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Dna, la trascrizione è bidirezionale

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di | Pubblicato il 28 Gennaio 2009

I testi di biologia sono da riscrivere: il Dna viene “letto” in tutte e due le direzioni della doppia elica e non in una sola, come finora pensato. Lo hanno rivelato i  ricercatori dello European Molecular Biology Laboratory (Embl) di Heidelberg (Germania) e dello European Bioinformatics Institute (Embl-Ebi) di Hinxton (Gb) in uno studio apparso su Nature.

La lettura e la trascrizione del Dna in Rna (acido ribonucleico, formato da un solo filamento) è il primo passo per la formazione delle proteine. Sebbene i geni che contengono le istruzioni per costruire le proteine siano meno del 2 per cento del genoma umano, la maggior parte del Dna viene comunque “tradotto” in Rna. Perché questo accada non è ancora stato compreso.

I ricercatori dell’Embl, guidati da Lars Steinmetz, sono però più vicini a capire come avviene esattamente la trascrizione e la funzione di alcuni particolari pezzetti di Dna, detti “promotori”, i siti che danno il comando di inizio alla traduzione.

Studiando tutte le trascrizione prodotte nella cellula del lievito, gli scienziati hanno trovato che molte regioni del genoma producono diversi Rna a partire dallo stesso promotore, e che la lettura procede – nella maggior parte dei casi – in entrambe le direzioni (e non in una sola, come finora pensato).

Non tutti i prodotti della trascrizione sono però stabili: molti si degradano rapidamente e questo rende difficile comprenderne la funzione. Alcune molecole di Rna, riportano gli autori, potrebbero essere “rumore di fondo” e non avere una funzione specifica, ma la trascrizione in sé sembra giocare un ruolo importante nella regolazione dell’espressione di altri geni: tradurre una sequenza di Dna potrebbe infatti aumentare la trascrizione di un gene nelle vicinanze, o interferire in qualche modo con la produzione della proteina corrispondente. Quanto compreso per il lievito, sottolineano i ricercatori, può essere trasportato negli esseri umani. (t.m.)

Riferimento: Nature, Jan 25, 2009; DOI: 10.1038/nature07728

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