieci milioni di persone rischiano di morire di fame e di sete in Somalia, Kenya, Etiopia e Gibuti. Un’emergenza umanitaria che minaccia soprattutto i più deboli: oltre due milioni i bambini sono malnutriti e hanno bisogno di urgenti aiuti per sopravvivere. Due regioni della Somalia meridionale, Bakool e Lower Shabelle, hanno già dichiarato ufficialmente lo stato di carestia e molte altre regioni del sud sono a rischio nei prossimi due mesi. La situazione somala è resa ancor più grave a causa di un conflitto che dura da 20 anni e dalla totale assenza delle istituzioni. Per sfuggire alla crisi, in migliaia si mettono in cammino ogni giorno per raggiungere i centri di emergenza allestiti al confine somalo con l’Etiopia e il Kenya.

E’ da due anni che nel Corno d’Africa le piogge sono scarse. Questo ha provocato la perdita dei raccolti, l’esaurimento dei pascoli e un’alta mortalità di bestiame. Le comunità sono costrette ad affrontare lunghe ore di cammino per raggiungere la prima fonte d’acqua e con le prospettive negative dei raccolti, almeno fino a ottobre, quando è previsto l’inizio delle piogge, la crisi alimentare è destinata a peggiorare. Come se ciò non bastasse, si aggiungono gli alti prezzi del cibo e del combustibile: in alcuni mercati al dettaglio della Somalia si sono registrati prezzi record, a Mogadiscio e a Marka ad aprile i prezzi del sorgo erano più alti di un anno fa del 150-180 per cento. Stessa cosa in Kenya, dove i prezzi all’ingrosso del mais nei principali mercati cittadini di Nairobi e Mombasa erano circa 60/85 per cento superiori rispetto a maggio 2010. Anche in Etiopia, da febbraio, si è registrata una brusca impennata dei prezzi dei cereali e i prezzi del mais tra marzo e maggio sono aumentati tra il 60 ed il 120 per cento.

Secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), nel solo mese di luglio oltre 20 mila sfollati sono giunti a Mogadiscio per cercare di scampare alla fame e alla sete. Più della metà proviene dalla regione di Lower Shabelle, altri 2.800 dalla regione di Bakool. Poco più di 6 mila, invece, arrivano dalla regione di Bay e quasi 1.000 da Middle Shabelle. Nel complesso di campi di rifugiati vicino alla città keniana di Dadaab continuano ad arrivare circa 1.500 rifugiati somali ogni giorno, e dall’inizio dell’anno sono in tutto 60 mila, cifra che sale a 100 mila se si considera tutto il Kenya. L’esodo di somali prosegue anche verso l’Etiopia, dove nell’area di frontiera di Dollo Ado da gennaio sono arrivati in 74 mila. La maggior parte di queste persone arriva nei campi in condizioni precarie e viene subito sottoposta alle visite mediche e ad interventi di alimentazione terapeutica. Ma spesso questo non basta. In questa settimana, nel campo di Kobe, nell’area di Dollo Ado, l’Unhcr ha contato 15 decessi, per malnutrizione o altre cause.

I più a rischio sono i bambini. L’Unicef ha contato già 400 bambini morti in Somalia dall’inizio del 2011, una media di 90 ogni mese, con un tasso di mortalità dell’86% nelle regioni centro-meridionali. Nelle aree maggiormente colpite appena il 20% della popolazione ha accesso all’acqua potabile e i piccoli spesso non arrivano neanche al primo compleanno: uno su nove muore prima di compiere un anno e uno su sei prima del quinto anno di età. Quasi 500 mila sono a rischio di morte immediata per malnutrizione acuta grave; più di un milione e mezzo, invece, quelli affetti da malnutrizione acuta moderata. I tassi di malnutrizione acuta nel nord del Kenya sono sopra il 25%, con il record di quasi il 40% nel distretto di Turkana.

Per far fronte all’emergenza, servono maggiori finanziamenti da parte della comunità internazionale e dei donatori privati e più aiuti in termini di cibo, acqua, servizi igienico-sanitari, medicinali, anche se l’accesso sul territorio è reso complicato dalle restrizioni dei gruppi Al Shabaab, che da anni impediscono l’accesso ad alcune organizzazioni come il Programma Alimentare Mondiale.  

Oltre che con i morsi della fame, però, i bambini del Corno d’Africa devono fare i conti anche con gli spettri della violenza. In un recente rapporto dal titolo “Sulla linea del fuoco. Bambine e bambini sotto attacco in Somalia”, Amnesty International denuncia i crimini di guerra di cui sono vittime le bambine e i bambini in Somalia dall’inizio del conflitto nel 1991. Prima di tutto il sistematico arruolamento di soldati di età inferiore a 15 anni da parte dei gruppi armati islamisti come Al-Shabaab e poi anche il mancato accesso all’istruzione e le uccisioni e i ferimenti nel corso degli attacchi ai villaggi. “Quella della Somalia non è solo una crisi umanitaria. È una crisi dei diritti umani e una crisi delle bambine e dei bambini”, ha dichiarato Michelle Kagari, vicedirettore per l’Africa di Amnesty International. Il report contiene più di 200 testimonianze di rifugiati, anche adulti, che mettono in luce i traumi subiti dai piccoli somali. Molti sono stati costretti a fuggire dalle regioni centromeridionali per evitare l’arruolamento da parte dei gruppi armati che hanno imposto severe limitazioni al diritto all’istruzione e usato le scuole per indottrinare i bambini e farli partecipare ai combattimenti. Ma accuse pesante sono rivolte anche al governo federale di transizione della Somalia, che secondo l’Onu avrebbe reclutato, impiegato, ucciso e ferito i bambini nel conflitto armato.

1 commento

  1. …e intanto l’Europa e gli Stati Uniti si preoccupano di non irritare “gli speculatori”, questi alieni che decidono non solo del nostro “benessere” , ma della vita e della morte di migliaia di persone che non stanno sotto i riflettori e muoiono senza nessuna attenzione da parte dei media…grazie a voi perchè lo ricordate!