La fisica dei dervisci rotanti

“Voglio vederti danzare / come i Dervisches Tourners / che girano sulle spine dorsali / o al suono di cavigliere del Katakali”. Così cantava Franco Battiato nel 1982, evocando i balli dei mistici persiani che, per commemorare gli insegnamenti del poeta Rumi, vissuto nel 13° secolo, usano volteggiare su se stessi a velocità fissata, ruotando in gonne che sfiorano il pavimento. Ora, oltre a cantanti e fedeli sufi, anche la scienza sembra essere interessata al fenomeno. Jemal Guven (Department of Engineering Science and Mechanics, Virginia Tech), Martin Michael Muller (National Autonomous University of Mexico) e James Hanna (BioPhysStat, University of Lorraine) hanno iniziato a pensarci in una noiosa giornata di piogga, quando, costretti a casa dal maltempo, si sono ritrovati a guardare un documentario che mostrava le evoluzioni dei dervisci rotanti. Le riflessioni degli scienziati hanno portato alla pubblicazione di un articolo scientifico in cui si discutono le equazioni che regolano il moto dei danzatori e dei loro abiti.

Studiando le gonne svolazzanti, i tre scienziati hanno legato i loro modelli alla presenza della forza di Coriolis, una grandezza legata alla rotazione – la stessa che fa sì, per esempio, che la traiettoria degli oggetti in moto sulla Terra sia deflessa verso destra o verso sinistra. A partire dalle leggi di Coriolis, i ricercatori hanno sviluppato un insieme di equazioni matematiche che regolano il moto di una struttura a forma di cono (approssimazione degli abiti dei dervisci) sottoposta a rotazione. Il modello sembra esibire un buon accordo con le increspature che appaiono lungo la superficie delle gonne dei danzatori. “I sistemi rotanti si rompono spesso in modo asimmetrico. Se non fosse così, non ci sarebbero uragani”, spiega Hanna. “Ma ci sono anche esempi più stabili: le gonne dei dervisci rotanti, infatti, seguono modelli di onda a cuspide che apparentemente sfidano la gravità e il buon senso. Ma li abbiamo spiegati con le nostre equazioni”.

Il lavoro degli scienziati, comunque, va ben oltre un ameno divertissement intellettuale. Una migliore comprensione della dinamica degli oggetti flessibili e della formazione di pattern particolari in sistemi rotanti, infatti, potrebbe rivelarsi particolarmente utile per spiegare svariati sistemi fisici e ingegneristici. “Potremmo, per esempio”, conclude Hanna, “capire meglio le già note instabilità dei dischi delle turbine e degli hard disk”.

Riferimenti: New Journal of Physics doi:10.1088/1367-2630/15/11/113055

Credits immagine: diaz/Flickr

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1 commento

  1. Tutto giusto e perfetto. Ma mancano riferimenti a ciò che accade (o puo accadere) a livello neurologico e psichico. Lo stordimento estatico dei dervisci rotanti provoca spontanei fenomeni allucinatori? O non sono piuttosto le parole – i versetti- di colui che guida la danza a suggerire i previsti mutamenti dello stato di coscienza degli esecutori? Quesiti non da poco e che sottintendono una problematica non soltanto fisico-matematica. Sia chiaro, tuttavia: personalmente, ritengo che “per fare anima”, per dirla con Jung, occorra un impegno di tutt’altro carattere, ma ciò non toglie che, di primo acchito, le spiegazioni ( le equazioni) che qui sono state (ri)proposte non sembrano spiegare un granché dell’esperienza derviscia.

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