Stiamo assistendo a un revival del bidet?

bidet
(Foto: Funky Tee/Flickr CC)

Delizia degli italiani in casa, croce degli italiani all’estero. Il bidet. Un oggetto che (giustamente) riteniamo indispensabile per l’igiene personale. Diventato nel tempo, per dirlo con la Bbc, “un simbolo universale della supremazia igienica italiana”. Forse, però, le cose stanno (lentamente) cambiando. Ne è testimonianza, per esempio, un articolo recentemente pubblicato su The Atlantic, dall’emblematico titolo The Bidet’s Revival, che racconta di come la bidet-mania stia finalmente attraversando l’Atlantico e facendo breccia nel cuore (e non solo) degli statunitensi, soppiantando le salviettine profumate, decisamente meno igieniche e meno amiche dell’ambiente. Cogliamo l’occasione per ripercorrere brevemente la storia dell’agile sanitario. E per rinnovare a tutti, connazionali e non, l’invito a farne sempre buon uso.

Dalla Francia con furore
Bidet è una parola francese derivata dalla radice bid, ovvero piccolo, e originariamente usata per indicare il pony – l’omonimia è legata sia alla somiglianza della posizione della cavalcata con quella dell’utilizzo del sanitario, sia al fatto che i primi utilizzatori se ne servivano per pulirsi dopo essere andati a cavallo.

Le prime attestazioni fanno risalire la nascita del bidet al Diciassettesimo secolo, in Francia, in versione portatile, conservato sotto il letto assieme al vaso da notte. I primi utilizzatori furono altoborghesi e nobili: un ritratto di Louis-Léopold Boilly, per esempio, mostra una giovane aristocratica francese a cavalcioni di un bidet.

Nel 1710 fu installato il primo bidet nell’abitazione della famiglia reale francese; successivamente, l’accessorio entrò anche in circa cento stanze da bagno di Versailles, dove però sembra che rimase pressoché inutilizzato. Qualche decennio più tardi il bidet fece ingresso trionfale anche in Italia: la regina di Napoli, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, se ne fece installare uno nel suo bagno personale nella Reggia di Caserta. Secondo la leggenda, il bidet non fu negato nemmeno a Maria Antonietta di Francia mentre si trovava in carcere nelle convulse ore che precedettero la ghigliottina.

Nell’Ottocento, quando si iniziarono a montare i primi impianti idrici domestici, il bidet si spostò dalla camera da letto al bagno e divenne un accessorio fisso e non più amovibile. L’uso dell’accessorio cominciò a diffondersi anche in America Latina, in Medio Oriente e in Asia. Ma la vera killer app del bidet si rivelò presto essere l’impiego nelle case di appuntamenti. Killer anche nel senso che ne decretò la sfortuna commerciale nei paesi anglofoni: “Gli inglesi entrarono per la prima volta in contatto con il bidet andando a Parigi”, ha spiegato lo scorso anno Harvey Molotoch, docente alla New York University e autore del libro Toilets: Public Restrooms and the Politics of Sharing, “spesso perché lì conducevano uno stile di vita libertino. In particolare, associavano i bidet ai bordelli e alle prostitute, elemento che avrebbe portato a far circondare il bidet da un alone di scabrosità. Addirittura, si pensava che il bidet fosse un metodo contraccettivo”, il che aumentava la repulsione sociale per l’uso del sanitario.

La situazione oggi
Al momento, stando agli ultimi dati disponibili, i bidet sono comuni in Italia, Portogallo, Grecia e Spagna (nel nostro paese, in particolare, il bidet è stato reso obbligatorio dal Decreto ministeriale del 5 luglio 1975, che all’articolo 7 recita: “Per ciascuno alloggio, almeno una stanza da bagno deve essere dotata dei seguenti impianti igienici: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo”); ancora, l’Italia è il paese in cui è utilizzato più di frequente, seguito da Portogallo e Francia. Quasi nessuno, invece, lo usa in Germania, Regno Unito e Stati Uniti, soprattutto per le ragioni sopra citate. In Giappone il bidet è sostituito da un water ibrido, il cosiddetto washlet, che unisce in un unico sanitario le due funzioni.

Cosa dice la scienza
In breve: bidet è meglio. In termini ambientali, di salute e igienici. Stando all’analisi di Justin Thomas, editor del sito Meta Efficient, il bidet è “una tecnologia verde cruciale”: gli statunitensi usano 36 miliardi di rotoli di carta igienica ogni anno, per un totale di 15 milioni di alberi tagliati, 253mila tonnellate di coloro per sbiancare la carta, 2mila miliardi di litri di acqua e 17,3 terawatt di elettricità. Di contro, un bidet consuma molta meno acqua – all’incirca mezzo litro per utilizzo. Per quanto riguarda la salute, invece, le conclusioni più rilevanti sono quelle che vengono da uno studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Preventive Medicine Reports. Gli autori intervistarono quasi ottomila soggetti, sottoponendo loro domande sull’igiene personale e in particolare sull’uso del bidet. “I risultati”, si legge nel paper, “suggeriscono una correlazione positiva tra uso abituale del bidet e minore insorgenza di emorroidi e disturbi urogenitali, eccetto per quanto riguarda le vaginiti batteriche, per le quali si sospetta però un effetto di causalità inversa [cioè che chi ne soffre tende a usare più il bidet, e non viceversa, nda]”. E dunque, ancora una volta: più bidet per tutti.

Via: Wired.it

Credits immagine copertina: Funky Tee/Flickr CC

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