Le migliori scoperte del 2016 secondo Science

È quasi finito e come al solito ci si chiede per cosa verrà ricordato questo 2016. Così, dopo la lista delle dieci personalità scientifiche più influenti dell’anno, anche per la rivista Science è tempo di bilanci e come ormai da tradizione, ecco svelate le scoperte più importanti del 2016. A scalare la classifica, imponendosi come Breakthrough of the Year, sono le onde gravitazionali, in assoluto la scoperta dell’anno secondo gli editor della rivista. Senza alcun dubbio, spiegano.

Quella delle onde gravitazionali, sfuggite per anni alle indagini dei fisici, è stata più che una scoperta dell’anno. Alcuni addirittura l’hanno ribattezzata la scoperta del secolo, quella che ha permesso di dimostrare che la teoria di Einstein era corretta e che apre un nuovo capitolo per studiare l’universo.

Le onde gravitazioni sono una perturbazione dello spazio-tempo, dovute all’accelerazione di corpi con massa, come i buchi neri o stelle in rotazione. A scovarle per la prima volta sono stati i fisici dell’esperimento Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), che sono riusciti a catturare un segnale risalente alla fusione di due buchi neri.

Una scoperta da Nobel, sebbene non si sia ancora aggiudicata il prezioso riconoscimento (c’è da credere soprattutto per i meccanismi stessi con cui viene assegnato il premio) e che anche Nature ha ricordato stilando la lista degli scienziati più influenti dell’anno, includendo nella top ten Gabriela Gonzales, portavoce di Ligo (a ben vedere, e come è logico attendersi, sono diversi i punti di incontro tra le liste delle due riviste).

Sebbene la scoperta delle onde gravitazionali abbia avuto pochi rivali quest’anno nella scelta del Breakthrough of the Year, per stessa ammissione degli editor di Science, il 2016 non è stato solo l’anno delle onde. Né tanto meno solo della fisica.

Nello Spazio l’anno che sta per finire verrà ricordato anche per la scoperta di un esopianeta sui generis. La scoperta di mondi al di fuori del nostro Sistema solare, più o meno simili alla Terra, da qualche anno a questa parte avviene con una certa frequenza. A motivare la caccia, e a entusiasmare tutti gli appassionati, è la possibilità di trovare pianeti simili alla Terra e potenzialmente abitabili.

Tra il pool di esopianeti con queste caratteristiche nel 2016 ne abbiamo trovato uno più speciale degli altri: Proxima b, un pianeta roccioso, potenzialmente con acqua allo stato liquido e orbitante intorno alla stella più vicina al nostro Sole, Proxima Centauri (distante circa 4 anni luce). Ma che ancora ci sfugge.

Se la caccia a intelligenze extraterrestri continua, parallelamente sulla Terra continua la ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale, che macina record. Quest’anno infatti la macchina ha battuto ancora l’uomo (vent’anni fa fu il supercomputer Deep Blue a battere il campione di scacchi Garri Kasparov) nel difficilissimo gioco del Go.

In materia di biologia diversi sono stati i traguardi raggiunti nel 2016. Alcuni hanno a che fare con le ricerche sull’invecchiamento, in particolare con quelle di un team di scienziati che è riuscito, eliminando le cellule senescenti (ovvero vecchie, che non si riproducono più e non muoiono) da alcuni topi a farli vivere più a lungo, mostrando migliore funzionalità di cuore e reni. Gli stessi ricercatori hanno poi dimostrato che le cellule vecchie sono responsabili anche dell’aterosclerosi (sempre nei topi) e che eliminarle aiuta a ridurre la formazione delle placche nelle arterie. Come e se questo approccio – con le opportune modifiche – potrebbe essere d’aiuto nell’uomo non è ancora chiaro.

Sempre nell’ambito della biologia Science ricorda la scoperta di un gruppo di ricercatori giapponesi che apre nuovi scenari nel trattamento dei problemi di infertilità (e solleva perplessità di natura etica). Gli scienziati sono infatti riusciti a produrre cellule uovo da staminali embrionali in provetta (e da cellule della pelle riprogrammate in embrionali). Cellule che una volta fecondate e impiantate in madri surrogate hanno dato vita a cuccioli vitali.

Senza uscire dai laboratori, tra i risultati da non dimenticare ce ne sono stati diversi che strizzando l’occhio a diversi ambiti: dalla biologia, alla chimica, all’informatica. Il 2016 è stato infatti un ambito ricco per la progettazione di macromolecole, che ha consacrato il ruolo dei progettisti di proteine. Realizzare macromolecole con forme e funzioni desiderate potrebbe avere delle ricadute impensabili nella medicina, per esempio favorendo il trasporto di farmaci o dna a scopi terapeutici.

Nel campo del comportamento animale, abbiamo scoperto invece che alcune caratteristiche ritenute finora squisitamente umane in fondo non lo sono così tanto. Per esempio uno studio di pochi mesi fa ha mostrato che scimpanzè, bonobo e oranghi sono capaci di leggere nel pensiero. O meglio sono anch’essi capaci di comprendere e prevedere le azioni altrui.

Sul fronte dell’antropologia un rilievo importante lo hanno avuto le vaste analisi genetiche che hanno permesso di risalire alla storia dei diversi popoli sparsi per il mondo, concludendo che la maggior parte delle persone che vivono oggi fuori dall’Africa ha avuto origine e si è diversificata a partire da un singolo out of Africa.

La genetica riesce ad arrivare a scoperte come queste anche grazie all’avvento di nuove tecnologie. Sempre più precise, sempre più portatili. Come quelle dei device a portata di mano che utilizzano la tecnologica del nanopore sequencing: una tecnologia di sequenziamento genico in cui la sfilza di lettere del dna può essere letta grazie ai cambiamenti di corrente prodotti dal passaggio dell’acido nucleico attraverso un piccolo poro. Una tecnologia in studio da anni, e che nel 2016 sembra essere diventata finalmente commerciale.

Di tecnologia parla anche l’ultima scoperta annoverata tra le top ten secondo la rivista Science. Si tratta delle metalenti, lenti più sottili di un foglio e molto più leggere del vetro, realizzate grazie ai metamateriali, materiali con peculiari organizzazione geometriche grazie a cui riescono a manipolare la luce. Queste metalenti sono in grado di focalizzare la luce nello spettro del visibile e di produrre ingrandimenti fino a 170 volte e promettono di rivoluzionare le ottiche di microscopi, smartphone, fotocamere e tablet.

Via: Wired.it

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