HomeSaluteUn vaccino anticancro su misura riduce il rischio di recidiva del melanoma

Un vaccino anticancro su misura riduce il rischio di recidiva del melanoma

Costruito su misura per ogni paziente e abbinato all’immunoterapia standard, un nuovo vaccino anticancro potrebbe ridurre il rischio che il melanoma si ripresenti dopo l’intervento chirurgico. A indicarlo sono i risultati di uno studio clinico internazionale di fase 3, presentati durante il congresso dell’European Society for Medical Oncology (Esmo) 2026, a Madrid. Rispetto alla sola immunoterapia, l’aggiunta di questo vaccino a mRna, infatti, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva o decesso nei pazienti con melanoma ad alto rischio già operato. Un trattamento tumorale, quindi, che potrebbe segnare un punto di svolta nella lotta contro il cancro della pelle. Lo studio sarà pubblicato sulle pagine del New England Journal of Medicine.

Il vaccino anticancro

Il vaccino anticancro, sviluppato da Moderna e Merck, non funziona come i vaccini preventivi contro le infezioni. Si tratta, infatti, di un vaccino terapeutico sviluppato per impedire la ricomparsa del melanoma in pazienti già sottoposti a intervento chirurgico e che presentano un alto rischio di recidiva. La strategia si basa su proteine anomale, chiamate neoantigeni, che conferiscono a ogni melanoma un’identità unica. Da qui, gli esperti analizzano un campione di tumore di ciascun paziente per leggere questa impronta digitale e creare una sorta di identikit molecolare personalizzato del tumore. A partire da queste informazioni, quindi, viene preparato un vaccino a mRna personalizzato che aiuta il sistema immunitario a identificare e distruggere le cellule tumorali residue di un singolo paziente, riducendo così le probabilità che il tumore si ripresenti o si diffonda a uno stadio avanzato. “Questo viene somministrato sotto forma di mRna, in modo che le cellule del corpo stesso mostrino l’identikit al sistema immunitario, indicandogli esattamente cosa cercare e attaccare”, ha commentato l’autrice Georgina Long, oncologa del Melanoma Institute Australia.

Insieme all’immunoterapia

Il vaccino tuttavia, non agisce da solo, ma viene somministrato insieme al trattamento immunoterapico già in uso, pembrolizumab, che rimuove i freni che il tumore impone alle cellule immunitarie. “Il cancro può ingannare il sistema immunitario con una finta stretta di mano amichevole, in modo che il sistema immunitario pensi che la cellula cancerosa sia normale”, ha aggiunto l’esperta. “Il pembrolizumab blocca la stretta di mano, permettendo alle cellule immunitarie di riconoscere il tumore e attaccarlo, ma è lo stesso farmaco per tutti”. I risultati del nuovo studio, infatti, suggeriscono che personalizzare il trattamento da usare in combinazione con l’immunoterapia offrirebbe risultati migliori.

Lo studio

Nel nuovo studio, che ha coinvolto 1137 pazienti il ​​cui melanoma era stato rimosso chirurgicamente, ma che presentavano un alto rischio di recidiva, i ricercatori hanno confrontato il trattamento con il vaccino anticancro, somministrato insieme all’immunoterapia, e il trattamento con il solo farmaco immunoterapico. Da qui, hanno osservato che l’aggiunta del vaccino anticancro ha ridotto il rischio di recidiva di melanoma del 42% e il rischio di metastasi a distanza del 38% rispetto alla sola immunoterapia. Sul profilo della sicurezza, inoltre, lo studio ha mostrato come gli effetti collaterali dell’immunoterapia non siano stati aumentati dal vaccino, che è stato generalmente ben tollerato dai pazienti. “Questo è il primo studio di fase 3 a dimostrare che un trattamento basato sull’impronta genetica unica del tumore di un paziente può ridurre il rischio di recidiva o di morte per cancro”, ha commentato Long. “Tale impronta genetica viene letta tramite il sequenziamento del tumore, dopodiché viene creato un “identikit” del tumore sotto forma di mRna, che indica al sistema immunitario esattamente cosa cercare e attaccare”. Avendo ottenuto risultati così promettenti nel melanoma, ciò potrebbe segnare “l’inizio di un cambiamento fondamentale nel modo in cui trattiamo il cancro, aiutando i pazienti a rimanere liberi dalla malattia più a lungo”, ha concluso l’esperta.

Foto di Chermiti Mohamed su Unsplash

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