Se la Legge scopre la Rete

Tutti sanno che copiare, riprodurre e contraffare i dati riservati è un reato penale. Eppure, alcune delle regole che vigono nella società “reale” sembrano non appartenere ad alcuni rappresentanti del popolo di Internet. Che di queste violazioni hanno fatto una sorta di vanto: tanto che lo scambio o la vendita di mailing list e banche dati è diventato un fenomeno fin troppo frequente. Colpa, dice qualcuno, delle leggi che dovrebbero regolamentare la materia, ancora poco chiare e talvolta contrapposte. In Italia si confidava molto sulla Legge 675 del 31 dicembre 1996, relativa alla “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”. Ma la normativa non sembra in grado di risolvere tutti i nodi, senza toccare quel concetto di libertà e condivisione delle informazioni che ha fatto la fortuna di Internet. E soprattutto, non ha ancora chiarito quella sottile linea di demarcazione che divide la filosofia anarchica della Rete con il diritto d’autore.

E’ questo uno dei temi di cui si discuterà nel corso del convegno nazionale su “Informatica e riservatezza”, che l’aula Magna “Sapienza” di Pisa accoglierà il 26 e 27 settembre. Una full immersion nel tema della privacy telematica, organizzato, oltre che dall’Università toscana, dalla Scuola Superiore “S. Anna” e dagli istituti Cnuce ed Iei del Cnr della cittadina toscana. Davvero poliedrico il panorama dei relatori: tecnici, docenti universitari, manager informatici, magistrati, responsabili operativi della polizia giudiziaria e notai. Pressoché scontata l’adesione di rappresentanti delle varie Authority telematiche e dell’Aipa. Non poteva mancare Stefano Rodotà, presidente dell’ufficio del Garante per la protezione dei dati personali. I “navigatori”, dal canto loro, saranno rappresentati da Marina Migliorato, del movimento nazionale difesa del cittadino.

Dopo aver trattato la tutela dei dati informatici, la protezione dei sistemi digitali e i diritti dei navigatori, il convegno si chiuderà con una tavola rotonda sul tema: “La legge sulla privacy un anno dopo: diritti e doveri dei cittadini, degli utenti e degli operatori del settore”. “Grazie a questo incontro, informatici e giuristi potranno finalmente confrontarsi su un tema spinoso. Da una parte i tecnici, che oltre a gestire i sistemi avrebbero anche bisogno di conoscenze legali per non cadere in scelte informatiche sbagliate; dall’altra i teorici, che mancano invece delle competenze adeguate alle tecnologie telematiche moderne, confondendole troppo spesso con strumenti informatici off line ormai obsoleti”, spiega Diego Latella, ricercatore del Cnr Cnuce di Pisa e tra i promotori del convegno.

L’inadeguatezza dei congegni messi a protezione dei dati riservati è sotto gli occhi di tutti. Secondo il Computer Security Institute (Csi) e l’Fbi, nel 1997 sei aziende informatiche su dieci – nel mondo del lavoro, della pubblica amministrazione e delle università – hanno denunciato intrusioni ai sistemi di sicurezza interni. Con un aumento del 22 per cento rispetto al 1996. Una testimonianza emblematica di come, scavalcando leggi e sistemi crittografici, gli attacchi da parte di hackers e truffatori continuano ad andare a segno.

Ma come avvengono queste intrusioni? “Ogni singolo pacchetto di dati che attraversa Internet ha in chiaro un indirizzo di macchina mittente e uno destinatario, indipendentemente dal fatto che poi i dati trasportati dal pacchetto siano o meno cifrati. Questo vuole dire che chi controlla un nodo può esaminare i pacchetti e sapere da chi vengono e dove vanno (con alcune limitazioni)”, spiega Claudio Telmon, dell’Università di Pisa. E` quindi possibile sapere per esempio chi si collega al sito di un partito o di un giornale, o chi visita un sito di materiale pornografico. In molti casi è anche possibile modificare o falsificare i dati, con le ovvie conseguenze.

Le violazioni, però, non riguardano solo banche dati o siti riservati. Rientrano nel campo delle appropriazioni illecite digitali anche le lesioni del diritto d’autore. Allo stato attuale, ben pochi intellettuali o artisti sono disposti a pubblicare su Internet le proprie opere. “E’ necessario che la comunità internazionale arrivi velocemente a un accordo che veda l’adesione del maggior numero possibile di paesi, e che permetta una tutela globale, diretta ed efficace del diritto d’autore in ambito Internet”, auspica Marco Ciapponi, avvocato del Foro di Roma ed esperto di legislazione relativa al copyright. “Senza tali misure è inevitabile che la violazione del diritto d’autore crescerà in termini esponenziali, con gravissimi danni non solo per gli autori ma anche per lo sviluppo del sistema economico di Internet”. Non è un caso, dunque, se anche Microsoft e Netscape, i due eterni rivali, abbiano annunciato di voler trovare un punto d’incontro per la protezione della riservatezza delle informazioni personali disponibili sulla Rete.

Per partecipare al Convegno basta connettersi, entro il 15 settembre, con il sito (http://www.unipi.it/inf-ris) creato ad hoc dall’Università di Pisa, dove sono spiegate tutte le modalità per iscriversi.

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