Marie Curie tra sesso e Nobel: la donna e la scienziata in un film

Marie Curie

Centocinquant’anni dopo la nascita di Marie Curie è stato riproposto nelle sale cinematografiche Marie Curie: The Courage of Knowledge, film della regista francese Marie Noelle che racconta, per l’appunto, la vita dell’illustre scienziata. La regista racconta di essere rimasta affascinata dalla figura di Curie già sui banchi di scuola: a colpirla, inizialmente, il fatto che la scienziata fu l’unica donna ad aver ottenuto due premi Nobel in due aree scientifiche differenti – in fisica nel 1903 e in chimica nel 1911. Solo quattro persone, da allora, sono state insignite di una doppia onorificenza e soltanto due l’hanno ottenuta per due distinti settori scientifici.

The Courage of Knowledge è incentrato sulla vicenda dello “scandalo del secolo”, come è stato definito l’affaire che ha visto coinvolta l’illustre scienziata e il suo collaboratore di laboratorio Paul Langevin. Maria Sklodowska (questo il cognome da nubile), polacca di nascita, proviene da una famiglia numerosa che non approva le sue aspirazioni scolastiche, così, a 15 anni, decide con la sorella maggiore di emigrare a Parigi, dove diventa Marie Curie dopo aver sposato l’amatissimo Pierre, suo insegnante di fisica generale, conosciuto alla Sorbona, università in cui si laurea in matematica e fisica.

Prima donna in cattedra, al posto di Pierre

Il film racconta il periodo che va dal 1906 al 1911, anni in cui i Curie si trovano alle prese con le fama legata al Nobel sulla radioattività e vivono a Parigi con le due figlie. L’episodio più drammatico, che provoca un cambiamento radicale nelle vita di Marie, è la morte di Pierre, che perde la vita sotto le ruote di una carrozza. L’università, a titolo di risarcimento, concede alla Curie la prima cattedra “femminile” della Sorbona, per sostituire il marito. A soli 39 anni diventa la «vedova illustre», che prosegue, tra diverse crisi di depressione per la morte del compagno, la sua attività di ricerca, lavorando fianco a fianco di Paul Langevin. Un legame che diventa presto molto intimo e scatena, nel 1911, una serie di polemiche, relative soprattutto alla candidatura di Curie alla maschilista e ultranazionalista Accademia delle Scienze, di cui tra l’altro era stato membro il defunto marito.

Lo scandalo del secolo

Ma Noelle si spinge più in là: oltre ad attingere informazioni dai testi già pubblicati, recupera anche gli epistolari e il diario con i meticolosi appunti della scienziata. Tra le righe del prezioso taccuino, custodito dalla Biblioteca nazionale di Parigi, scova le tracce della passione tra Marie e Paul, di cinque anni più giovane, con un matrimonio in crisi, quattro figli e trascorsi da dongiovanni. Ma madame Langevin non accetta la separazione: assume un investigatore che scopre l’alcova segreta dei due scienziati e si vendica dando in pasto ai giornali l’epistolario tra l’ex marito e la Curie. La liaison diventa di dominio pubblico e Marie viene apostrofata come l’ebrea polacca “veuve Sklodowska”.

Lo scandalo si amplifica ma non arriva a scalfire la relazione tra Marie e Paul, legati da una fruttuosa intesa lavorativa e da un’intima complicità amorosa. Curie, per interrompere la macchina del fango, che forse per la prima volta nella storia del giornalismo scandalistico attribuisce un amante maschio a una donna, fa pubblicare una sua lettera sul “Petit Journal”, affermando che se fossero uscite altre illazioni avrebbe esposto querela, chiedendo i danni con gli interessi e avrebbe “utilizzato nell’interesse della scienza le considerevoli somme ottenute”.

Lo stesso Albert Einstein decide di intervenire, scrivendo alla collega: “Stimatissima signora Curie, sono talmente in collera per le maniere indecenti con cui il pubblico si sta ultimamente interessando a Lei…, sono convinto che Lei coerentemente disprezzi questa gentaglia, sia che questa elargisca ossequiosamente stima nei suoi confronti sia che tenti di soddisfare il proprio appetito per il sensazionalismo! Chiunque non appartenga a questa schiera di rettili è certamente felice, ora e anche prima, del fatto che abbiamo tra noi persone come Lei, e anche come Langevin, persone reali rispetto alle quali si prova il privilegio di essere in contatto. Se la gentaglia dovesse continuare a occuparsi di lei, non legga quelle fesserie ma piuttosto le lasci ai rettili per cui sono state prodotte…”.

L’amore finisce, la scienza continua

In seguito, Curie si reca a Stoccolma dove riceverà il suo secondo premio Nobel, anche se intervengono le diplomazie di mezza Europa per tenerla lontana dalla cerimonia ufficiale: il discorso di accettazione del premio è pieno di rivendicazioni dei suoi meriti. La pressione sulla sua vita personale è tale che al rientro in Francia viene ricoverata. Il turbamento per la vicenda sancisce la rottura del legame con Langevin: l’amore è insindacabilmente giunto al capolinea. La scienza, fortunatamente, va avanti.

Articolo prodotto in collaborazione con il Master in Giornalismo Scientifico di Ferrara

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