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Pensando al 2025

di
Michele Catanzaro

Problema: come migliorare i livelli di privacy e sicurezza delle comunicazioni su Internet? Come assicurarsi che le informazioni disponibili in rete siano attuali e attendibili? E soprattutto: come indirizzare dall’esterno lo sviluppo di una struttura che si è fino a oggi ottimamente regolata da sé? Per immaginare il volto dell’Internet tra vent’anni, e progettare gli strumenti che potrebbero renderla sempre più efficiente, è stato presentato Evergrow, un progetto di ricerca dell’Unione Europea, inaugurato a gennaio con una conferenza scientifica a Stoccolma. Operativo per i prossimi quattro anni, il progetto ha un aspetto originale: coordinare sistematicamente gli informatici, che raccoglieranno i dati sulla rete reale, e i fisici, che li interpreteranno, con l’obiettivo di elaborare tecnologie operative nella rete. “Finora Internet si è auto-organizzata con enorme successo, a differenza di quello che accade normalmente nei sistemi ingegneristici, che vengono pianificati”, spiega Enzo Marinari, fra i coordinatori del progetto e membro dell’Istituto nazionale di Fisica della Materia. “La crescita futura sarà ancora basata in buona dose sull’auto-organizzazione, e questo rende difficile fare delle previsioni”. Quel che è certo è che Internet continuerà a crescere sempre più (una “evergrowing network”, appunto), e che sarà sempre più “intelligente”, nel senso che nella sua struttura si svolgeranno dinamiche complesse, come già si vede nel caso delle reti “peer-to-peer” per la condivisione di documenti e informazioni. In questa prospettiva è sempre più necessario che un gran numero di processi, oggi svolti manualmente, diventino automatici. Prosegue Marinari: “Noi vogliamo giocare un ruolo nell’Internet del futuro, e indirizzare il suo sviluppo attraverso ‘piccoli’ interventi che usino le nuove conoscenze per aiutare a determinare le direzioni da prendere”. In concreto, il progetto costituirà un “Osservatorio virtuale della Rete”, ovvero un sistema di una ventina di calcolatori dislocati in Europa e nel mondo, specializzati nella misura ad alta risoluzione temporale dei pacchetti di informazione che viaggiano su Internet. Questo permetterà una valutazione in tempo reale della struttura della rete e delle sue dinamiche. Inoltre fornirà un’immagine più realistica rispetto a quella attuale, che oggi è basata soprattutto sulla porzione statunitense. Con lo stesso obiettivo si utilizzerà anche la tecnologia ”@home”: ad alcuni volontari verrà distribuito un salvaschermo che userà i tempi morti, quelli durante i quali i computer non vengono utilizzati, per esplorare le connessioni di Internet e riferire ai ricercatori i dati da analizzare. Altre parti del progetto riguarderanno l’elaborazione di sistemi di correzione degli errori nella trasmissione dei dati: una ricerca che potrà migliorare i livelli di privacy e sicurezza delle comunicazioni e portare a una terza generazione di tecnologie “peer-to-peer”. Un altro ambito di lavoro riguarda lo sviluppo di algoritmi che assicurino che l’informazione disponibile in rete sia attuale, corretta e rapidamente reperibile: in questo campo si utilizzeranno strumenti tipici della fisica dei sistemi complessi, come l’ottimizzazione statica e la teoria del controllo di sistemi aperti con dinamica complessa, per produrre programmi che correggano errori e riducano la ridondanza d’informazione. Infine, una parte del progetto riguarda la creazione di modelli dei meccanismi di mercato in rete: l’obiettivo è simulare il comportamento di un gran numero di agenti in interazione disordinata, ciascuno sottoposto a semplici regole di mercato e al suo interesse individuale. La ricerca, che coinvolge una trentina di gruppi europei (con contributi da Israele e dall’Egitto), è stata finanziata dall’Unione europea per sei milioni di euro. Per l’Italia partecipano, oltre all’Unità di Roma “La Sapienza” dell’Istituto Nazionale di Fisica della Materia, anche l’Istituto per l’intercambio scientifico di Torino, e l’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics di Trieste. La natura mista della ricerca, a cavallo tra teoria e applicazione, ha richiamato l’interesse di un gran numero di società private, fra cui Ericsson, Ibm, TeliaSonera e France Telecom, che hanno partecipato alla stesura del progetto. La politica relativa a brevetti e proprietà intellettuale dovrebbe comunque consentire la pubblicazione libera e senza rallentamenti dei risultati scientifici.

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