HomeVitaÈ stato scoperto il primo dinosauro “fruttariano”

È stato scoperto il primo dinosauro “fruttariano”

Pensando ai dinosauri vengono subito in mente feroci predatori come il T. Rex, o giganteschi e pacifici erbivori come i diplodochi. Tra i dominatori del Cretaceo, però, c’era posto per tutti: spazzini opportunisti, insettivori, dinosauri specializzati nella pesca. Una delle novità alimentari del Cretaceo fu però la comparsa di frutti in seguito allo sviluppo delle prime piante angiosperme (la divisione botanica che raggruppa le piante che producono fiori e frutti), e stranamente, fino ad oggi mancavano prove dell’esistenza di dinosauri specializzati nel mangiarli. L’attesa però è finita: uno studio pubblicato su Nature Communications indica infatti che un piccolo dinosauro noto come Infernogallus jamesi possedeva un becco anatomicamente molto simile a quello dei moderni pappagalli, che con ogni probabilità utilizzava per cibarsi di frutti polposi.

Il mistero del becco

Il fossile analizzato nello studio proviene dalla Formazione Hell Creek, negli Stati Uniti, e rappresenta il primo esemplare quasi completo (manca solo la coda) mai rinvenuto per un membro della famiglia dei caenagnathidi, piccoli dinosauri vissuti nel Cretaceo superiore, che presentavano molti tratti in comune con i moderni uccelli.

Analizzando la struttura ossea, i ricercatori hanno notato una marcata riorganizzazione dei muscoli mascellari rispetto ad altri esemplari di specie imparentate, come gli oviraptosauri. La comparazione delle ossa del cranio con quelle di altri animali, estinti e non, ha permesso di ricostruire la forma della testa e la probabile dieta del piccolo dinosauro. La configurazione del becco e delle ossa mascellari non era adatta a mordere altri animali, ma permetteva un potente movimento ascendente della mandibola, un adattamento biomeccanico che consentiva all’animale di triturare, sminuzzare e scartare la polpa dei frutti con una precisione paragonabile a quella di alcune specie di pappagalli frugivori contemporanei, come il pappagallo di Pesquet.

Un regime alimentare specializzato

L’assenza di denti e la conformazione geometrica della mandibola escludono una dieta basata esclusivamente su carcasse o prede animali di grosse dimensioni, e confermano la possibilità che Infernogallus jamesi seguisse una dieta completamente frugivora. Comparando l’albero genealogico di Infernogallus con quello delle piante angiosperme i ricercatori hanno scoperto inoltre che i suoi antenati iniziarono probabilmente a specializzarsi nel consumo di frutta in contemporanea con l’evoluzione delle prime drupe, i frutti carnosi come le pesche.

Si tratta quindi, probabilmente, di una tra le prime famiglie di animali adattate per il consumo di questa nuova fonte di cibo che iniziava a diffondersi sul nostro pianeta. Rimane però da capire quale ruolo ecologico svolgessero questi frugivori primordiali, e quanto la loro coevoluzione abbia contribuito al successo evolutivo delle angiosperme: oggi molti animali consumando i frutti disperdono i semi contenuti al loro interno, li fertilizzano con le loro feci, e così facendo aiutano la diffusione della pianta di cui si sono nutriti. Era lo stesso per Infernogallus? Impossibile a dirsi, almeno per ora.

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